David Sorani | Kolòt-Voci

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La rivolta di Torino

Il risultato delle elezioni comunitarie di ieri porta alla vittoria l’opposizione con la nuova lista Anavim che conquista 8 seggi su 13. Sconfitta la lista che aveva revocato Rav Somekh dalla carica di Rabbino capo e nominato al suo posto un rabbino israeliano.

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La vittoria netta e indiscutibile della lista Anavim – che non è solo uno schieramento elettorale ma anche una nuova associazione culturale della Comunità Ebraica di Torino – dimostra senza possibili equivoci che la maggioranza della Kehillà torinese non si identifica nelle scelte esasperate e unilaterali compiute dalla precedente maggioranza, a partire dal provvedimento di revoca a Rav Somekh. Dimostra che non era solo una sparuta minoranza a manifestare perplessità e riserve di fronte a una politica comunitaria fatta di eclatanti ma in fondo effimere iniziative. Soprattutto nel contesto di una difficile situazione economica come quella attuale, che richiede invece realismo e rigore senza nulla togliere alla sostanza dell’azione formativa e aggregante.

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Torino: Pulsione distruttiva

David Sorani

La Comunità di Torino è scossa, turbata, inquieta. La conferma della revoca a Rav Somekh è un ulteriore colpo assestato a un ambiente già fortemente disorientato e lacerato al suo interno, che da tempo ha purtroppo smarrito il suo equilibrio e la sua vitalità. Già questo basterebbe per esprimere duri giudizi sulla maggioranza consiliare che col suo accanimento antirabbinico l’ha portata a vivere l’attuale situazione di tormento e di crisi esistenziale. E se il presente è amaro e grigio, il futuro si prospetta ancora più fosco e privo di sbocchi. Non solo a Torino, probabilmente, ma in tutta l’Italia ebraica.

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Torino come metafora

Dietro al piccolo episodio

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Si potrebbe anche sostenere che tutta la questione sollevata intorno alla riunione organizzativa convocata dal Consiglio della Comunità di Torino un venerdì pomeriggio alle 17,30 (questione diffusa e dibattuta in questi giorni su “Kolot”) sia in fondo cosa di poco conto, alla quale si è dato fin troppo peso: che importanza può avere e quali tracce può lasciare un incontro di lavoro tra pochi volontari in vista della prossima giornata europea della cultura ebraica? E invece no, invece è chiaro a tutti che la data e l’ora stabilite, e le priorità seguite per fissarle assumono una valenza emblematica della mentalità, del modo di porsi e di gestire le situazioni di interesse comune propri dell’attuale maggioranza consiliare.

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