Davide Romano | Kolòt-Voci

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Toaff, rabbino ironico, combattivo e pacificatore che deluse i benpensanti

Giulio Meotti

Rav ToaffIl “rabbino più amato” e il “rabbino buono”. E la sua bella faccia, grave e gioiosa, in prima pagina. Ma questo tipo di facile bontà e di unanime accondiscendenza che adesso domina le eulogie, era del tutto estranea a Elio Toaff. Per molte ragioni, il rabbino di Roma deluse i benpensanti. Ironico e combattivo, partigiano uscito vivo da una fossa comune nazista, livornese figlio di ebrei spagnoli cacciati dall’Inquisizione, Toaff era solito dire che due avvenimenti avevano segnato la sua vita: “Le leggi razziali e la creazione d’Israele”.

Dalla parte di Israele Toaff lo fu fin da quando, dopo la Liberazione, a Venezia organizzò l’invio di armi all’Haganà, l’esercito ebraico. E anche quando, durante la guerra del Libano del 2006, in Italia si pubblicavano manifesti sui giornali che equiparavano Tsahal a Marzabotto, Toaff si smarcò dai soliti imboscati e attaccò duro, nonostante i novant’anni: “Una iniziativa antisemita che falsa la storia”.

Non diede mai il fianco a falsi irenismi religiosi, e a domanda su cosa fosse per lui l’ebraismo, Toaff rispondeva: “Noi ebrei vogliamo riportare Dio in terra e non l’uomo in cielo. Noi non diamo il regno dei cieli agli uomini, vogliamo che Dio torni a regnare in terra”. Non proprio una organizzazione non governativa di stampo caritatevole. Aveva una vocazione da pacificatore, che è una cosa diversa dal dialogo. Toaff fu sempre il più misurato nel giudizio su Pio XII, mentre da ogni parte, dagli storici laici come da molti ebrei e da tanti cattolici, si faceva terra bruciata attorno al pontefice. E tenne una posizione di pragmatismo anche durante il processo a Eric Priebke (condanna sì, carcere no). Contro le molte richieste di boicottaggio che arrivarono dagli indignati, Toaff partecipò alla prolusione dell’anno accademico alla Sapienza affidata nel 1992 a Renzo de Felice, la nemesi della storiografia revisionista, a cui pure Toaff non risparmiò critiche sulle Leggi razziali.

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Milano: conferenza sulla sicurezza confermata. Anche le polemiche

Davide Romano*

davide_romanoCome tutte le campagne elettorali, anche quella della Comunità ebraica di Milano appare molto tesa. Cadute le ideologie, in realtà, ci si polarizza su temi molto più leggeri. Per fortuna, aggiungerei. In Israele del resto, sono riusciti a fare un caso nazionale del fatto che Netanyahu non avesse restituito al cameriere i soldi di un collirio…

Nella nostra città invece,  la pietra dello scandalo è stata il fatto che il presidente uscente Walker Meghnagi abbia invitato al voto per la lista Wellcommunity da una newsletter del giornale della Comunità. Uno “scandalo” fatto arrivare addirittura sulle pagine del Corriere della Sera, ovviamente su segnalazione di chi crede (per il bene della Comunità, ovviamente) che l’unica lista da votare sia Lechaim. Evidentemente a costoro non importa se per cercare di fare vincere i “buoni” è l’immagine della Comunità a rimetterci. Il fine giustifica i mezzi, pare.

L’altra discussione aspra è stata quella sulla conferenza di questa sera alle 21 in aula magna, dedicata alla sicurezza degli ebrei milanesi. Polemiche perché “non si deve parlare di sicurezza in campagna elettorale” e “non si deve invitare il prefetto in una manifestazione di parte”.

