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Chouchani, il santo rabbino che un giorno sparì nel nulla

Baharier rievoca la vita del mitico «clochard lunare» Protagonista La personalità del protagonista fa pensare a una parabola trasparente e affascinante: «La leggenda del santo bevitore» di Joseph Roth

Aldo Grasso

Baharier«Qualcuno in quei tempi lontani, di Chouchani trattenne l’eccezionalità, il suo essere il meglio, e in essa si consolò. Chouchani accecava ogni individuo che incontrava. Solo collettivamente, insieme, quei reduci facevano schermo e riuscivano al di là delle scintille, e per mezzo di queste scintille, a coglierne l’essenza: la claudicanza». Chi è questo monsieur Chouchani (si pronuncia Sciuscianì)? È una figura gigantesca, e profondamente enigmatica, giusto per accrescerne il carisma. L’aspetto trasandato, quasi repellente, da clochard, i pochi che l’hanno conosciuto lo descrivono come un genio talmudico: sapeva tutto, di ogni materia. Di lui Emmanuel Lévinas ha detto: «Incontrarlo era come entrare in contatto con un genio nel senso assoluto della parola; era un uomo che poteva tenere insieme un numero molto vasto di idee senza essere soggetto alla costrizione di condurle a un esito conclusivo. Era come se il Talmud fosse presente dentro di lui, incorporato, vivente».

Dopo appena poche pagine de La valigia quasi vuota di Haim Baharier (Garzanti), abbiamo la certezza di trovarci di fronte a un essere indistruttibile, vocato a eterne interpretazioni (come vuole il Talmud), a torsioni di significato, uno di quei rari personaggi che camminano sul crinale fra storia e leggenda. Nello sconvolgimento che suscita, Chouchani è una grande occasione per sfuggire all’opprimente banalità della ragione.

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