Donne | Kolòt-Voci

Tag: Donne

Su il cappello e giù le donne

Fabio Scuto

BorsalinoSi prepara un bel ricorso alla Corte Suprema di Israele per quanto accaduto su due aerei della El Al in partenza dagli Stati Uniti per Israele, decollati con ore di ritardo dopo una lunga bagarre fra i passeggeri del velivolo. Il motivo era rappresentato dal fatto che due gruppi di ebrei religiosi haredim si rifiutavano di sedersi nei posti loro assegnati a bordo, soprattutto coloro ai quali era capitato di vedersi assegnato il posto a fianco di una donna. Discussioni interminabili con l’aereo bloccato a terra, urla, grida, si è arrivati addirittura all’offerta di denaro per invogliare qualche signora a cambiare posto. Un passeggero intervistato dal quotidiano israeliano Yedioth Aaronoth ha definito il viaggio «un incubo durato 11 ore». La scrittrice Elana Sztokman, autrice del recente libro La guerra delle donne in Israele, anche lei fra i passeggeri di uno dei due voli, ha annunciato una sua denuncia per violazione delle libertà personali.

Non è la prima volta che la compagnia di bandiera israeliana si trova in queste situazioni, per le quali è già passata la compagnia di bus Egged, quella che gestisce il tram a Gerusalemme e molti altri servizi pubblici. I giudici hanno stabilito che la segregazione sessuale obbligatoria sui mezzi pubblici è illegale, al limite può essere consigliata, ma non imposta. La stretta osservanza dei principi dei sacri testi e l’ossessione religiosa sta avendo serie conseguenze sociali in Israele e nell’arco degli anni sono state introdotte norme e leggi che hanno profondamente mutato lo spirito laico dei Padri fondatori.

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Pèsach: la trama femminile nascosta

In occasione della Giornata della Cultura ebraica, dedicato alla donna, e del Festival milanese “Jewish in the City” dedicato a Pesach

David Piazza 

DavidPiazzaC’è un’affermazione dei nostri Maestri che ci lascia stupiti: “Per merito delle donne virtuose il popolo ebraico si salvò dall’Egitto“. Tutto potremmo dire delle vicende della schiavitù egiziana, delle piaghe, dell’uscita dalla schiavitù meno che il ruolo femminile sia così evidente. Se si fa eccezione di qualche breve cenno su oscure manovre delle levatrici e della sorella di Moshè – il protagonista assoluto – potremmo benissimo dire che l’affresco storico fondante del popolo ebraico sia affidato agli uomini; al massimo all’azione corale, collettiva.

Eppure diversi midrashìm aprono squarci inediti su una diversa lettura degli eventi. Ne citeremo solo uno, il più emblematico e tenteremo di collegarlo a un argomento, il calendario, che solo marginalmente sembra toccare la formazione del popolo ebraico.

In uno dei momenti più terribili della shoà egiziana, il faraone ordina l’uccisione dei neonati ebrei maschi. Evidentemente pensa di avere qualche tornaconto dal mantenere in vita le femmine ebree. Basandosi su un versetto che non torna, il midràsh racconta che, a seguito del terribile decreto, gli uomini ebrei decidono di divorziare in massa pur di non generare più carne da macello. Una bambina ebrea, – la sorella di Moshè, secondo il midràsh – decide però di opporsi a questa decisione argomentando nientemeno che di fronte al sinedrio (il Consiglio della comunità d’Egitto): “Voi siete peggio del faraone. Questi infatti ha decretato l’uccisione dei soli figli maschi, mentre voi, con il vostro decreto, avete deciso la morte del popolo ebraico intero!“. Gli uomini capiscono e revocano la decisione, risposando ognuno la propria consorte. Dal secondo matrimonio dei genitori di Miriàm, la saggia bambina, nascerà proprio Moshè, l’uomo che Dio sceglierà per salvare l’intero popolo ebraico.

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Milano talebana

Già condannati duramente in Israele, spuntano anche a Milano i trasposti pubblici che ghettizzano le donne.