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Alla Comunità ebraica l’uomo che sfida i jihadisti

Per la maggioranza corrono Besso e Romano che ha denunciato i fondamentalisti a Milano

Alberto Giannoni

Raffaele-BessoSi apre una nuova era, per gli ebrei milanesi – e non solo per loro. Sono state depositate le liste che concorreranno alle elezioni per la formazione del nuovo Consiglio della Comunità ebraica cittadina. E fra le novità più rilevanti, saltano agli occhi il rinnovamento delle squadre, la frammentazione, e il «ticket» proposto dalla lista dei vincitori uscenti. Ha deciso di non ricandidarsi il presidente Walker Meghnagi, dimissionario dopo che la «sinistra» interna ha deciso di tirarsi indietro sull’approvazione del bilancio – atto delicatissimo in una fase di crisi finanziaria. La lista «Wellcommunity», dunque, punta tutto su un «ticket». Nella testa di lista, prima degli altri candidati che sono rigorosamente disposti in ordine alfabetico – compare una coppia di candidati. Il primo è Raffaele Besso, assessore uscente a cui viene ascritto il merito di aver scoperto il buco creato nelle casse della comunità da una truffa milionaria – così è stata denunciata.

Accanto a Besso, uomo di esperienza, dal profilo tecnico, viene candidato un giovane che ha fatto molto parlare di sé in questi anni a Milano. Si tratta di Davide Romano: 45 anni, già segretario per un biennio dei Giovani ebrei, Romano è soprattutto il fondatore e segretario degli «Amici di Israele», l’associazione che si è resa protagonista di battaglie molto coraggiose e visibili in difesa dello Stato ebraico e contro i fondamentalisti che lo minacciano. Agli Amici di Israele si deve per esempio la riscoperta della Brigata Ebraica, le cui insegne da alcuni anni vengono portate in corteo il 25 aprile, nel giorno che ricorda la Liberazione, evento cui la formazione ebraica dette un decisivo contributo. Negli ultimi anni, a Milano, Romano si è reso protagonista di alcune decisive prese di posizione contro il fanatismo religioso.

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Milano: Guida alla crisi comunitaria

In esclusiva per Kolot, la ricostruzione commentata degli avvenimenti che hanno portato la Comunità ebraica di Milano allo scioglimento del Consiglio.

Davide Romano

davide_romanoE così si va elezioni anticipate. Così termina il film della presidenza Meghnagi, con un finale di quelli così complicati che non tutti ne hanno capito le vere ragioni. Riavvolgiamo il nastro dunque, e andiamo a capire dove nasce la crisi.

Nel giugno 2012 le elezioni vengono stravinte da Walker Meghnagi (900 preferenze contro le 648 del primo degli eletti della lista Ken, Simone Mortara). La sua lista (Welcommunity) però, a causa di un sistema elettorale assurdo, ottiene solo 10 dei 19 eletti. Gli altri 9 vanno alla lista Ken.

Meghnagi decide di fare una Giunta che coinvolge anche gli avversari. Nel corso del 2014 un paio di consiglieri della lista Welcommunity si dimettono per ragioni personali, e il sistema elettorale mostra tutti i suoi limiti: non subentrano infatti i primi dei non eletti della lista guidata da Meghnagi, come accadrebbe in tutti gli organi elettivi del mondo. A entrare in Consiglio sono invece quelli delle liste avversarie.

Così succede che la Comunità si ritrova con un presidente di Welcommunity e una maggioranza di consiglieri della lista Ken. Una cosa che neanche il sistema elettorale di Calderoli (il cosiddetto Porcellum) era riuscito a concepire. Un fatto che minerà in maniera determinante i rapporti all’interno del Consiglio: con una maggioranza che d’improvviso si ritrova minoranza e si sente ingiustamente defraudata dal voto elettorale, da un lato. E quelli di Ken che – perse le elezioni – si ritrovano maggioranza senza averne la legittimazione popolare, dall’altro.

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Arbib: Il vero pericolo è l’antisemitismo nascosto

Gli ebrei contestati proprio nella ricorrenza della Liberazione

Alfonso Arbib

«I ragazzi che hanno bruciato la bandiera di Israele si facciano un esame di coscienza. Sono così sicuri che la loro contestazione violenta abbia motivazioni diverse dall’antisemitismo?». Il rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, non ha dubbi: è l’odio profondo nei confronti degli ebrei ad aver scatenato i giovani dei centri sociali contro la rappresentanza della brigata ebraica che sfilava lungo il corteo del 25 aprile. Continua a leggere »