Dieudonné | Kolòt-Voci

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Je suis Dieudonné

Ritratto del comico antisemita che ha mandato in tilt la Francia e l’idea di liberté. Prima corteggiato e ora rifiutato dalla sinistra 

Mauro Zanon

DieudonnéProvate ad andare ora nelle banlieue, lì dove la marche républicaine in ricordo delle vittime e per la libertà d’espressione di domenica scorsa è stata una “marcia di borghesi e di bianchi”, lì dove “se la sono cercata, non dovevano toccare il Profeta, li avevamo avvertiti, avrebbero dovuto fermarsi prima”, lì dove “Allahu Akbar”, lì dove “nique la France” (fotti la Francia). Andate per esempio a Grigny, nel quartiere della Grande Borne, tra le periferie più povere e malfamate di Francia, dove è nato e cresciuto Amedy Coulibaly, l’attentatore del supermercato kosher a Porte de Vincennes, e chiedete un po’ ai giovani del posto quali idee si sono fatti degli attacchi terroristici a Charlie Hebdo e all’Hyper Cacher. Vi risponderanno così: “E’ morto per una crisi cardiaca, è sicuro, altrimenti avremmo visto sangue. E’ una messa in scena, un complotto per metterci gli uni contro gli altri. Un musulmano non attacca un altro musulmano”, dice al Figaro Aminata, diciassette anni, secondo cui il poliziotto di confessione musulmana, Ahmed Merabet, non sarebbe stato ucciso da una scarica di Ak-47. E ancora: “A Grigny, non siamo Charlie. Peraltro, nessuno è andato alla manifestazione. E’ stata una roba fatta apposta per i borghesi, per i bianchi. Avete visto sfilare molti neri e arabi? Io no…”.

Preoccupati per la già pessima reputazione della loro città, che è ora “la ville de Coulibaly”, e per l’“odio contro i musulmani che crescerà” in conseguenza degli attentati, i giovani hanno una sola certezza: si tratta di un complotto organizzato dal governo di François Hollande. I dubbi rimangono sul principale complice. Tre sono le opzioni: Israele, gli Stati Uniti o entrambi. E comunque sia, a manovrare gli eventi, sostengono all’unisono, ci sono “i media, tutti corrotti”, e soprattutto “gli ebrei”: “Sono ricchi, governano il mondo. Sono loro ad avere le redini. Controllano i media, gli Stati Uniti. Ci sono persino ministri ebrei nel governo”, lancia Fatou, assistente per l’infanzia sulla ventina, per spiegare “perché Coulibaly ce l’aveva con gli ebrei”. E i fratelli Kouachi? Sarebbero stati uccisi in Siria, dicono tutti, prima della messa in scena dei poliziotti destinata a far credere all’attentato. Invocano le lotte dei neri americani per i diritti civili, gridano con orgoglio il loro antisemitismo, comparano il sionismo al nazismo, si bevono tutto ciò che è presentato sull’oceano del web come anti sistema, immagazzinano teorie cospirazioniste a pacchi e hanno un idolo, i giovani delle banlieue: Dieudonné M’Bala M’Bala. E’ in questo clima di risentimento antiebraico e di complottismo delirante, che il comico meticcio più famoso di Francia (mamma bretone e papà camerunense) affonda le radici del suo successo, con quel suo vaffa al sistema che è l’arcinota quenelle, braccio armato della sua ideologia.

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Dieudonné e i demoni dell’antisemitismo francese

Leonardo Martinelli

DieudonnéLe vicende legate a Dieudonné, il comico francese antisemita, mi fanno ritornare in mente una serie di ricordi personali. Nel 1989 ero uno studente della scuola di giornalismo a Parigi. Durante uno stage, mi mandarono con il giornalista politico del quotidiano dove mi trovavo, Le Monde, a seguire un comizio di Jean-Marie Le Pen in un palazzetto dello sport. Lui, dal palco, iniziò a parlare male di Simone Veil, allora una delle donne più in vista della politica francese, sottolineando che era ebrea. La gente iniziò a urlare “sporca ebrea”, “puttana”. Tutti insieme, una rabbia improvvisa.

Alla scuola di giornalismo, che frequentavo, un compagno di studi a un certo momento fece la lista deicompagni ebrei, la scrisse su un foglio, per “fare il conto”, diceva lui. Per me, che venivo dall’Italia e in più dalla provincia di Livorno, una città con una comunità ebraica importante, quell’antisemitismo era sorprendente, non capivo perché… Dopo, la lunga frequentazione con la Francia mi ha portato ad assistere a forme di antisemitismo più o meno esplicito in tanti altri casi. Ancora oggi mi chiedo: perché tanta rabbia contro gli ebrei? Forse il fatto che la comunità sia così numerosa (quasi 500mila persone, la più grossa d’Europa) rende più probabili manifestazioni di ostilità. Lo so, è una spiegazione banale. Sarà anche che la Francia, un Paese socialmente molto a compartimenti stagni, un covo di frustrazioni (ora poi con la crisi…), è un terreno ideale perché si vada a scovare capri espiatori utili per sfogarsi. È così anche in Italia e altrove in Europa, con gli immigrati. Ma lì una delle leve utilizzata per “incazzarsi con qualcuno” è l’antisemitismo, non c’è niente da fare.

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Il senso della lista antisionista

Ancora la Franciarabia: un antisionista algerino spiega perché non è una buona mossa la lista dell’antisemita (con amico ebreo) Dieudonné. DP

Una lista ben particolare si è presentata in Francia per queste elezioni Europee. Dopo varie peripezie, varie minacce d’interdizione, accuse di fascismo, di negazionismo e di antisemitismo… La lista Antisionista di Dieudonné riesce a fare l’ultima linea dritta per la partecipazione finale. Aldilà del risultato che sarà sicuramente modesto.

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Liberte, Egalite, Antisemitisme

Così l’antisemitismo è diventato “il problema numero 1 in Francia”

Giulio Meotti

Il 17 marzo Edgar Morin è comparso davanti al tribunale di Nanterre per rispondere all’accusa di diffamazione razziale. Sul Monde ha definito Israele “un popolo dominatore e, tranne un’ammirevole minoranza, sprezzante e che prova soddisfazione a umiliare”. Renaud Camus aveva scritto di provar fastidio nel “vedere questa civiltà francese avere come principali portavoce una maggioranza di ebrei”. Fayard ne ha ritirato il libro in commercio. Il comico Dieudonné è andato in tv a dire che “con la bandiera israeliana mi ci pulisco il culo”, che “bin Laden è solo contro la più grande potenza del mondo, e questo ispira per forza rispetto”, salutando IsraHeil l'”asse americano- sionista”. Pochi giorni fa la folla lo ha accolto al grido “liberate Dieudonné, libertà d’espressione”, conformista come il branco che voleva linciare Dreyfus prima che salpasse per l’Isola del Diavolo.

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