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Mia madre dopo 44 anni mi ha detto che sono ebreo

Fabrizio: nata in Francia, aveva cambiato cognome. La rivelazione dopo che la figlia aveva ascoltato Liliana Segre a un incontro per il Giorno della Memoria

Paola D’Amico

CandoniUn uomo scopre, per caso, a 44 anni di essere ebreo. E inizia un viaggio a ritroso nel tempo per ritrovare le proprie radici. Tutto comincia nel Giorno della Memoria, quando la sua secondogenita incontra alla scuola Morosini una testimone della Shoah d’eccezione, Liliana Segre con il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli. Non possono le parole di Liliana non lasciare il segno sulla bambina, che riporta a casa l’emozione di quel tragico racconto. E come un’eco quel racconto rimbalza fino alle Dolomiti, dove i genitori del nostro protagonista, Fabrizio Candoni, hanno deciso di vivere da qualche anno.

Un fine settimana, la famigliola va a trovare i nonni e lì Fabrizio fa la cronistoria dell’incontro di Sophie con la testimone Liliana. L’anziana mamma, Jeannette, ascolta il figlio, la nipotina, la storia delle deportazioni su carri merci dal Binario 21 ai campi di concentramento nazisti. Poi dice a Fabrizio: «Ti devo raccontare una cosa…». «Pensavo dicesse che anche lei aveva fatto le scuole elementari alla Morosini. Invece no». Prende per mano quel figlio ormai cresciuto e lo porta in cantina. Apre un baule, fruga tra le carte ed estrae una pergamena ingiallita dal tempo: «Vedi, il mio cognome vero era Levy, non Charpiot.

I miei genitori erano ebrei, lo sono io e lo sei tu». Fabrizio rimane senza parole. «Difficile descrivere l’intensità dell’emozione che ho provato. Non è facile capacitarsi di come mia madre sia stata capace di custodire così gelosamente un segreto. E anche mio padre. Bruno, che ho interrogato, ovviamente, e mi ha detto di essere a conoscenza di tutto. Ho provato ad insistere. Papà, perché non me ne hai mai parlato? E lui: se non lo faceva la mamma, perché avrei dovuto farlo io?».

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