Enrico Finzi | Kolòt-Voci

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M’illumino d’immenso

Nel 2002 gli venne affidata una ricerca sugli ebrei milanesi. Poi in un’intervista a Repubblica definì l’arrivo a  Milano degli ebrei sefarditi “La seconda catastrofe dopo le leggi razziali” (vedi sotto Kolòt del 26.1.2003) e fu cacciato in malo modo. Oggi per il Bollettino di Milano si definisce un “illuminista ebreo”.

Fiona Diwan

Si considera un ebreo minoritario, di periferia, un ebreo di confine, dice lui, “anche se noi ebrei siamo plurimi per definizione. Sono nato nel 1946, tipico figlio del dopoguerra, cresciuto negli anni dopo la Shoah e quindi un ebreo che non ha potuto sottrarsi al proprio ebraismo”. Dotato di uno spirito critico corrosivo e di un’affabilità spigolosa, provocatore nato, Enrico Finzi è considerato da anni tra i più brillanti sociologi italiani. Una verve icastica e un’anima ebraica profondamente razionale e illuminista, Finzi pensa a se stesso come a un “ebreo tra le righe”, considerato scomodo da alcuni ma in verità perfettamente organico alla tradizione ebraica novecentesca dell’ebreo dissonante e fuori dal coro. «Mi sento fiero di appartenere a un mondo ebraico in cui io possa sentirmi marginale. Non ho pretese di leadership, non rappresento nessuno.