Integralismo | Kolòt-Voci

Tag: Integralismo

“La Guerra del Libano dell’82 fu una “soluzione finale” del problema palestinese”

Luca Zevi si confessa con Matteo Di Figlia per la rivista Keshet. Difende il matrimonio ebraico (endogamia), ma sostiene che la dirigenza ebraica oggi sia integralista. Il diritto di Israele a esistere viene dalla Shoah. Un ebreo insomma che non ha ancora letto George Bensoussan (clicca qui)

Riguardo al dibattito su Israele nel corso della Prima Repubblica, mi racconta la sua esperienza a partire dal momento che ritiene più significativo?

Essendo nato nel mondo libero, mi considero membro della generazione forse più fortunata di quasi seimila anni di storia ebraica. È una generazione che nasce immediatamente dopo la Shoah, dunque in un’epoca nella quale le pulsioni antisemitiche sono forzatamente inibite: una specie di sospensione a fronte di quello che nessun negazionismo è riuscito finora a negare come il più spaventoso crimine della storia umana. Questo significa non avere mai sofferto, nel corso della mia vita, per il fatto di essere ebreo.

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La confusione tra “laicità” e sfera religiosa

Giovanni De Martis

Ho letto con una certa sorpresa le critiche mosse al Presidente Luzzatto. Sorpresa, debbo dire, mista ad un certo preoccupato stupore. Sta passando in Italia l’idea che l’essere cattolici sia un “peccato” agli occhi dell’Europa e che il professor Buttiglione sia una sorta di “martire” conculcato da una selva di seguaci di Robespierre atei e rabbiosamente antireligiosi. Idea che – francamente – trovo assai buffa per non dire fantascientifica. Romano Prodi, presidente uscente della Unione Europea, non ha mai fatto mistero di essere cattolico e per di più cattolico praticante. Nel suo caso credo non sia possibile parlare di “integralismo laico”. Probabilmente allora il problema si trova sotto altre latitudini. Probabilmente in Italia si fa una certa fatica a capire che un commissario europeo non è il rappresentante di una nazione ma è un esponente di comprovata capacità politica indicato da un governo aderente per rappresentare tutti i cittadini europei nell’ambito del suo incarico. In questo senso un commissario europeo ha il dovere di mettere da parte non soltanto le sue considerazioni e convinzioni di ordine partitico ma anche religioso. L’Unione Europea non è una istituzione a carattere religioso e non è il luogo per discettare di fede. Le decisioni che l’incarico affidato ad un commissario comportano vanno ad investire la vita quotidiana non di un paese al 99% cattolico come l’Italia ma anche nazioni con fedi e orientamenti differenti, con legislazioni diverse su argomenti estremamente delicati. Invece di domandarsi in modo enfatico se vi sia o meno una rabbiosa canea di giacobini in agguato sarebbe il caso di chiedersi in quale misura Buttiglione sarebbe stato in grado di rappresentare gli orientamenti e i convincimenti in tema di eutanasia che in questi anni sono maturati in Olanda.

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