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Tag: Ghetto

Una famiglia, tante storie

È in libreria il libro “I Pavoncello, Ebrei di Roma” di Celeste Pavoncello Piperno.

Enzo Campelli

Celeste Pavoncello

Piccole chiavi aprono talvolta grandi porte. È quanto si può dire, di getto, per questo breve  volume di Celeste Pavoncello, che ricostruisce la storia di una famiglia ebraica romana: una famiglia “qualunque”, scrive l’ autrice, che in questo modo vuole rimarcarne tanto la tipicità quanto il radicamento, profondo e forte, in un contesto particolarissimo, e a sua volta carico di storia.

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Anna Foa sbaglia su Zolli e sul ruolo del Vaticano

Sergio Minerbi

Non sono d’accordo con l’articolo di Anna Foà. Anzitutto mi sembra un tentativo piuttosto goffo di rifare una verginità ebraica per Israel Zolli il quale dopo la liberazione, sparito il pericolo nazista, accettò la carica di Capo del Seminario Rabbinico. Nella mattinata egli andò a presiedere una seduta del Tribunale Rabbinico e il giorno stesso nel pomeriggio andò in una chiesa, prescelta in anticipo, e si convertì al cattolicesimo. Non c’è nessuna scusa valida per chi abiura la sua fede e se fu un atto di ripicca ciò significa che egli preferì salvaguardare il proprio onore personale, piuttosto che l’ebraismo. Che vergogna.

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Il crocefisso ovvero i singolari sviluppi di una buona giornata

Nota redazionale: L’Hashomer Hatzair di Milano si dissocia dall’articolo di Bianca Ambrosio


Tornano i racconti ambientati nella Roma ebraica del 18° secolo.

Mario Pacifici

Roma, Aprile del 1777

Umberto Zarfati spingeva il carretto lungo gli stretti vicoli del rione, dirigendosi verso il Palazzo della Cancelleria. Era stata una buona giornata, pensava. Aveva svuotato la soffitta di un palazzo signorile e riempito il carretto di pregevoli cianfrusaglie. Qualche rattoppo, qualche riparazione e quel mucchio di roba vecchia sarebbe divenuto merce vendibile a buon prezzo. Era perfino riuscito a farsi lasciare alcune vecchie tende di broccato. Sua moglie ci si sarebbe consumata gli occhi ma le avrebbe rappezzate e fatte come nuove. Con l’aiuto di Dio, pensava, ci sarebbe scappato un bel guadagno.

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Contro Israele linguaggio fascista

Wlodek Goldkorn

Gerusalemme ha commesso violazioni, alcune gravissime. Ma il meccanismo che scatta (anche a sinistra) fa paura

Premessa: sono convinto di quanto segue: che in seguito alla guerra di Gaza in Israele si assiste a una recrudescenza di umori e politiche di stampo nazionalista; che è uno scandalo che un personaggio come Avigdor Lieberman che mette in dubbio il diritto alla cittadinanza dei palestinesi israeliani sia il ministro degli Esteri, e che comunque faccia parte del governo; che il blocco di Gaza deve cessare (salvo per quanto riguarda le armi e gli strumenti militari) ; che Israele debba ritirarsi entro i confini del 1967, compresa Gerusalemme; che Israele debba trovare un modo per riconoscere le proprie colpe per quanto riguarda l’esodo dei palestinesi nel 1948. Continua a leggere »

Tornatevene ad Auschwitz

A sinistra qualcuno trova del tutto normale andare a manifestare nel ghetto di Roma o davanti alle sinagoghe.

Ugo Volli

Piccola riflessione ad uso di quanti si interrogano ancora sul perché gli ebrei italiani, tradizionalmente progressisti, si siano spostati a destra. Vi è stata nei giorni scorsi una correlazione quasi matematica fra la collocazione politica dei giornali e dei politici e il loro atteggiamento rispetto all’azione dei teppisti che si sono organizzati militarmente sulla nave turca Marmara per provocare il massimo dei tumulti al momento del preventivato blocco israeliano. Tanto più a sinistra era schierato un giornale o un politico dichiarante, tanto più facilmente si è bevuto la propaganda islamista, tanto più si è rifiutato di riconoscere i fatti anche di fronte ai video più eloquenti, tanto più si è indignato, ha condannato Israele, ne ha profetizzato la vicina scomparsa allineandosi ad Ahmadinejad, tanto più ha infine accostato la condanna a Israele a quella degli ebrei, trovando del tutto naturale andare a manifestare al ghetto di Roma e alle sinagoghe nel resto d’Italia. Continua a leggere »

Gli ebrei romani: «Abbiamo di nuovo paura»

In tre giorni tutto è cambiato: scritte sui muri, i bambini portati via di corsa dopo la scuola

Paolo Conti – Corriere della Sera

La scritta è in spray nero: «Boicotta Israele/ Boicotta l’apartheid». Campeggia sul legno che protegge il restauro del cinquecentesco Palazzo Caetani alle Botteghe Oscure. Dietro quell’immensa mole c’è l’antico Ghetto. La città ebraica nel cuore della città di Roma. là, almeno dal XII secolo, vive la comunità degli ebrei romani. la più antica della Diaspora nel Mediterraneo, duemila anni di radicamento tra Cesari e Papi. II Ghetto fu abolito, solo nel 1870, ultimo in Europa Occidentale, dopo l’unità. Continua a leggere »

Vishniac: Le contestate immagini dell’orrore

È lecita la manipolazione delle immagini per una “buona causa”? Se no, come possiamo giudicare lo straordinario lavoro di Roman Vishniac che documentò gli orrori del Ghetto di Varsavia? E se la manipolazione la operano i palestinesi a Gaza oppure le truppe americane in Afganistan? Bel problema.

Michele Smargiassi

Non passa giorno ormai senza che qualcuno scopra con scandalizzata sorpresa una cosa che sorprende ormai solo gli ingenui, ovvero che la fotografia ha un rapporto problematico con la realtà. Ora la croce tocca a un fotografo su cui è difficile nutrire sentimenti ostili: Roman Vishniac, mite biologo ebreo russo a cui la storia riservò il dovere di lasciarci una straziante, empatica documentazione della vita negli shtetl israeliti della Polonia alla vigilia dell’orrendo macello nazista, un lascito potentemente emotivo che ha strutturato il nostro immaginario della persecuzione, e ha fornito le basi iconografiche per innumerevoli film, non ultimo lo Schindler’s List di Spielberg. Continua a leggere »