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Viaggio tra i cristiani nell’esercito con la Stella di David

L’unica collaborazione tra fedi diverse che non manda in estasi mistica i “costruttori di ponti” e i professionisti del dialogo ebraico-cattolico. Primo, perché bisognerebbe ammettere che i cristiani nei paesi arabi sono in pericolo di vita. Secondo perché l’esercito d’Israele difende gli ebrei vivi e non solo la memoria di quelli morti (DP)

Massimo De Angelis

TzahalRoma. Padre Gabriel Nadaf, sacerdote cristiano-ortodosso israeliano, ha fondato, circa un anno fa, l’Israeli Christians Recruitment Forum, per sostenere la partecipazione dei cristiani di Israele al servizio militare nell’esercito della Stella di David. L’iniziativa, già in questo breve tempo, ha coinciso con un apprezzabile aumento percentuale di arruolamenti tra i cristiani. E in parallelo, come era inevitabile, con l’esplosione di un vulcano di emozioni. Ne ha fatto le spese lo stesso sacerdote – come egli stesso ha raccontato in un intenso incontro con una delegazione di parlamentari italiani avvenuto alcuni giorni fa a Gerusalemme. Egli stesso è stato sottoposto a contestazioni e minacce all’interno della sua comunità, mentre suo figlio è stato brutalmente percosso.

Che cosa rende l’iniziativa di questo coraggioso sacerdote particolarmente significativa? Essa esprime una spinta, da tempo presente non solo tra gli ortodossi ma anche presso altri gruppi cristiani, a prendere atto con chiarezza di una realtà incontrovertibile e decisiva: Israele è l’unico paese dell’area dove i cristiani possono professare la loro fede e vivere relativamente al sicuro, dove vige un effettivo pluralismo religioso; non è allora logico che i cristiani di Israele facciano la loro parte per difendere lo stato che offre loro libertà e protezione? Come è ovvio in una realtà costantemente sotto attacco come è Israele, compiere il servizio militare è il primo gesto, e il più tangibile, di lealtà e adesione a esso. La questione, d’altra parte, suscita innumerevoli polemiche. Basti guardare alle corpose manifestazioni di resistenza dei giorni scorsi, da parte degli ebrei più tradizionalisti, al disegno di legge della Knesset che impone anche a loro la coscrizione obbligatoria.

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