Jonathan Sacks | Kolòt-Voci

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“Le culle vuote sono la fine dell’occidente”. J’accuse del rabbino Sacks

Il rabbino e filosofo inglese: “E’ come nell’antica Roma: autoindulgenza dei ricchi, crisi demografica, minoranze non integrate e un vuoto religioso”. Discorso a Buckingham Palace

Giulio Meotti

sacksRoma. La cornice è quella del Templeton Prize del valore di un milione e mezzo di sterline (più del Nobel). Viene conferito dal 1972 a Buckingham Palace da Filippo di Edimburgo e dal principe Carlo a personalità religiose di spicco del nostro tempo, come Madre Teresa, il Dalai Lama e Alexander Solgenitsin. Quest’anno lo ha vinto Jonathan Sacks, rabbino capo del Regno Unito per ventidue anni, leader ecumenico (nel 2011 ha dialogato con Papa Benedetto XVI), apologeta dell’ebraismo ortodosso, filosofo alla New York University e al King’s College di Londra, autore del recente libro “Not in God’s Name” e uno dei pochi leader religiosi ad aver imposto la propria voce a capi di stato e al pubblico laico (i suoi interventi alla Bbc sono popolarissimi). Sacks ha tenuto un j’accuse sull’Europa e l’occidente, ribadito poi in una intervista al Telegraph. “La caduta del tasso di natalità potrebbe significare la fine dell’occidente”, ha detto Lord Sacks.

“Il futuro dell’occidente, l’unica forma che ha aperto la strada alla libertà negli ultimi quattro secoli, è a rischio. La civiltà occidentale è sull’orlo di un crollo come quella di Roma antica perché la generazione moderna non vuole la responsabilità di allevare i figli”. La società europea così come la conosciamo “morirà” a causa della crisi demografica. Il “crollo” del tasso di natalità in tutta Europa ha portato a “livelli senza precedenti di immigrazione che ora sono l’unico modo con cui l’occidente pub sostenere la sua popolazione”. Sacks avverte pero che l’immigrazione di massa non pub funzionare proprio a causa del grande disagio culturale dell’occidente. Continua a leggere »

Ecco come e perché Dio ha creato il mondo nell’amore tra maschio e femmina

Il mistero gaudioso del sesso. 

Pubblichiamo alcuni estratti dell’intervento del rabbino Jonathan Sacks (con Benedetto XVI in basso nella foto, è considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica ortodossa in Gran Bretagna) al Colloquio interreligioso internazionale “Humanum – La complementarietà fra uomo e donna”, Roma 17-19 novembre.

Rav Jonathan Sacks

adamo-ed-evaStamattina voglio cominciare la nostra conversazione raccontando la storia della più bella idea nella storia della civiltà: l’idea dell’amore che porta nuova vita nel mondo. Ci sono molti modi di raccontarla. Per me è una storia fatta di sette momenti chiave, ciascuno dei quali sorprendente e inatteso. Il primo, secondo un articolo scientifico apparso di recente, ebbe luogo 385 milioni di anni fa in un lago della Scozia. Fu allora, secondo la recente scoperta, che due pesci si unirono per realizzare il primo esempio di riproduzione sessuale noto alla scienza. Fino ad allora la vita si era propagata in modo asessuato, per divisione cellulare, gemmazione, frammentazione o partenogenesi: tutte forme più semplici e più economiche della divisione della vita in maschio e femmina, ciascuno dei due con un ruolo diverso nella creazione e nel sostentamento della vita. Quando consideriamo quanto sforzo ed energia richiede la congiunzione del maschio e della femmina nel regno animale – in termini di esibizione, rituali di corteggiamento, rivalità e violenze – è stupefacente che la riproduzione sessuale abbia cominciato a esistere. I biologi non sono sicuri del perché. Alcuni dicono che era funzionale alla protezione dai parassiti, o all’immunizzazione da malattie. Altri dicono semplicemente che l’incontro di opposti genera diversità. Ma in tutti i modi, quei pesci in Scozia scoprirono qualcosa di nuovo e magnifico, che da allora è stato copiato virtualmente da tutte le forme di vita evolute. La vita comincia quando il maschio e la femmina si incontrano e si abbracciano.

Il secondo inatteso sviluppo fu la sfida unica posta all’Homo sapiens da due fattori: assumemmo la posizione eretta, che compresse il bacino della femmina, e ci trovammo con cervelli più grandi (un aumento del 300 per cento), il che volle dire teste più grandi. Il risultato fu che i cuccioli degli umani cominciarono a venire al mondo più prematuramente di quelli di qualunque altra specie, e così si trovarono ad avere bisogno della cura parentale per un tempo molto più lungo. Ciò rese l’accudimento genitoriale più esigente fra gli umani che fra qualunque altra specie, opera di due persone anziché di una sola. Da qui il fenomeno – molto raro fra i mammiferi – del legame di coppia, diversamente dalle altre specie nelle quali il contributo del maschio tende a concludersi con l’atto della fecondazione. Fra la maggior parte dei primati, i padri nemmeno riconoscono i loro figli, oltre a non prendersi cura di loro. Nel resto del regno animale la maternità è quasi universale, ma la paternità è rara. Perciò quello che emerse insieme alla persona umana fu l’unione della madre e del padre biologici per prendersi cura del figlio. Fin qui la natura, ma poi venne la cultura, e con lei la terza sorpresa.

