Gadi Luzzatto Voghera | Kolòt-Voci

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Chanukkà non è Chrismukkah. È la storia di un conflitto

Gadi Luzzatto Voghera

ChanukkaNon sembra un esercizio futile provare a guardare la festa di Chanukkah nella sua prospettiva storica. Al netto dell’affascinante narrazione che ci proviene dai libri dei Maccabei (peraltro non inclusi nel canone biblico ebraico) e dell’emozionante miracolo dell’olio, rimane il fatto che Chanukkah è considerata dai Maestri una festività anomala. Sono pochissimi i brani talmudici che se ne occupano e le halakhot sembrano piuttosto essenziali e concentrate sulla dinamica dell’accensione dei lumi: poca cosa. La ragione di questo sostanziale vuoto potrebbe essere ricercata nelle vicende storiche successive alla rivolta vittoriosa contro Antioco IV Epifane.

La dinastia dei Chashmonaìm (Asmonei) fondata da Shimon haMaccabì, che segnò l’inizio del regno di Jehudà, aveva la caratteristica peculiare di essere la prima casa regnante in cui coincidevano il ruolo di governo e di sacerdozio (i Chashmonaìm erano Cohanim). Questo fatto andava a sconvolgere gli equilibri di potere (oggi lo chiameremmo in senso liberale “separazione Stato-Chiesa”), aprendo un secolo di contrasti profondi in cui la polemica fra Farisei e Sadducei non si limitò a discussioni di carattere rituale ma fu anche e soprattutto un confronto legato alle modalità dell’esercizio del potere. I Sadducei in particolare furono visti con simpatia dalla casa regnante (in particolare è noto il rapporto privilegiato con Alessandro Janai – in italiano Ianneo, nipote di Shimon haMaccabì).

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Il rabbino e l’amico dittatore

Berel Lazar, nato a Milano, sostiene da anni lo “zar” Vladimir Putin, che contraccambia con stima e sostegno

Gadi Luzzatto Voghera

Lazar-PutinChissà cosa pensano i rabbini ucraini delle prese di posizione di Berel Lazar, il rabbino Lubavich noto per la sua familiarità con Putin e che ha applaudito in maniera convinta all’annessione della Crimea alla Russia. Noto per aver dato nuovo slancio alle attività ebraiche nella Russia postcomunista, che ormai in gran parte si svolgono nell’ambito organizzativo del mondo Chabad, il rabbino Lazar (che si è formato a Milano) esprime con il suo comportamento un ben noto e direi tradizionale rapporto di appeasement fra la leadership ebraica e il potere politico.

Nei secoli e nei millenni, la massima talmudica “dinà demalkutà dinà” (la legge del regno è legge) ha non solo permesso agli ebrei di sopravvivere come minoranza in luoghi altrimenti inospitali, ma anche e soprattutto ha costituito l’essenza stessa del discorso politico ebraico nella diaspora. Certo, la figura di Lazar è particolarmente discussa, come sottolinea Batya Ungar-Sargon in un bell’articolo sul Tablet Magazine, e rimangono tutte da chiarire le dinamiche del suo rapporto con il nuovo Zar.

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Se l’identità ebraica è come la Padania

La famiglia si difende. La risposta a Riccardo Di Segni.

Gadi Luzzatto Voghera

La discussione accesa attorno all’opportunità o meno di lamentare una perdita di identità ebraica come una delle conseguenze del Risorgimento in Italia rischia di prendere una piega personale che non fa giustizia delle questioni messe sul tavolo dall’intervento di David Bidussa. Purtroppo, l’insistere sull’assenza di identità non costituisce di per sé un’affermazione dell’identità stessa: magari la “cura” potesse essere solo questa.

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Il sangue di Ariel Toaff 4

Un libro scomodo

Gadi Luzzatto Voghera

Raramente la pubblicazione di un libro di storia medievale ha suscitato tanta attenzione polemica in Italia, quanto l’uscita del testo di Ariel Toaff, Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali (Il Mulino, Bologna 2007, 366 pp., ?25). I giudizi negativi hanno iniziato a grandinare ancora prima dell’uscita del volume, sull’onda di un’anticipazione provocatoria scritta da Sergio Luzzatto sul paginone culturale del Corriere della Sera. Si è trattato di reazioni spesso non meditate, istintive, provocate dall’evidente disagio per un tema scabroso e duro come quello della nota accusa rivolta agli ebrei di far uso di sangue cristiano nei riti pasquali, che veniva presentato senza le cautele che avrebbe richiesto.

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