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Chi erano veramente i farisei

Tanto per schiarirci un po’ le idee sui farisei citati a sproposito da papa Francesco. Un vecchio testo di rav Somekh ne parla a proposito di ebrei riformati

Alberto Somekh

alberto-moshe-somekhHo letto con interesse sull’ultimo H.K. la presentazione “Riformati come i Farisei” di Simeon J. Maslin, già Presidente dell’Assemblea dei Rabbini Riformati americani, nella traduzione di Filippo Levi. Provenendo, in quanto Rabbino italiano (ortodosso), da una concezione dell’Ebraismo totalmente divergente per ideologia e sensibilità, troverei ozioso tentare in poche righe una confutazione filosofica dei principi della Riforma. Mi sento invece di soffermarmi sulla tesi storica di fondo dell’articolo, già anticipata nel titolo. Non è certo la prima volta nella storia delle religioni che colui che ritiene di avere delle idee innovative da proporre all’umanità pretenda di ispirarsi, o addirittura di identificarsi, con illustri exempla del passato anche a costo di stravolgere la Storia. È accaduto con i Padri della Chiesa, i quali non si sono peritati di ribaltare l’identificazione midrashica tradizionale Giacobbe=Israele, Esaù=Roma per presentare se stessi, eredi morali dell’Impero d’Occidente, come successori di Giacobbe, avendo carpito la primogenitura al “fratello maggiore” Esaù-Israele.

Ora succede con i Riformati, che pretendono di riallacciarsi alla corrente farisaica che fra i duemila e i 2500 anni fa gettò le basi dell’Ebraismo Rabbinico. Per rendersi conto di quanto tale tesi sia pretestuosa e destituita di ogni ragionevole fondamento storico basta una conoscenza basilare di chi siano realmente stati i Farisei. La migliore monografia in italiano sull’argomento resta ancora, a mio avviso, I Farisei che R. Travers Herford scrisse nel lontano 1924. Pastore della Chiesa riformata di Scozia, fu tra i primi esponenti della Cristianità a rendersi conto dei limiti del pregiudizio evangelico che identificava nei Farisei, per pretese forme di comportamento, un sinonimo di ipocrisia etica e religiosa. Proprio allo scopo di confutare tale luogo comune scrisse il suo saggio, che in Italia è tuttora disponibile, attraverso successive ristampe, nientemeno che nella traduzione di Dante Lattes (Ed. Laterza).

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Separati e universali, così erano i farisei

Alessandro Zaccuri
Un grande studioso dell’ebraismo come André Chouraqui era stato lapidario. Nella sua sintetica Storia del giudaismo (Gribaudi, 2002) aveva sottolineato il «ruolo determinante» che i farisei avevano rivestito non solo «nella vita religiosa» di Israele, ma anche in quella «dell’umanità». Addirittura? Addirittura, sì. Inferno e Paradiso, risurrezione dei morti e ruolo degli angeli, per non parlare dell’azione silenziosa della Provvidenza nelle vicende terrestri: sono tutti elementi che i cosiddetti perushim (i «separati», così la traduzione letterale del termine) introducono per primi nella cultura religiosa dell’ebraismo. Continua a leggere »