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Fiction sugli ebrei ‘buoni’ del Cairo, infuria la polemica in Egitto

telenovela_egitto-kLNI--1280x960@ProduzioneE’ un acceso dibattito quello in corso in questi primi giorni di Ramadan in Egitto, dove le tv hanno cominciato a trasmettere, tra le tante fiction che affollano i palinsesti nel mese del digiuno, la serie ‘Il quartiere ebraico’. Il telefilm, per la prima volta da 60 anni, traccia un ritratto positivo degli ebrei egiziani, presentandoli come nazionalisti animati da sentimenti antisionisti. I cattivi, nella fiction, sono gli islamisti, primi tra tutti i Fratelli Musulmani.

La storia racconta la vita nel quartiere ebraico del Cairo nel 1948, nel bel mezzo della guerra tra gli arabi e il neonato Stato di Israele. La protagonista è l’ebrea egiziana Laila Horoun, innamorata di un ufficiale ed eroe di guerra musulmano e in conflitto con il fratello ‘traditore’ che ha deciso di trasferirsi in Israele. Nella trama è del tutto ignorato il ruolo dei militari e del futuro presidente Gamal Abdel Nasser, che secondo gran parte degli storici furono promotori della ‘cacciata’ degli ebrei dall’Egitto.

La serie di 30 puntate, sette delle quali sono già andate in onda, per la prima volta rappresenta gli ebrei egiziani riuniti in preghiera in sinagoga o impegnati in una cena di Sabbath. L’ambasciata israeliana al Cairo ha commentato con entusiasmo la fiction, scrivendo su Facebook che “rappresenza gli ebrei nella loro reale dimensione umana”. Ma tra la popolazione il dibattito è acceso.

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Pèsach: la trama femminile nascosta

In occasione della Giornata della Cultura ebraica, dedicato alla donna, e del Festival milanese “Jewish in the City” dedicato a Pesach

David Piazza 

DavidPiazzaC’è un’affermazione dei nostri Maestri che ci lascia stupiti: “Per merito delle donne virtuose il popolo ebraico si salvò dall’Egitto“. Tutto potremmo dire delle vicende della schiavitù egiziana, delle piaghe, dell’uscita dalla schiavitù meno che il ruolo femminile sia così evidente. Se si fa eccezione di qualche breve cenno su oscure manovre delle levatrici e della sorella di Moshè – il protagonista assoluto – potremmo benissimo dire che l’affresco storico fondante del popolo ebraico sia affidato agli uomini; al massimo all’azione corale, collettiva.

Eppure diversi midrashìm aprono squarci inediti su una diversa lettura degli eventi. Ne citeremo solo uno, il più emblematico e tenteremo di collegarlo a un argomento, il calendario, che solo marginalmente sembra toccare la formazione del popolo ebraico.

In uno dei momenti più terribili della shoà egiziana, il faraone ordina l’uccisione dei neonati ebrei maschi. Evidentemente pensa di avere qualche tornaconto dal mantenere in vita le femmine ebree. Basandosi su un versetto che non torna, il midràsh racconta che, a seguito del terribile decreto, gli uomini ebrei decidono di divorziare in massa pur di non generare più carne da macello. Una bambina ebrea, – la sorella di Moshè, secondo il midràsh – decide però di opporsi a questa decisione argomentando nientemeno che di fronte al sinedrio (il Consiglio della comunità d’Egitto): “Voi siete peggio del faraone. Questi infatti ha decretato l’uccisione dei soli figli maschi, mentre voi, con il vostro decreto, avete deciso la morte del popolo ebraico intero!“. Gli uomini capiscono e revocano la decisione, risposando ognuno la propria consorte. Dal secondo matrimonio dei genitori di Miriàm, la saggia bambina, nascerà proprio Moshè, l’uomo che Dio sceglierà per salvare l’intero popolo ebraico.

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Egitto, presidente Morsi: «Gli ebrei discendono dai maiali»

Diffusa un’intervista di tre anni fa al presidente dell’Egitto Mohamed Morsi: «Non dobbiamo mai dimenticare, fratelli, di nutrire i nostri figli e nipoti con l’odio per i sionisti e gli ebrei».

Leone Grotti

Circa tre anni fa un membro dei Fratelli Musulmani in un’intervista televisiva ha dichiarato: «Gli ebrei e i sionisti sono sanguisughe che attaccano i palestinesi, sono guerrafondai, discendono dalle scimmie e dai maiali». Tre anni dopo, quella persona è diventata presidente dell’Egitto e ha fatto approvare al paese una Costituzione islamista, nonostante le divisioni e le proteste di piazza. Continua a leggere »

Pesach: schiavi di chi?

Alfonso P. Arbib

Uno dei brani più noti della Haggadà di Pèsach è Avadìm hayìnu. Ne citiamo una parte: “Siamo stati schiavi del faraone in Egitto … e se Dio non avesse fatto uscire i nostri padri dall’Egitto, noi, i nostri figli, e i figli dei nostri figli saremmo ancora schiavi del Faraone in Egitto”.

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La base della fede risiede nell’uscita dall’Egitto

Commento alla Parashat Bo – In onore del Bar Mitzva di Tommy ben Shoshana ve-Moni Matalon

“E vi oltrepassai” (“u-pasachti ‘aleikhem”) (Shemot 12, 13)

Cosa vuol dire “u-pasachti”? La traduzione letterale del verbo sarebbe: passare oltre, saltare. Come puo’ essere? Eppure D-o e’ Onnipresente, quindi come fa a saltare se si trova dappertutto? In effetti il risultato di “u-pasachti” e’ che solamente i primogeniti degli egiziani vennero colpiti dalla decima piaga, mentre gli ebrei ne rimasero incolumi. Rashi suggerisce “ve-chamalti”, “ed ebbi misericordia” e la traduzione in aramaico di Onkelos e’ d’accordo. Quindi, evidentemente, il “salto” non e’ da intendersi solo in senso materiale ma anche in senso spirituale.

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Altri profughi dimenticati

Silvia Golfera

“…Donne, bambini, anziani. Gli uomini non c’erano. Stipati nei pullman, ci diedero coperte, perché faceva freddo. Ci avvolgemmo tutti tremanti, fra i pianti dei bambini piccoli e il vociare confuso dei profughi. Dopo l’appello, i pullman partirono tutti in fila, per Alessandria, e di lì saremmo salpati…Alcuni poliziotti egiziani salirono armati sui pullman…e con aria spavalda confiscarono…oggetti d’oro che le profughe avevano addosso…Un poliziotto pretese anche la fede di una profuga”.

Così Carolina Delburgo, signora bolognese di origine egiziana, racconta la cacciata della sua famiglia e di molti altri correligionari, dall’Egitto, dopo la crisi internazionale del 1956, quando Nasser, nazionalizzato il canale di Suez, ne impediva il transito alle navi israeliane. Fu il primo di una serie di conflitti con Israele. Il più grave quello del 1967, con la guerra dei Sei giorni. Gli ebrei egiziani ne pagarono un prezzo altissimo. Continua a leggere »

Riconquistare la libertà

Alfonso Arbib – Rabbino capo di Milano

A Pèsach ricordiamo la Yetziàt Mitzràim, l’uscita degli ebrei dall’Egitto. Questo evento centrale della nostra storia non viene ricordato solo a Pèsach ma ogni giorno, più volte al giorno. Lo shabbàt e quasi tutte le feste ricordano questo avvenimento, la mitzvà dei tefillìn e la lettura dello shemà servono a perpetuarne la memoria. Continua a leggere »