Kasher | Kolòt-Voci

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Cara cotoletta milanese

ARCHIVIO: I costi della Kashrut in Italia


Perché questa benedetta carne ha prezzi così alti? Colpa dei costi di macellazione rituale o della scarsa domanda? O il problema sta nella vendita al dettaglio? La questione scotta. Allo studio soluzioni e risposte. Per portare la bistecca su tutte le tavole

Davide Romano

“La carne Kasher costa troppo!” è una delle frasi più comuni che da anni si sentono tra gli iscritti alla nostra Comunità. L’attuale crisi economica ha purtroppo aggravato il problema e reso ancora più urgente trovare una soluzione. Eppure la missione di permettere a tutti gli ebrei di mangiare carne kasher dovrebbe essere un dovere, oseremmo dire una mitzvà. Sarebbe inaccettabile infatti, se il rispetto delle regole ebraiche fosse subordinato al reddito. Tanto più che mangiare secondo le regole halachiche è uno dei più importanti elementi che caratterizzano l’identità ebraica. Continua a leggere »

Il cibo kasher che piace ai non-ebrei

Maurizio Molinari

La nuova moda ha prodotto un giro d’affari che arriva ormai a 200 miliardi di dollari. «Gli americani comprano questi alimenti perché sono sinonimo di purezza»

Hot dog «Hebrew National» nel Dolphin Stadium del Super Bowl, corsi sulla macellazione rituale per i futuri agricoltori all’Università del Mississippi, bevande Gatorade autorizzate dal rabbinato e un mercato di prodotti da 200 miliardi di dollari: il cibo kosher dilaga nei supermercati e nelle case degli americani grazie al fatto che a consumarlo sono soprattutto i non-ebrei, ritenendolo ancora più salutare di quello organico.

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La shechità oggi

Dalla nuova edizione di: Gaia Piperno – Deborah Cohenca, Mangio Kashèr

Paolo Pozzi – Veterinario

Da migliaia d’anni la shechità regola, in modo minuzioso, l’uccisione degli animali destinati all’alimentazione kashèr. La shechità è a sua volta inquadrata in un sistema di regole o, se volete, in una “catena” di attività che parte dalla scelta dell’animale (cosa è permesso e cosa è proibito), continua con la verifica della sua sanità e integrità prima della shechità stessa; continua ancora con un’accurata ispezione (bedikà o “ispezione – controllo”) delle carni dopo la shechità; la loro pulitura (nikkùr) dalle parti non ammesse al consumo (alcuni tipi di grasso e di organi; nervo sciatico, ecc.); termina con la loro lavatura e salatura allo scopo di eliminare la maggior quantità possibile di sangue.

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I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »

Mangi Kasher? Sei una pericolosa fanatica

Camilla Baresani su Magazine del Corriere

Non tollero più i fanatici dell’intolleranza gastronomica

Tra cozze non kosher e amanti del “terroir” mettersi a tavola può diventare sempre più spesso qualcosa di indigesto. Per colpa degli scontri di civiltà. Ma anche di chi straparla di “tipico”, “goloso” e “sentori da degustare”.

Il cibo può risultare indigesto non solo in sé e per sé, ma anche per motivi “esterni”. Ecco un esempio. Tempo fa vengo invitata a cena da una giovane amica italianissima e d’origine ebraica: un’altra ospite, la scrittrice Serena Vitale, si era offerta di portare qualcosa di cucinato che servisse di rinforzo: ma a causa di un fraintendimento, anziché una focaccia con la scarola aveva preparato una teglia di riso di riso patate e cozze, tipico piatto della tradizione pugliese. Continua a leggere »

Quarti posteriori: Comunicato del Rabbino Capo di Roma

AVVISO – Dal 1 Giugno in tutte le macellerie kasher sarà vietata la vendita dei quarti posteriori fino a quando non sarà possibile l’eliminazione delle parti proibite, eseguita da un esperto menaqqèr sotto il controllo del rabbinato.

Trovare un menaqqèr esperto e affidabile non è semplice; gli esperti sono rari e cari; per anni abbiamo cercato di farne venire uno o di addestrare il personale, ma le difficoltà incontrate hanno reso impossibile l’organizzazione del servizio. Ci siamo dovuti limitare a segnalare nelle macellerie che la carne dei quarti posteriori non era sotto il nostro controllo; non potevamo neppure cambiare le abitudini di cucina di molte famiglie, bruscamente e senza preparazione. Questo è servito almeno a sensibilizzare una parte della comunità sul problema. Continua a leggere »