Armando Stella

Settori «rosa» nelle stazioni del metrò: spazi videosorvegliati, protetti e segnalati sulle banchine. E ancora. Vagoni dedicati (o riservati) alle donne che utilizzano il treno negli orari serali e ronde di vigilanti addetti al controllo delle «utenti deboli». La sicurezza del pubblico femminile è il capitolo di lavoro più delicato sul tavolo del consiglio d’amministrazione Atm. Il board ha ricevuto l’input dall’assessorato comunale alla Mobilità: «Studiare nuovi e più efficaci sistemi di tutela per le viaggiatrici sulla rete metropolitana». Il progetto del «metrò rosa» ha priorità alta. Continua a leggere »

Le preghiere della donna ebrea

Le Preghiere della donna ebrea

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La donna e le mitzwot di Sukkot

Tratto da una pubblicazione in onore di Keren Perugia per il suo bat-mitzwà,  Chol Ha-Mo’ed Sukkot 5771. Da Torah.it

Gianfranco Di Segni

Una ben nota regola della Mishnà è che le donne sono esenti dalle mitzwòt ‘asè she-hazemàn gheramàn (mitzwot positive legate al tempo; Mishnà, Qiddushin 1, 7 e Talmud bavlì, Qiddushin 34a). Con questa espressione si intende dire “azioni da compiere in un determinato momento del giorno o dell’anno”. Per esempio, le donne non hanno l’obbligo di indossare né i tefillin né il talled, perché entrambe queste mitzwot, secondo l’opinione prevalente, si compiono solo di giorno e non di notte (se però, pur non avendone l’obbligo, le donne abbiano il permesso di osservare queste due mitzwot è un discorso complesso che esula da questo breve scritto).

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Ester a Gerusalemme: dialogo tra due donne sulla meghillà

Ancora su donne e ortodossia ebraica. Lo scorso Purim al Tempio Italiano di Rechov Hillel si è ripetuta la lettura femminile della Meghilàt Ester. Interessante scambio tra due protagoniste.

Daniela Fubini e Miriam Camerini

M : “Vahi biimei Achashverosh, uhu Achashverosh»… che insolita sensazione se queste parole e la melodia che da secoli le accompagna risuonano nel tempio con voce di donna! La prima reazione è di sorpresa, straniamento, qualcosa di «fuori dalla norma»: ma è davvero così strano? Avviciniamoci per capire cosa succede, di chi sono quelle voci.

D : A Purim, in Italia, la maggior parte degli ebrei che ci tengono vanno al tempio la sera per ascoltare la Meghillat Ester, e il giorno dopo magari prima di andare al lavoro la vanno a risentire un pò di corsa, e – salvo le famiglie con bambini piccoli che sono assediate da feste in maschera e non – la cosa finisce lì. Forse si è fatta della beneficienza in ottemperanza alla mizvà di fare doni ai poveri, forse si fa anche il banchetto tradizionale durante il quale bisogna bere a tal punto da dimenticarsi quale sia il buono e quale il cattivo, tra Aman e Mordechai. Le donne poi, di norma preparano i mishlochei manot, fatti in casa o assemblati con dolcetti e caramelle comperate, e tradizionalmente ascoltano la meghillà una sola volta, la sera. Quella del mattino non viene presa in considerazione, pur essendo mizvà tanto quanto l’altra.

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La rivoluzione delle donne rabbino ortodosse

Cade l’ultimo muro dell’ebraismo

R. A. SEGRE – Il Giornale – 4 aprile 2008

Negli anni ’40 e ’50, in una casupola di Ramat Gan (oggi grande centro israeliano dei diamanti) viveva un saggio praticamente sconosciuto alla maggioranza della popolazione del nuovo stato. Nel mondo religioso ortodosso era considerato un luminare, superstite di quella società ebraica d’Europa orientale che il nazismo aveva distrutto. Di nome Avrom Y. Karelitz (1878-1953) meglio noto come Hazon Ish (Uomo della visione) passava la vita sui testi sacri in volontaria povertà tipica della tradizione dei grandi maestri del Talmud. A questo saggio privo di titoli ufficiali, Ben Gurion – che per il Talmud e i talmudisti non aveva simpatia – fece visita nel 1952 per superare un problema che turbava allora – come a tutt’oggi – la politica di Israele: il servizio militare dei religiosi e delle donne.

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