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“La famiglia tradizionale è la cellula essenziale dell’umanità”

Intervista a rav Riccardo Di Segni

Ebrei:Alfano visita comunit‡ Roma,forte sostegno«Voi siete i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo a un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo». Così diceva papa Francesco alla comunità ebraica durante la visita alla sinagoga della Capitale, nel gennaio scorso. Restando dunque in famiglia – a poche settimane dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia – parliamo di famiglia con un «fratello maggiore», Riccardo di Segni, 66 anni, rabbino capo di Roma dal 2001.

Nelle prime pagine dell’Amoris Laetitia papa Francesco ricorda il Salmo 128, ancora oggi proclamato sia nella liturgia nuziale ebraica sia in quella cristiana, che vede al centro la coppia del padre e della madre con la loro storia di amore e di generazione. Viene poi richiamato il Libro della Genesi nel quale è tratteggiata la realtà matrimoniale nella sua forma esemplare. Come istruiscono in ordine alla famiglia i versetti della Genesi fondativi per gli ebrei (e anche per i cristiani)?  

«Nel racconto della creazione del capitolo 1 si legge: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra”». Nel secondo racconto della creazione rammento in particolare due momenti: Dio si accorge della solitudine dell’uomo e decide di dargli un aiuto «che gli sia simile (o che gli stia di fronte)»: crea la donna che Adamo riconosce come «carne dalla mia carne ossa dalle mie ossa». Dal loro incontro prende vita la famiglia: «l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

L’indicazione che traiamo è, anzitutto, l’obbligo di farla, una famiglia. Il secondo riguarda la forma, che è quella costituita dall’uomo e dalla donna – sui quali si stende la benedizione del Creatore – uniti in matrimonio e aperti alla generazione e alla vita. Questo modello di famiglia, oggi definito “tradizionale”, è il fondamento del legame sociale, la cellula essenziale della grande famiglia umana, il nucleo sul quale ogni società può edificarsi e svilupparsi proseguendo l’opera creatrice di Dio».

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Che cos’è una famiglia ebraica?

Uno degli articoli del nuovo libro di Morashà: “Per amore e per progetto – La famiglia ebraica tra tradizione e modernità”. Una preziosa antologia che tocca tutte le tematiche legate alla famiglia ebraica oggi: educazione dei figli, matrimonio, studio, obblighi, bio-etica, adozione e molto altro. 

Alfonso Arbib

Che cos’è una famiglia ebraica? È ovviamente difficile dare una risposta esauriente e semplice a questa domanda. La famiglia, ebraica e non, è una struttura complessa ma la famiglia ebraica lo è ancora di più. Proverò a esaminare alcuni degli elementi che concorrono a creare una famiglia.

La famiglia innanzitutto è un rapporto di coppia, il rapporto tra un uomo e una donna. Che cos’è per l’ebraismo un rapporto di coppia? È ovviamente qualcosa che va al di là della semplice unione fra due persone. In un famoso midràsh una matrona romana chiede a r. Yosè che cosa faccia Dio dopo la creazione del mondo. r. Yosè risponde che Dio forma le coppie. La matrona reagisce tentando di ridicolizzare l’affermazione di r. Yosè e dice di essere in grado di fare la stessa cosa. Nel giro di pochi minuti unisce in matrimonio i suoi schiavi e le sue schiave. Quest’unione però non dà buoni risultati, il matrimonio fallisce e la donna è costretta ad ammettere che formare coppie non è un’operazione semplice.

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Il divorzio è comunque un fallimento

Alfredo Mordechai Rabello

Per l’ebreo legato alla Torah diventa una cosa normale guardare anche alla vita quotidiana, cercando un collegamento con la Parashà settimanale, ma naturalmente i punti di vista proseguono ad essere diversi, a seconda anche della personalità di chi scrive e di chi legge. Così, prendendo spunto dalla Parashà di Ki Tezé, il settimanale “Hashabbat Zohar” (n.363), ha deciso di studiare il problema del divorzio.

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La via mediana

Il punto di vista ebraico tradizionale sulla famiglia in un’interpretazione tardo-cinquecentesca della Parashah di questa settimana.

Alberto Somekh

Non è la prima volta nella storia che si mette seriamente in discussione il ruolo della famiglia nella società. Era già accaduto ai tempi biblici. Leggiamo quanto recitano in proposito alcuni versetti della Parashah di questa settimana, Beha’alotekhà: “E quando (l’Arca) si posava (Mosheh) diceva: Torna H. alle miriadi e alle migliaia di Israel. E il popolo cercava pretesti cattivi alle orecchie di H… Ricordiamo il pesce che in Egitto mangiavamo gratis… Mosheh udì il popolo che piangeva per le sue famiglie…” (Bemidbar 10,36; 11,1 e 10).In cosa consisté la ribellione? Qual è il legame con il versetto precedente, che parla delle “miriadi e migliaia di Israel”? Secondo la ricchezza di sfumature tipica della lingua ebraica la parola mit’onenim (“cercava pretesti”) può anche essere connessa con il vocabolo onèn, “fare lutto”. Ed ecco che Rashì interpella il Midrash e ci introduce ad una lettura originale di tutto l’episodio.

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