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Il carteggio del rabbino capo che diventò prete

Da una parte Israel Zoller (poi Italo Zolli, quindi Eugenio Zolli), nato nel 1881 a Brody, cittadino austroungarico, poi italiano, apolide e – conclusa la seconda guerra mondiale – ancora italiano; erudito rabbino di Trieste e poi di Roma approdato nel 1945 al cattolicesimo senza rinnegare il suo credo, essendo ebraismo e cristianesimo ai suoi occhi «sì profondamente diversi, ma non diametralmente opposti».

Marco Roncalli

Eugenio ZolliDall’altra parte Raffaele Pettazzoni, bolognese di Persiceto, classe 1883, padre della storia delle religioni («quelle inferiori e superiori, le morte e le viventi, le primitive e le attuali…»), disciplina da lui introdotta nel mondo accademico italiano applicando il cosiddetto metodo storico comparativo; nonché fondatore nel 1925 della rivista scientifica Smsr. Studi e materiali di storia delle religioni, dopo esser salito in cattedra all’Università di Roma un paio d’anni prima. Insomma due protagonisti un po’ dimenticati e, disseminate tra 1925 e 1941, una sessantina di lettere inviate dal primo al secondo (più poche altre nel decennio successivo), oltre a tre di Pettazzoni a Zolli. Missive che affrontano temi complessi: l’origine dell’alfabeto protosinaitico, l’istituto della confessione dei peccati in Israele, lo sviluppo storico di Kippur e il suo nesso con Pesach, la funzione del capro in rituali sacerdotali particolari, la questione litolatria, le pitture catacombali, il banchetto pasquale ebraico e cristiano, le origini dell’eucaristia, l’onniscienza divina… Missive a senso unico che rievocano vicende e traversie accademiche, narrano successi e delusioni, alludono a dettagli solo apparentemente marginali, registrano punti di convergenza e riserve, affrontano nodi metodologici e di contenuto. Insomma una corrispondenza che aiuta a capire il contesto generale in cui si afferma la storia delle religioni, si compie la parabola del modernismo, si affacciano la psicologia e la psicoanalisi.

E in realtà è pure quanto basta a ricostruire i contatti degli ambienti rabbinici italiani con la cattedra di Storia delle religioni istituita sotto il ministero di Giovanni Gentile e ad aprire ampi squarci sul lavoro di Zolli e di Pettazzoni, sulla loro collaborazione scientifica. Non senza attriti. «La tesi di Zolli di un passaggio dall’ebraismo al cristianesimo per evoluzione – di uno sviluppo storico dall’istituto del Kippur, alla figura espiatrice di Cristo – incontrò delle riserve, espresse da Pettazzoni anche in merito alle origini ebraiche dell’eucarestia», scrive ad esempio Valerio Salvatore Severino introducendo la monografia di Alberto Latorre Il carteggio Zolli–Pettazzoni (Morcelliana, pp. 394, euro 35) . Severino si premura di ricordare che la presenza di ricerche zolliane sulla rivista Religio, allora diretta da Ernesto Buonaiuti (il sacerdote modernista che morirà «scomunicato vitando») in contrasto con gli ambienti gentiliani storicisti, indica la presa di distanza di Pettazzoni davanti al convergere di due modernismi, quello ebraico e quello cristiano, di lì a poco colpiti nei loro esponenti. Continua a leggere »