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“Una volta si boicottavano i negozi ebraici, ora lo stato ebraico”

Si celebrano gli ebrei morti e si discriminano quelli vivi. I casi Deutsche Bank, Danske, Nordea e Pggm Banche e fondi pensione, ecco come l’Europa sta isolando Israele

Giulio Meotti

Negozio ArianoRoma. Una settimana fa il ministro israeliano dell’Economia, Naftali Bennett, aveva abbandonato l’Aula della Knesset dopo l’attacco portato allo stato ebraico dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Un compagno di partito di Bennett, il ministro Uri Orbach, ha detto di trovare insopportabile “sentire menzogne alla Knesset, e per giunta in lingua tedesca”.

Si alza rapidamente la posta in gioco del boicottaggio economico a Israele, dopo che Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, ha incluso la Poalim Bank israeliana in una lista di compagnie riguardo le quali gli investimenti sollevano “questioni etiche”. Deutsche Bank non è un caso isolato. Numerose banche d’affari europee e istituti finanziari stanno voltando le spalle agli israeliani, lanciando una moratoria dei loro istituti di credito. Anche la più grande banca danese, la Danske Bank, ha posto la Hapoalim nella sua black list. Poi è arrivata la banca svedese Nordea, che ha messo sotto scrutinio le israeliane Leumi e Mizrahi-Tehafot per la loro presenza nei Territori.

Il più grande fondo pensione olandese, Pggm, ha ritirato gli investimenti da cinque istituti finanziari dello stato ebraico. Pggm ha venduto titoli di Bank Hapoalim, Bank Leumi, Bank Mizrahi-Tefahot, First International Bank of Israel e Israel Discount Bank perché hanno filiali in Cisgiordania (Giudea e Samaria per Israele) e perché coinvolte nel finanziamento della costruzione degli insediamenti. Pggm ha 150 miliardi di euro in portafoglio. Dall’Inghilterra l’agenzia UK Trade and Investment ha “scoraggiato” le compagnie inglesi dal fare affari con aziende israeliane coinvolte in insediamenti.

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Nuove intolleranze crescono

Giorgio Israel

Riparte dalle università inglesi (e ha code italiane) il boicottaggio accademico di Israele

La campagna per il boicottaggio di Israele in ambiente universitario prese le mosse in modo imponente nella primavera del 2002. Era un susseguirsi di raccolte di firme di professori universitari che aderivano all’indicazione di evitare contatti con le istituzioni scientifiche e accademiche israeliane e persino con i singoli qualora non avessero preso le distanze dalla politica del loro paese. Mi trovavo a Parigi in quel periodo, invitato da un’Università, e ricordo perfettamente il clima avvelenato, i colleghi che si presentavano in keffiah ai seminari, che ti chiedevano quali iniziative si stavano prendendo nelle università italiane contro Israele, come se fosse ovvio che una persona normale non potesse avere una posizione differente. Continua a leggere »