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Matrimoni misti: il 70% falliscono

Nelle Comunità ebraiche molti propagandano il matrimonio misto come il vaso di fiori che ti cade in testa mentre non te l’aspetti oppure con lo stereotipo di “all’amore non si comanda”. L’Associazione Matrimonialisti Italiano ha invece qualche statistica sulla riuscita di queste unioni “inevitabili”.

Laura Tirloni

Chelsea-Clinton-Wedding-PhotoI matrimoni misti tra soggetti di differente religione si sono triplicati nell’ultimo decennio attestandosi sui 590 mila, considerate anche le convivenze. Sempre più diffuso è dunque il matrimonio anche tra cristiani e musulmani, che il più delle volte vede il marito islamico e la moglie cristiana.

Al giorno d’oggi, un avvocato familiarista, si trova di conseguenza sempre più spesso chiamato ad occuparsi di matrimoni misti, all’interno dei quali risulta fondamentale che egli possa fornire ogni tipo di consulenza riguardo alla problematiche giuridiche, religiose e culturali che questo tipo di unioni possono incontrare.

Le statistiche dell’Associazione matrimonialisti italiani impietosamente riportano una percentuale di interruzione del vincolo matrimoniale tra soggetti di religione cristiana e musulmana che si aggira intorno al 70%, verosimilmente riconducibile all’emergere di profonde divergenze culturali, religiose e nello stile di vita che non riescono a trovare un loro punto di integrazione. 

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Il divorzio è comunque un fallimento

Alfredo Mordechai Rabello

Per l’ebreo legato alla Torah diventa una cosa normale guardare anche alla vita quotidiana, cercando un collegamento con la Parashà settimanale, ma naturalmente i punti di vista proseguono ad essere diversi, a seconda anche della personalità di chi scrive e di chi legge. Così, prendendo spunto dalla Parashà di Ki Tezé, il settimanale “Hashabbat Zohar” (n.363), ha deciso di studiare il problema del divorzio.

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Coppie di patto

Alberto Somekh

La delicata questione delle “coppie di fatto” che tanto appassiona il mondo cattolico in Italia oggi è già stata affrontata da eminenti autorità rabbiniche del XX secolo. E naturalmente, queste lo hanno fatto in un modo genuinamente ebraico. Mentre da noi in genere due partners ebrei finiscono prima o poi sotto la chuppah, sembra che non sia sempre così altrove, soprattutto negli Stati Uniti, dove le convivenze sono un fatto comune anche all’interno della Comunità ebraica. Il problema che i Rabbini si sono posti è perciò il seguente. Se due conviventi ebrei si lasciano e uno dei due decide di sposarsi regolarmente con un altro/a, si deve richiedere il ghet per “formalizzare” lo scioglimento della prima unione? Continua a leggere »