Chanukkà | Kolòt-Voci

Tag: Chanukkà

Quale rapporto tra ebraismo e cultura dominante?

Alfredo Mordechai Rabello

La preghiera ‘al hanissim ci offre in poche parole il significato di Hanukkah che i Chachamim volevano che ci portassimo dietro nei secoli; il regno della tirannide greca non era propriamente quello dei Greci, bensì dei Seleucidi (eredi di Alessandro Magno nella regione) che, nella loro tirannide, vollero “farci dimenticare la Tua Torah e far trasgredire gli statuti della Tua volontà”. Non sospettiamo i Seleucidi di essere dei proseliti di Socrate, Platone o Aristotele, e del resto quanti ebrei allora potevano essere sotto questa influenza?

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JewsNews 10

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

La luce di Chanukkà secondo il cantante reggae Matisyahu

JewsNewsMatthew Paul Miller, in arte Matisyahu è un cantante statunitense che ha saputo coniugare musica reggae e cultura religiosa ebraica. The Jewish Week ci offre un suo significativo intervento sul valore di Chanukkà.

L’impero ellenistico seleucide imponeva agli israeliti una omologazione a una cultura allettante, fatta di sensualità, di piaceri terreni e di filosofiche attrattive. La civiltà classica della bellezza e del piacere offriva tutto quel che un uomo avrebbe potuto desiderare.

Che cosa chiedeva in cambio?

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Il miracolo di Chanukkà non era nell’olio ma nella traccia nascosta che è in ogni ebreo

Dopo il video dei ragazzi di Yeud.im (se non lo vedi clicca qui), un brano tratto dal Sèfer Hatodaà – Il ciclo dell’anno ebraico Vol. 1, pubblicato da Morashà.

Approfondimenti su Chanukkà

Perché era necessario che accadesse il miracolo dell’olio? La Torà non stabilisce forse che si è esenti dall’obbligo di compiere una mitzvà se a impedirlo intervengono circostanze oltre il proprio controllo? Inoltre, perché il miracolo ebbe una portata limitata? Non avrebbero, invece, potuto scoprire miracolosamente una quantità d’olio sufficiente per tutti gli otto giorni?

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Chanuccà: la prima ribellione della Storia allo Stato totalitario

In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande maestro italiano

Sergio Sierra z”l

La mizvà della Chanuccà, cioè l’accensione della tradizionale lampada di Chanuccà, è legata ad uno dei più fulgidi episodi di eroismo e di resistenza del popolo ebraico. Gli uomini giustamente onorano ed esaltano l’eroismo per la patria, per la libertà, per un ideale. Per questa ragione negli annali della storia d’Israele la lotta che si combatté contro l’assolutismo politico di un regnante ellenista, ha assunto un valore imperituro divenendo simbolo e nobile testimonianza di sacrificio e di martirio per affermare contro tutto e contro tutti una concezione ideale della vita umana.

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Chanukkà: tante anime, un unico senso

Riccardo Di Segni – Rabbino Capo di Roma

Tutte le feste ebraiche hanno significati molteplici e Chanukkà non è un’eccezione. Proviamo a riassumerne i differenti aspetti, alcuni noti, altri meno noti o persino ignoti:

Il solstizio invernale

Chanukkà cade nel momento dell’anno in cui la durata della giornata solare diventa minima, per poi riprendere a crescere. Secondo il Talmud per questo momento fu istituita, da Adamo, la prima festa dall’umanità, che poi divenne una festa pagana.

La raccolta delle olive

Le principali feste ebraiche hanno un significato agricolo. Chanukkà cade nel momento in cui si fa la raccolta delle olive e se ne spreme il primo olio del nuovo raccolto. Il miracolo durò otto giorno perché tanti erano necessari per andare a fare dell’olio nuovo e riportarlo al Beth haMiqdash.

L’indipendenza politica

Il governo seleucide era oppressivo e intollerante. La rivolta, secondo alcune fonti, scoppiò per sottrarsi all’abuso dello jus primae noctis imposto dagli occupanti. Chanukkà celebra la riconquista dell’indipendenza politica ebraica dopo secoli di sottomissione, prima persiana poi greca.

La fine della persecuzione religiosa e la restaurazione del Beth haMiqdash.

L’occupante greco non proponeva pacificamente una religione differente, ma l’imponeva con la forza, introducendo culti pagani nel Beth haMiqdash, mettendo a morte chi non accettava l’idolatria e chi continuava a praticare i riti ebraici fondamentali come la Milà e lo Shabbat. Chanukkà celebra l’inaugurazione del Santuario, ed è l’unica inaugurazione tra le varie che ci furono che viene ricordata con una festa.

