Collegio rabbinico | Kolòt-Voci

Tag: Collegio rabbinico

Lo studio delle donne

Iaia Vantaggiato*

vantaggiatoUna visita tanto inattesa quanto gradita quella di rav Shlomo Amar, domenica mattina, presso la sede del Collegio rabbinico italiano. E piacevolmente inaspettato – peraltro in una classe di Talmud che negli anni ha visto crescere costantemente la presenza femminile – anche il tema scelto per la sua lezione. In base a quale criteri, si chiede rav Amar, rabbino capo di Gerusalemme e già rabbino capo sefardita di Israele, le donne – che sono esonerate dallo studio obbligatorio della Torà in quanto mitzvà (precetto) legata a un tempo determinato – sono altresì tenute a recitare, esattamente come gli uomini, le Birkot haTorà, le benedizioni per lo studio della Torà, durante le preghiere mattutine?

È rav Joseph Caro, l’autore dello Shulchan Arukh, a fornire una risposta: non solo a quella berakhà seguono la lettura di brani biblici, come i Salmi e la Cantica del Mare, ma a ciò va aggiunto l’obbligo, che di fatto ricade anche sulle donne, di studiare quei brani della Torà nei quali vengono esposte le norme che regolano lo Shabbat e l’accensione dei lumi, la niddà e il prelievo della challà. Pronta l’obiezione del Gaon di Vilna: questo tipo di studio è strumentale, finalizzato alla messa in pratica di un numero limitato di precetti. Mentre la berakhà (benedizione) che si dice la mattina riguarda proprio lo studio della Torà “per se stessa”. La composizione mista della classe domenicale di rav Riccardo Di Segni, da circa due anni alle prese con le peripezie della povera Sotà, le cui regole non hanno più rilevanza attuale, è una riprova che le donne studiano per il piacere e il dovere di studiare.

Continua a leggere »

Il serraglio dei giudii

Nel Ghetto di Roma, per le vie che raccontano i sogni e gli incubi di un popolo

Daniele Scalise

“Fino a trent’anni fa i nostri genitori ci invitavano a ‘non mostrare il nostro essere ebrei, a mantenere un profilo basso’” “Il pettegolezzo del Ghetto è dovuto alla necessità di conoscere le persone con cui si tratta, sapere se ci sono radici in comune”. Oggi si moltiplicano ristoranti kasher e negozi di Judaica. Tutto richiama un’identità minacciata e solo di recente rivisitata.

I blocchi di cemento, le transenne, i poliziotti che fanno le ronde con i mitra, la sorveglianza organizzata dei genitori e della Comunità, tutto questo si paga e credo sia il motivo di un alto tasso di aggressività degli studenti ebrei obbligati a vivere in un meccanismo di compressione”. Lo constata rav prof. Benedetto Carucci Viterbi, preside delle medie e del liceo della scuola ebraica da poco trasferitasi nel cuore dello stesso Ghetto di Roma, in quel Palazzo della Cultura che dovrà assommare presto anche il resto dell’istituzione scolastica ebraica, gli asili e le elementari che invece ancora stanno al di là del Tevere.

Continua a leggere »