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Limmud. La sfida continua

LimmudOgni anno è una vera sfida riproporre il Limmud Italia Day, ovvero l’evento italiano che si ispira alla Limmud Conference conclusasi qualche giorno fa a Birmingam in Inghilterra. Alcuni numeri per capire la portata del progetto: 83 eventi Limmud in 43 Paesi del mondo con oltre 33.000 partecipanti!

L’evento di Birmingam (27-31 dicembre 2015) ha confermato il successo straordinario e la grande varietà di temi trattati e di partecipanti: più di mille sessioni, decine in contemporanea dalla mattina presto, fino alla notte. “La più grande sfida – sostengono i partecipanti – è scegliere le presentazioni che si vogliono seguire. Benché partecipino alla Limmud Conference professori di chiara fama, scienziati, artisti, importanti rabbanim, non ci sono sessioni plenarie dove si va ad ascoltare il big o il “raccomandato”. La cosa che piace a molti è che non ci sono gerarchie, né spazi riservati, sul badge non ci sono titoli o onorificenze e tutti mangiano le stesse cose

David Hoffman, chair di Limmud, ritiene che Limmud possa contribuire a ridar forma all’ebraismo del 21° secolo e spiega bene le sfide che l’esperienza Limmud gli ha offerto: “Ci sono tante opportunità che nascono dagli eventi Limmud nel mondo, prima di tutto la capacità di attrarre ebrei di ogni tipo a discutere e studiare tra loro, offrendo a tutte le nostre comunità la possibilità di uno scambio interculturale. Limmud propone un modello di educazione e attivismo ebraico ovunque ci siano ebrei, costituendo un passo avanti nel cammino ebraico di ciascuno. Limmud ha la grande capacità di attrarre volontari e di incrementarli, facendo crescere una leadeship ebraica con una mentalità aperta e capace di abbracciare la diversità ebraica e il rispetto degli altri.”

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Limmud Italia, mancavano solo i rabbini

Sul Limmud Italia Day 2015, seconda parte

Limmud 2015È stato bello anche quest’anno il Limmud Italia Day che si è svolto a Firenze con quasi 150 ebrei da ogni parte d’Italia (ma anche qualcuno dall’Australia, dall’Inghilterra e dalla Svizzera!) che si sono ritrovati un giorno e mezzo per parlare di temi legati all’ebraismo. Il programma prometteva un passo avanti nel proprio cammino ebraico e a valutare l’entusiasmo durante i saluti finali molti l’hanno fatto davvero quel passo avanti.

Mi sono molto divertita insieme a Igina Leoni, nuora della grande cuoca ferrarese Jenny Bassani Liscia a insegnare ai partecipanti a fare la “carne secca alla toscana” e penso che tutti abbiano apprezzato l’assaggio finale. Coinvolgente, come sempre, è stato il laboratorio musicale Caffè Odessa offerto da Miriam Camerini e Manuel Buda e sono rimasta catturata dalla lezione/spettacolo che Raiz, l’artista napoletano, ha voluto offrire al pubblico di Limmud.

Ma Limmud è stato molto più che arte e musica e cucina ebraica, molti sono stati gli argomenti dedicati a temi legati alla Torà e alla tradizione. Mi sono appassionata ad ascoltare la lezione del musicologo Enrico Fubini dedicata alla diversa cantillazione biblica delle comunità ebraiche e la ricostruzione storica che l’esperta Elena Bartolini ha fatto sulla donna rabbino Regina Jonas. Si è parlato di certificazione kosher, grazie all’originale intervento di rabbi Schwarz, di ghematrià, del rapporto tra fratelli nella Torà, di come rabbì Achà ben Yaaqòv riuscì a sconfiggere un drago a sette teste nella Yeshivà di Abbayè, di satira con la condivisione di spezzoni della TV israeliana dove i partecipanti si sono confrontati su quanto possiamo ridere di noi stessi e quanto gli altri possono ridere su di noi (per segnalare solo alcune delle 40 presentazioni che hanno avuto luogo durante l’incontro).

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Ma chi diavolo frequenta il Limmud di Firenze?

A Firenze si è svolta la seconda edizione del Limmud Italia Day 2015

Sandro Servi

Il Limmudnik internationalis italicus è, come dice il nome stesso, una varietà dell’internationalis e, pur risentendo dell’habitat più mite che gli consente un approvvigionamento di materiali commestibili più nobili, ne condivide caratteri psicofisici e stile di vita.

Limmud 2015Il Limmudnik italicus è a volte estremamente colto, specializzato in rare discipline accademiche a cui ha dedicato i migliori anni della sua formazione giovanile e poi la sua luminosa carriera universitaria: usa allora aggirarsi tra le classi dell’evento cercando sofisticate connessioni tra la disciplina che padroneggia e le basi dell’ebraismo che, al contrario, sembrano poco aggredibili dalle sue competenze. Quando espone il suo intervento fa tesoro delle categorie scientifiche che gli sono familiari. Occasionalmente è meno acculturato e, in tal caso, è vorace frequentatore delle presentazioni che gli appaiono maggiormente educative.

Vi sono dei limmudnikim irriducibilmente laici sempre però curiosi e rispettosi delle tradizioni religiose: i loro campioni sono Elishà ben Avuyà, Baruch Spinoza, Sigmund Freud e Albert Einstein; e di osservanti, che tuttavia non disdegnano di confrontarsi con modalità di vita ebraica diverse e non conformiste: parlano di Torà, ma lo fanno in modo poco convenzionale, usando un linguaggio che – almeno a parer loro – dovrebbe incontrare l’approvazione anche dei miscredenti.