La vittoria sugli ellenisti

Non c’era solo un’entità esterna opprimente, sfruttatrice, intollerante e persecutoria. C’era una parte di popolazione ebraica che condivideva e collaborava pienamente al programma di sostituzione della cultura tradizionale ebraica con quella ellenica, per convinzione, o per conformismo, o per ambizione di potere. La rivolta fu anche una dura guerra civile contro collaborazionisti interni

Il/i miracolo/i

Chanukkà è la festa del miracolo, di ciò che razionalmente è impossibile ma poi avviene. Non era possibile che un gruppo sparuto di ribelli piegasse una potenza occupante, eppure questo avvenne. Non era possibile, parallelamente, che una piccola quantità di energia bastasse tanto a lungo, eppure avvenne. In opposizione alla cultura e alla filosofia greca basata sulla sola razionalità Chanukkà propone il tema del miracolo e del meraviglioso nella storia. Nella storia del popolo ebraico chi non crede al miracolo non è realista.

Ogni epoca e ogni comunità hanno rimosso o accentuato qualcuno di questi significati. La trasformazione pagana e orgiastica della festa del solstizio ha fatto sì che il popolo ebraico ne cancellasse quasi del tutto il ricordo, lasciando un vuoto che fu poi riempito dal significato storico e religioso. Il senso agricolo della festa è sempre stato sullo sfondo, ma quasi nessuno ne parla direttamente. Per gli Asmonei Chanukkà era la festa della fondazione della loro dinastia, ma gli Asmonei finirono col perseguitare i Farisei, che a loro volta cancellarono ogni significato politico dalla festa. Con il Sionismo l’idea dell’eroe Jehuda haMaccabì ha ripreso tutta la sua suggestione. Ancora oggi le diverse anime di Chanukkà coesistono e confliggono nelle diverse forme dell’identità ebraica.

Nella festa dello spirito, della resistenza e della luce, le fiamme che brillano trasmettono ad ognuno messaggi e suggestioni comuni e differenti. L’energia d’Israele non si esaurisce e non si esprime mai in un modo monotono. Ma i diversi significati sono come degli indizi, delle tracce sparse in luoghi differenti che portano tutte verso un unico punto.

Proviamo a fare questa “caccia al tesoro”: il solstizio propone il tema del rinnovamento nel cielo in ogni ciclo annuale, come la raccolta delle olive ricorda la natura che dà i suoi frutti periodicamente; comune a queste due situazioni naturali è il tema della luce, quella del sole e quella prodotta dalla combustione dell’olio; di qui l’idea che tutto questo possa essere l’espressione di un meccanismo automatico, ciclico e garantito, e che di luce ne esista solo una, quella che vediamo; ed ecco una civiltà -quella greca- che impone queste idee a una cultura differente -quella ebraica-, pretendendo di essere luce della ragione, che da una parte seduce ma dall’altra è brutale oppressione; un buio che fa finta di essere luce e una luce che rischia di spegnersi perché manca l’energia; finalmente un nuovo potere politico ebraico riesce inaspettatamente a recuperare la poca energia esistente, anche se dopo qualche tempo dimentica e tradisce i motivi ideali che l’hanno sostenuto; ma dietro a tutto questo, malgrado le difficoltà c’è un pensiero diverso, uno spirito diverso, che cerca e testimonia la vera luce, che supera la ciclicità della natura, e riesce a resistere in purità a ogni tentativo violento o seduttivo di cancellazione.

Miracolo della sopravvivenza, sopravvivenza del miracolo.

C’è tutto questo in Chanukkà. “E stabilirono otto giorno per Lode e Ringraziamento…” ‘Al hanissim we’al haniflaot…. “Per i miracoli e per i prodigi… che facesti ai nostri Padri in quei giorni, in questo tempo”

Quel fuoco che può illuminare o distruggere

Riccardo Di Segni

Per l’ultimo giorno di Chanukka e per l’ottavo centenario della scomparsa di Maimonide (secondo la data civile).

E’ noto che la Mishnà dedica poco spazio alla festa di Chanukkà. Una delle rare citazioni è quando si parla della responsabilità civile nell’eventualità di un incendio. Il caso è questo: Un cammello carico di balle di lino passa per un vicolo e la merce sfiora una chanukkià accesa accanto alla porta di un negozio sulla strada. Scoppia un incendio. Chi paga i danni? La questione nella Mishnà (Baba Qama 6:6) è controversa. Continua a leggere »

Il presepe e il muro

Deborah Fait

È passata Hannuka’, è finito il Natale, le due festività che si accavallano, una ebraica e l’altra cristiana. La prima è la festa delle luci e del miracolo che viene dal coraggio, la seconda dovrebbe essere la festa dell’amore che ricorda la nascita di Gesù, l’ebreo Joshua ben Josef, venuto, secondo la tradizione cristiana, a salvare il mondo. Continua a leggere »