Figli | Kolòt-Voci

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Ogni figlio è un pegno

In anteprima per Kolot, un brano dal libro tradotto da rav Colombo: “Seminare e costruire nell’educazione” di rav Shlomo Wolbe, un educatore di grande sensibilità. Il libro verrà presentato giovedì a Milano nell’ambito del Progetto Kèsher

Rav Shlomo Wolbe

WolbeSe guardo il Tuo cielo, opera delle Tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché Te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché Te ne curi?34 (Salmi 8, 4, 5)

Quando il re Davìd guardò l’immenso Creato chiese con stupore: “Quali meriti ha mai l’uomo perché il Signore lo abbia tanto in considerazione e lo reputi degno di un ruolo sì importante da affidargli un pikadòn – un pegno?”

Il pegno che il Signore dà all’uomo non è altro che un figlio. Quando un uomo diventa padre deve rendersi conto che ciò è una dimostrazione di fiducia da parte del Santo, benedetto sia, che crede in lui e per questo gli ha affidato un bambino da custodire e curare.

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I figli ribelli non esistono e non sono mai esistiti

Nella parashà di Ki-tezé che leggeremo domani si passa da una regola terribile e oscura a degli utili insegnamenti per l’educazione dei figli. 

A. M. Rabello

“Quando un individuo avrà un figlio traviato e ribelle che non dà ascolto al padre ed alla madre e per quando lo correggano egli non ubbidisce loro, il padre e la madre lo prenderanno e lo porteranno agli anziani della loro città, al tribunale del luogo e diranno agli anziani della loro città: “Questo nostro figlio è traviato e ribelle; non ci dà ascolto e mangia e beve eccessivamente.” Tutti gli uomini della città lo lapideranno ed egli morrà e toglierai il male di mezzo a te e tutto Israele udrà ed avrà timore.” (Devarim, 21, 18-21 nella traduzione di Rav Elio Toaff nella Bibbia a cura di Rav D. Disegni).

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Che cos’è una famiglia ebraica?

Uno degli articoli del nuovo libro di Morashà: “Per amore e per progetto – La famiglia ebraica tra tradizione e modernità”. Una preziosa antologia che tocca tutte le tematiche legate alla famiglia ebraica oggi: educazione dei figli, matrimonio, studio, obblighi, bio-etica, adozione e molto altro. 

Alfonso Arbib

Che cos’è una famiglia ebraica? È ovviamente difficile dare una risposta esauriente e semplice a questa domanda. La famiglia, ebraica e non, è una struttura complessa ma la famiglia ebraica lo è ancora di più. Proverò a esaminare alcuni degli elementi che concorrono a creare una famiglia.

La famiglia innanzitutto è un rapporto di coppia, il rapporto tra un uomo e una donna. Che cos’è per l’ebraismo un rapporto di coppia? È ovviamente qualcosa che va al di là della semplice unione fra due persone. In un famoso midràsh una matrona romana chiede a r. Yosè che cosa faccia Dio dopo la creazione del mondo. r. Yosè risponde che Dio forma le coppie. La matrona reagisce tentando di ridicolizzare l’affermazione di r. Yosè e dice di essere in grado di fare la stessa cosa. Nel giro di pochi minuti unisce in matrimonio i suoi schiavi e le sue schiave. Quest’unione però non dà buoni risultati, il matrimonio fallisce e la donna è costretta ad ammettere che formare coppie non è un’operazione semplice.

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Ma che cosa insegnamo ai nostri figli?

L’ebraismo italiano è cresciuto ma non riusciamo ancora a trasmettere una cultura forte

Roberto Della Rocca*

Alcuni giorni fa ho partecipato alla Tefillah del mattino nella scuola elementare della Comunità ebraica di Torino. Sono rimasto colpito nel vedere come molti bambini non ebrei, regolarmente iscritti alla scuola ebraica, fossero coinvolti nella Tefillah. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanti bambini ebrei, soprattutto nelle scuole ebraiche di Roma e di Milano, rifiutano invece, talvolta con sussiego, l’invito a partecipare alle Tefillot.

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Essere genitori ebrei

Da Lettere per la prossima generazione, allegato a Shalom di Roma e al Bollettino di Milano

Rav Jonathan Sacks*

SARA, DAVID, Vorrei parlarvi di figli. Dio ha dato ad ambedue la benedizione di avere figli: essi costituiscono la gioia della nostra vita, così come della vostra. Godeteveli, trascorrete un po’ di tempo con loro. Giocate, imparate, cantate, pregate e fate mitzvot insieme a loro. Sarà il modo migliore di trascorrere il vostro tempo. L’amore che darete loro quando sono piccoli rimarrà con loro nel corso di tutta la loro vita. Come il sole, li farà fiorire e crescere.

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La cattiva madre ebrea che divide l’America

Ayelet Waldman, autrice del bestseller «Bad Mother»: «I figli lasciati ai margini sono più felici e indipendenti»

Alessandra Farkas

NEW YORK – «Se la buona madre è colei che ama i propri figli più di qualsiasi altra cosa al mondo, allora io non sono una brava madre. Amo mio marito più dei miei figli, per me accessori». È bastata questa frase, scritta nel 2005 in un editoriale sul New York Times, per trasformare Ayelet Waldman nella mamma più odiata d’America. Ma invece di farsi intimidire dagli insulti delle croniste tv e dalle minacce via web, la 44enne autrice, avvocato e moglie del celebre – e bellissimo – romanziere Michael Chabon è tornata al lavoro per approfondire le sue tesi, eretiche nell’America post-femminista. Il risultato è «Bad Mother», il bestseller che ha spaccato in due il Paese. Mentre l’Huffington Post lo definisce «un must per ogni madre del pianeta», per Elle è «terrorismo letterario».

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