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Limmud, una formula vincente ora anche in Italia

Resoconto del Limmud Italia Day Firenze, 1-2 giugno 2014

Il Comitato Organizzativo

LimmudMarchioAnche a distanza di un mese dall’evento, ci fermano per strada, ci telefonano per fare i complimenti per il Limmud Italia Day e ringraziarci per averlo organizzato. Altri amici che non erano venuti ci avvicinano e ci dicono che si dispiacciono di aver mancato all’appuntamento e che da molte parti ne sentono giudizi entusiastici. È questa la soddisfazione maggiore che il Comitato che ha voluto credere nella possibilità di portare Limmud anche in Italia poteva augurarsi.

Probabilmente siamo stati fortunati, favoriti da due belle giornate primaverili e da una serie di circostanze che hanno tutte agito nella direzione giusta. Ma dobbiamo anche dire che, mettendo a frutto l’esperienza fatta in altri Limmud all’estero, avevamo svolto un grosso lavoro che ci aveva impegnati per alcuni mesi, programmando, amministrando, gestendo nei minimi dettagli l’evento che, di giorno in giorno, si andava costruendo. Tutti noi che avevamo partecipato al Limmud Conference eravamo rimasti colpiti, sì dalla ricchezza e dalla varietà delle presentazioni, ma anche dalla perfetta organizzazione che non lasciava nulla al caso, dalla accoglienza, gentile e efficiente, dal ritmo con cui si svolgeva il programma, sempre sostenuto, ma non frenetico e a mai caotico.

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Balagan Café Orkestar, il Klezmer dei giovani fiorentini

Il fenomeno Klezmer formatosi a Firenze nel 2012 si racconta a Simon Says 101. Una chiacchierata con Eugenio Bacchini e Tamar Levi alla scoperta di uno dei generi musicali più affascinanti della storia.

Simone Somekh

Simone SomekhA volte capita che grandi personalità vantino illustri antenati. Allo stesso modo, anche alcuni generi musicali sono prole di generi più antichi e importanti. Il risultato è un albero genealogico tutt’altro che silenzioso. Oggi parliamo di Klezmer, un genere musicale che viene spesso definito il “nonno” del jazz: musica tradizionale ebraica originaria dell’Europa orientale, nata negli shtetl, sviluppatasi nei ghetti, trasportata a bordo dei transatlantici e sopravvissuta fino ad oggi grazie al ruolo avuto nella nascita del jazz in America.

Violino, clarinetto, tromba, piccole percussioni, tutti strumenti facilmente trasportabili di villaggio in villaggio, elementi tipici di uno stile di vita spesso nomade a causa dei frequenti scoppi di violenza e intolleranza da parte delle popolazioni circostanti. Poi, col tempo, il Klezmer si è stabilizzato, ed ecco entrare in scena violoncelli, chitarre, sassofoni, magari anche qualche mandolino.

Proprio come la secolare storia ebraica, anche il Klezmer non si smentisce, e più passano gli anni, più persone cominciano a riscoprirlo, a far vivere nuovamente la magia di una musica coinvolgente, istintiva, carica di energia, improvvisazione e spontaneità. Il Klezmer non tralascia nulla: ora è gioioso, entusiasta, scatenato, ora è posato, lugubre, forse addirittura in lutto.

Il Klezmer suona con tale intensità da farsi sentire da migliaia di appassionati in giro per il mondo. Tra questi, anche a Firenze, in Italia, esiste da un paio di anni un gruppo, nato nella comunità ebraica locale, che ha subito catturato l’attenzione di molti all’interno della scena culturale del capoluogo toscano: mi riferisco alla Balagan Café Orkestar, un piccolo complesso Klezmer la cui forza sta nell’eterogeneità dei suoi componenti, in primis la larga fascia d’età.

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Intrigo internazionale in Comunità

Firenze 2011. Anche questo può succedere in una Comunità ebraica italiana. Sommario: Un’iscrizione alla Comunità ebraica dalla procedura davvero singolare. Un efferato caso di cronaca nera. Documenti che appaiono misteriosamente. Non-ebrei che vogliono convertirsi, ma che sono già ebrei.

Sandro Servi

Premessa Poiché il Consiglio della Comunità ebraica di Firenze ha ritenuto di pubblicare, e diffondendo così, coram populo, una “risoluzione” votata a maggioranza contro il sottoscritto, lo stesso sottoscritto si ritiene obbligato a portare a conoscenza di tutti gli interessati i fatti relativi a quella risoluzione: gli iscritti alla Comunità di Firenze e gli altri lettori potranno così rendersi conto direttamente di che cosa si tratta e di chi siano le responsabilità e le colpe.

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Una soluzione parziale

Da Firenze una critica all’articolo su Kolòt di ieri di rav Della Rocca sul futuro dell’educazione ebraica

Hulda Liberanome

Caro rav Della Rocca, Lei pone domande della massima importanza per il futuro dell’ebraismo ed in definitiva non solo dell’ebraismo italiano . Quale è , la cito, l’ebreo che vogliamo aiutare di formare e più in là scrive che dobbiamo iniziare a sviluppare una visione dell’identità ebraica attuale e autonoma. Giusto. Ma quale ebreo , vogliamo formare è la domanda che si chiedono in moltissimi nel mondo ebraico e le risposte sono molteplici e diverse perchè per la nostra tradizione e direi fortuna non abbiamo un papa che decide ed impone le sue decisioni; noi siamo il popolo delle eterne discussioni, scambi di opinioni e risposte non sempre identiche agli stessi quesiti.

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