Chantal Maas | Kolòt-Voci

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Io, unica ebrea che vive a Auschwitz

“Il mio modo di resistere: abitare a duecento metri dall’inferno”

Gli occhi chiari sembrano guardare nel vuoto. In realtà inseguono qualcosa che la donna vede benissimo, la proiezione della memoria e dell’orrore che la invade. La voce ferma e gentile racconta un albero genealogico in cui sono concentrati secoli di ferite europee. Il passato fa di me una rom ungherese della Transilvania, il presente dice che sono l’unica ebrea di Auschwitz». Prima di lei, l’ultimo si chiamava Gruber, è morto qualche anno fa. Poi il nulla, il nessuno. «Prendere casa a pochi metri dalla porta dell’inferno è stata una scelta volontaria, un atto di ribellione contro chi preferisce dimenticare». E contro chi fa dell’Olocausto un business redditizio. «Essere ebrei e andare a vivere laggiù da soli richiede una forte dose di fede e incoscienza. Eppure, ora che i testimoni spariscono uno dopo l’altro, essere ebrei a Auschwitz è una straordinaria vittoria contro l’oblio». Continua a leggere »