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“Sono ebreo!” Cinque anni fa veniva ucciso Daniel Pearl

“Sono ebreo!” Cinque anni fa veniva ucciso Daniel Pearl

Roma, 20 feb (Velino) – “Sono ebreo”. Con queste parole Daniel Pearl veniva costretto a congedarsi dalla vita, dalla famiglia, dalla moglie e dal figlio che doveva nascere quando venne sequestrato e assassinato. Con queste parole, “sono ebreo, mio padre è ebreo, mia madre è ebrea”, gli islamisti pakistani decollarono Daniel Pearl. È da poco trascorso il quinto anniversario dalla morte del giornalista del Wall Street Journal. Daniel era andato tra Afghanistan e Pakistan a seguire le tracce che portavano a Bin Laden. I fotogrammi della sua morte finirono in mano alla Cnn e ad altre emittenti internazionali pochi giorni dopo l’assassinio, ma prima che il corpo senza testa di Pearl fosse ritrovato.

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«Attenti, è pericoloso essere misericordiosi con i malvagi»

Intervista a rav Riccardo Di Segni

ROMA – Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, si trova da giovedì 28 dicembre a Gerusalemme. È tra i relatori di un convegno internazionale dedicato proprio agli ebrei di Roma, la più antica comunità della Diaspora. Tra gli organizzatori, il Museo italiano di Gerusalemme. E proprio parlando di cultura, in particolare della tradizione rabbinica, Di Segni risponde alla domanda che mezzo mondo si sta ponendo in queste ore: l’ esecuzione di Saddam è stata una barbarie o un atto di giustizia? «La questione della pena capitale per l’ ebraismo è complicata, sia dal punto di vista morale che giuridico. Nella Bibbia appare con chiarezza una lunga serie di reati per i quali la pena di morte è prevista. Ma il dato biblico è fortemente integrato dalla tradizione rabbinica che è arrivata a stabilire una procedura estremamente rigorosa, direi quasi pedante, per tutte le sentenze capitali. Per arrivare poi a una conclusione». Continua a leggere »

Noi a volto scoperto siamo più forti

Sappiano i cinque incappucciati, noi a volto scoperto siamo più forti

Emanuele Ottolenghi

Al direttore – Cinque uomini mascherati hanno decapitato con una sega un ragazzo di 26 anni, colpevole di essere americano ed ebreo. Lo hanno decapitato per vendetta, ci hanno detto, per l’umiliazione subita dai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib. I loro fratelli palestinesi hanno mostrato orgogliosi i resti di sei soldati israeliani, i cui brandelli sono stati oggetto di negoziato. Anche loro giustificano il loro gesto in nome dell’umiliazione. E gli assassini di Stefano Quattrocchi erano anche loro “umiliati” dalla presenza americana in Iraq, così umiliati da uccidere un uomo legato e bendato in un atto vile e codardo. Continua a leggere »

Milano, gli ebrei contestano Asor Rosa

Tensioni e accuse di antisemitismo per il libro «La Guerra»

Enrico Caiano – Corriere della Sera

«Tolga i riferimenti alla razza e al deicidio». La replica: rifletterò, ma no alle abiure. Cofferati: il pacifismo può fermare la guerra in Iraq

Milano – La bandiera di Israele sventolata in prima fila e poi sul palco tra le grida. Una kefiah che vola al collo di un palestinese mentre arringa il pubblico e fa insorgere i rappresentanti della Comunità ebraica: «Se c’è un antisemita è lo Stato di Israele». Teatro Franco Parenti: scene conclusive del dibattito sul libro di Alberto Asor Rosa La Guerra , edizioni Einaudi. A discuterne pacatamente per quasi un’ora e mezza l’autore, intellettuale di sinistra, l’ex leader della Cgil Sergio Cofferati e il direttore editoriale della Rcs Paolo Mieli.

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