Eluana Englaro | Kolòt-Voci

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Halakhà, bioetica e pensiero laico

Francesca Bolino

A seguito della vicenda di Eluana Englaro, abbiamo intervistato Riccardo Di Segni, capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, al quale abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra religione, politica e bioetica dal punto di vista dell’ebraismo e non.

Quali sono gli atteggiamenti dell’ebraismo rispetto ad alcuni aspetti della bioetica?

Innanzitutto bisogna capire di quale ebraismo si parla, perché esistono tanti tipi di ebraismo e tante concezioni diverse di ebraismo. Qui mi riferisco specificamente alla posizione del rabbinato ortodosso in merito ai temi di cui abbiamo deciso di parlare.

Gli ebrei però non si rifanno solo al rabbinato ortodosso e non si rifanno magari a nessun rabbinato, giacché spesso ragionano con la loro testa; e quindi se si fa una ricerca di opinione rispetto a qualsiasi problema generale tra gli ebrei sarà possibile trovare opinioni disparate.

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Anche per noi Eluana deve vivere

Le sfide della bioetica secondo il rabbino capo di Roma. Colloquio con Riccardo Di Segni di Francesco Rositano

«In generale non è giusto sospendere il trattamento di nutrizione e idratazione: per noi l’acqua e il cibo hanno lo stesso valore dell’ossigeno. E non si può privare una persona del diritto di respirare. Pertanto se in un caso come quello di Eluana Englaro ci fosse stato chiesto un parere ci saremmo orientati per non interrompere il trattamento di nutrizione e idratazione. La vita come il corpo non sono di proprietà esclusiva della persona. Ciò, però, non significa che l’uomo sia condannato a soffrire». Con queste parole il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni esprime a Liberal la sua posizione sulle questioni di più stretta attualità: vita e morte, testamento biologico, morte celebrale. Questioni su cui recentemente si è pronunciato anche il presidente dei vescovi italiani, il cardinal Angelo Bagnasco, dimostrando un’apertura della Chiesa cattolica ad una legge sul testamento biologico.

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Eluana e gli ebrei

La dolorosa vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 16 anni, con la sentenza che consente oggi di interrompere l’alimentazione artificiale che la tiene in vita, riapre in Italia la discussione sull’eutanasia, anche se in questo caso, dice il padre della giovane donna: “si tratta di lasciare che la natura riprenda il suo corso”.

Ma qual è il pensiero ebraico a riguardo? Lo spiega rav Riccardo Di Segni, medico e rabbino capo della Comunità ebraica di Roma.

Chi si trovi davanti a un malato estremamente sofferente, sia per condizione professionale che per qualsiasi altro motivo, può essere indotto a reagire all’intenso stimolo emotivo ed umanitario con risposte di tipo differente: dal rifiuto delle responsabilità ad un forte impegno personale che, a sua volta, può realizzarsi in modi opposti, dal desiderio di affrettare la morte del malato per porre fine alle sue sofferenze (eutanasia), al tentativo esasperato di curarlo ad ogni costo (accanimento terapeutico).

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