Monoteismo e monogamia Pare che fra i cacciatori-raccoglitori il legame di coppia fosse la norma. Poi sorsero l’agricoltura e i surplus economici, le città e la civiltà, e per la prima volta stridenti ineguaglianze cominciarono a emergere fra ricchi e poveri, potenti e senza potere. I grandi ziggurat della Mesopotamia e le piramidi dell’antico Egitto con la loro base larga e la cima stretta erano affermazioni monumentali di pietra di una società gerarchica nella quale i pochi avevano potere sui molti. E la più ovvia espressione di potere fra i maschi alfa, sia umani che primati, è di dominare l’accesso alle donne fertili e così massimizzare la trasmissione dei propri genî alla generazione seguente. Da qui la poligamia, che esiste nel 95 per cento dei mammiferi e nel 75 per cento delle culture studiate. La poligamia è l’espressione ultima della diseguaglianza, perché significa che molti maschi non avranno mai la possibilità di avere una moglie e un figlio. E l’invidia sessuale è stata, per tutta la storia, fra gli animali come fra gli umani, un fattore primario di violenza. È questo che rende così rivoluzionario il primo capitolo della Genesi, nella sua affermazione che ogni essere umano, indipendentemente dalla classe, dal colore della pelle, dalla cultura o dal credo, è fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso. Continua a leggere »

Sacks, il rabbino globe-trotter

Dopo aver guidato per 22 anni l’ebraismo britannico, il rabbino più mediatico dei tempi moderni, apprezzato anche al di fuori del mondo ebraico, affronta una nuova sfida: continuare a divulgare il proprio pensiero a livello planetario.

Ilaria Myr

SacksL’ex premier britannico Tony Blair l’aveva definito un “intellettuale gigante”, mentre il Principe Carlo addirittura “una luce nella sua nazione”. Rav Lord Jonathan Sacks, 65 anni, Rabbino Capo del Regno Unito e del Commonwealth per 22 anni fino allo scorso agosto, è senza dubbio la guida spirituale ebraica più mediatica e mediatizzata dei nostri giorni.

Autore di decine di libri molto ben accolti sull’ebraismo e il suo posto nel mondo contemporaneo (alcuni dei quali divulgati anche tramite il Bollettino e presenti sul sito Mosaico come Lettere alla prossima generazione 1 e 2), e curatore di una pagina sul Times of London, è stato fino a qualche mese fa un volto molto frequente sulla BBC, dove conduceva ogni anno, in occasione di Rosh Ha-Shanà, un programma dedicato alla fede, intervistando ideologi atei come Richard Dawkins e lo scrittore Howard Jacobson.

Una personalità, insomma, di grande spessore intellettuale e dalla grande capacità comunicativa, che ha saputo parlare di ebraismo a pubblici diversi e variegati non solo all’interno del Regno Unito, ma anche fuori, in modo assolutamente globale.

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Un animale morale

Le religioni sono la causa di tutti i peggiori mali? Non proprio, e anche Darwin ha qualcosa da dire in proposito

Jonathan Sacks

È il periodo più religioso dell’anno. In qualsiasi città americana o britannica il cielo notturno è illuminato da simboli religiosi, sicuramente ci sono decorazioni natalizie e probabilmente anche una menorah gigante. La religione in Occidente sembra essere viva, e in buona salute. Ma lo è veramente? O si tratta di simboli che sono stati svuotati di contenuto, nulla più che uno sfondo scintillante per la nuova fede occidentale, il consumismo, e per le sue cattedrali laiche, i centri commerciali?

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Lettere per la prossima generazione

Presentazione del libro in Italia: Domenica 23 settembre 2012 – 20.30. Roma: Palazzo della cultura, via portico d’Ottavia 73. Milano: Aula Magna della scuola ebraica, via sally Mayer 4/6

Jonathan Sacks

Ho scritto Lettere per la prossima generazione 2 perché i giovani ebrei pongono molte domande sull’ebraismo e sulla vita ebraica e sono domande profonde e importanti che meritano una risposta. L’ebraismo è una religione fatta di domande. Abramo, Mosè, Geremia e Giobbe si posero domande riguardo Dio. Il Seder di Pesach inizia con le domande di un bambino. Ogni domanda è l’inizio di un viaggio e anche l’ebraismo è una religione itinerante. Gli Ebrei raramente si fermano. Noi cerchiamo. Noi poniamo delle sfide. Noi cresciamo. Magari non abbiamo tutte le risposte, ma non smettiamo mai di interrogarci.

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Tra libertà e verità

Il commento alla parashà di Vaerà su etica e dissimulazione

Jonathan Sacks

Perché Mosè dice al Faraone, se non una bugia, almeno una verità parziale? Ecco la conversazione tra lui e il Faraone dopo la quarta piaga, aròv, (“sciami di insetti” o secondo alcuni “animali selvaggi”): «Faraone convocò Mosè e Aronne e disse: “Va, fa il sacrificio al tuo Dio qui nel paese.” Mosè disse: ‘Non sarebbe giusto. I sacrifici che offriamo al Signore nostro Dio, sarebbero un abominio per gli Egiziani. E se noi offriamo sacrifici che sono abominio ai loro occhi, loro non ci colpiranno? Dobbiamo fare un viaggio di tre giorni nel deserto, per offrire sacrifici al Signore nostro Dio, come Egli ci comanda’» (Es. 8, 21-23).
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Leadership: consenso o comando?

Grazie alla traduzione di Gady Piazza siamo in grado di offrire ai lettori di Kolòt il commento alla parashà di questa settimana (Nitzavim-Vayelech) del Rabbino capo d’Inghilterra

Jonathan Sacks

Un grande cambiamento è alle porte. Sta infatti per finire la carriera di Moshè come leader e sta per cominciare quella di Yehoshua. Moshè benedice il suo successore, e successivamente lo fa anche Dio. Ascoltate attentamente che cosa dicono e la sottile differenza tra i due. Moshè dice: “Sii forte e coraggioso, perchè tu andrai con questo popolo nella terra. che il Signore giurò di dare ai loro padri, e tu la darai loro in possesso”. (Devarim 31:7) Continua a leggere »