Hannah Arendt | Kolòt-Voci

Tag: Hannah Arendt

Come ti demolisco la Arendt

Eichmann era un cinico nazista, non la “banalità del male”

Mario Avagliano

adolf-eichmannAdolf Eichmann, ovvero il Male non banale. A 51 anni dalla pubblicazione del libro di Hannah Arendt Eichmann in Jerusalem, proposto in Italia da Feltrinelli con il titolo La banalità del male, una nuova ricerca demolisce le tesi della studiosa tedesca naturalizzata americana, che nel 1961 seguì per la rivista New Yorker le 121 udienze del processo in Israele a uno dei principali responsabili della macchina della soluzione finale, condannato a morte e impiccato l’anno dopo.

E capovolge la rappresentazione del criminale di guerra nazista fatta dalla Arendt come «un esangue burocrate» che si limitava ad eseguire gli ordini e ad obbedire alle leggi. A firmare il saggio, uscito questa settimana negli Stati Uniti per i tipi di Alfred A. Knopf e già recensito con grande rilievo dal New York Times, è una filosofa tedesca che vive ad Amburgo, Bettina Stangneth, che ha lavorato attorno alla figura di Eichmann per oltre un decennio, scavando a fondo sulla sua storia.

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Sui crimini della gente qualunque

Ancora su Hannah Arendt e il processo Eichmann

Donatella Di Cesare

Non senza qualche perplessità Hannah Arendt aveva accettato di seguire, come inviata del periodico The New Yorker, il processo contro l’ex tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann. Nel maggio del 1963 uscì il suo libro Eichmann a Gerusalemme. Il sottotitolo A Report on the Banality of Evil era destinato a suscitare accese polemiche. Perché parlare di «banalità del male»? Non si rischiava così di banalizzare persino la Shoah? E, soprattutto, non si finiva per togliere ogni responsabilità ai criminali nazisti?

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Hannah Arendt: Margarethe von Trotta presenta il suo film a Bolzano

Quando il grande cinema incontra la filosofia: l’eccezionale anteprima della pellicola dell’acclamata regista tedesca

Andrea Felis

A Bolzano si è aperta una finestra su una delle figure più ricche, complesse e luminose del pensiero filosofico e teorico-politico del Novecento, e questo grazie al Filmclub e ad una straordinaria regista tedesca, che porta il nome di Margarethe von Trotta. E’ stata infatti presentata in anteprima nazionale la proiezione, in originale con sottotitoli in lingua italiana, approntati per l’occasione da una bravissima curatrice di Bolzano, del film biografico “Hannah Arendt”, diretto dalla regista germanica, già autrice in passato di altri biopic, scritto insieme alla sceneggiatrice statunitense Pam Katz.

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Hannah e il carnefice

Marco Filoni

Chissà cosa avesse in mente Hannah Arendt quando, in una delle sue ultime lettere, scriveva al suo maestro e amante di gioventù Martin Heidegger un accenno sul “carattere d’attacco della filosofia”. Lei di attacchi ne subì parecchi. Non solo in vita: tutt’oggi è da molti considerata un personaggio controverso.

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