Giornalismo | Kolòt-Voci

Tag: Giornalismo

Prima i contenuti e poi la forma

Dal numero di gennaio di Shalom: Che futuro per l’informazione ebraica in Italia?

David Piazza

È curioso osservare come l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, quando decide di muoversi dal suo immobilismo, spesso riesca ad andare in controtendenza.

Sono mesi che si agita lo spettro di un giornale ebraico nazionale che a molti piace chiamare, chissà perché, “unico”. Uno dei sostenitori più convinti di questo progetto, il mio amico Guido Vitale, giornalista e consulente per la comunicazione all’Ucei, mi ha elencato i possibili vantaggi: l’ottimizzazione delle risorse economiche che le diverse Comunità certo non lesinano, l’autorevolezza di una voce ebraica unitaria, la possibilità di dedicarsi a temi di respiro nazionale che spesso le testate locali rischiano di non avere. Fin qui Vitale.

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Quelli che scrivono, quelli che parlano, quelli che stanno zitti

Ancora sull’antisemitismo della casta dei giornalisti

Nicola Borzi – 14.02.2006

Scrivo perché anche altri sappiano cosa significa, ieri e oggi, antisemitismo in Italia, come il fenomeno sia carsico anche nel mondo dell’informazione, come molti “rispettabili” colleghi ne siano portatori più o meno palesi. Anche quando non si parla di noi stessi, si scrive sempre e solo per fatto personale. Queste parole non faranno eccezione. Scrivo perché gli avvenimenti della “Voce di Mantova” mi offrono un’occasione per testimoniare su cose alle quali ho assistito personalmente, una decina di anni fa. Continua a leggere »

Sgarbi difende l’antisemita di Mantova

Il Giornale – n. 7 del 13-02-06

L’«antisemita» di Mantova

Vittorio Sgarbi

Per inutili antiche polemiche, dovrei compiacermi del dimissionamento del direttore della Voce di Mantova, Davide Mattellini, ostinato oppositore delle storiche amministrazioni di centrosinistra che governano indisturbate da anni la bella città di Mantova. Pettegolezzi, insinuazioni, colpi bassi, disprezzo dell’azione spesso sbrigativa, ma illuminata, dell’ex sindaco Gianfranco Burchiellaro, animatore di memorabili mostre in Palazzo Tè, non giustificano il sacrificio del direttore per avere, anche in modo provocatorio, difeso concetti, principii e simboli che fanno riferimento alle nostre radici cristiane. Abbiamo già dovuto sopportare l’insulto a Fabrizio Quattrocchi cui la città di Genova ha negato il nome di una piazza. Registriamo con compiacimento la determinazione della Chiesa di santificare don Andrea Santoro, martire civile oltre che religioso, come martire religioso oltre che civile è stato Quattrocchi. Le condizioni e la contrapposizione di culture sono le medesime; e forse la Chiesa dovrebbe fare uno sforzo per avviare la causa di beatificazione anche per Quattrocchi. I grandi martiri cristiani non sono necessariamente preti. E anche civili e soldati (penso al santo da cui derivo il nome) hanno avuto il riconoscimento del loro martirio in nome di una orgogliosa identità religiosa. Continua a leggere »