Bioetica | Kolòt-Voci

Tag: Bioetica

Bioetica e figli contesi, la riflessione dell’ebraismo

Riccardo Di Segni*

Ebrei:Alfano visita comunit‡ Roma,forte sostegnoUn albero viene sradicato da un’alluvione e va a finire nel campo, di un altro proprietario, dove attecchisce e fa frutti. Domanda: i frutti di chi sono, del primo o del secondo proprietario? A prima vista andrebbero divisi, ma bisogna fare una distinzione. Vanno divisi se l’albero è arrivato con le radici coperte dal terreno originale, cosa che gli ha consentito per un certo tempo l’autonomia, ma se le radici erano nude, è solo la terra del secondo proprietario che ha consentito l’attecchimento, la crescita e ha dato il nutrimento; quindi il secondo proprietario deve al primo solo il valore dell’albero spoglio. È un caso tipico discusso e codificato da secoli nella legge rabbinica, in parallelo a casistiche analoghe di altri sistemi legali.

Oggi si propone un caso per alcuni aspetti analoghi. Un ovulo fecondato è stato impiantato per errore in un utero diverso da quello della donna cui era stato prelevato l’ovulo, ha attecchito ed è cresciuto. Di chi è il prodotto del concepimento? Lasciato a sè stesso non gli sarebbe stata possibile una crescita autonoma, che invece ora c’è stata grazie all’ospite che lo sta portando in grembo. Tra la storia dell’albero e quella dell’ovulo fecondato vi sono tante differenze, da una parte un vegetale, dall’altra un essere umano, da una parte una situazione essenzialmente economica, dall’altra un sistema di relazioni con sentimenti, rischi e passioni. Eppure nel minimo che accumuna le due situazioni, se fosse lecito un confronto tra i due casi, la conclusione sarebbe che il feto è di chi porta avanti la gravidanza salvo rifusione del valore dell’embrione, valore ben difficile da calcolare, ma che dovrebbe comprendere almeno le spese in senso lato (mediche, stress, ore di lavoro perso) che sono state necessarie per produrlo. Sempre che sia eticamente lecito, e la cosa è notoriamente controversa, fissare un prezzo per questo tipo di “prestazioni” biologiche umane.

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Sceglierai la vita: testamento biologico e halakhah

Bioetica

Alberto Moshe Somekh

Il Dipartimento di Studi Politici dell’Università di Torino sta pianificando, sotto la guida del Prof. Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte Costituzionale, un esperimento di dibattito pubblico sul testamento biologico, che dovrebbe culminare in una sessione aperta programmata per fine aprile in contemporanea a Torino e a Firenze.

Il Dipartimento ha individuato un comitato di garanti per la stesura del documento informativo preliminare: fra essi vi è il sottoscritto. Dopo una approfondita introduzione all’argomento su basi storiche, mediche e giuridiche il documento si articola in tre domande: 1) in quale misura il medico deve tenere conto della volontà del paziente? 2) nel testamento biologico si possono rifiutare i trattamenti di sostegno vitale? 3) è utile introdurre una nuova legge che dia valore legale al testamento biologico? L’argomento è oggi alla ribalta. Come nasce il problema? Qual è il punto di vista ebraico sulla questione? Cosa è cambiato, o cambierà, rispetto al passato? Proverò a riassumere i termini del dibattito, prima di fornire il punto di vista tradizionale. Si tenga presente che quanto segue è solo una presentazione teorica e che qualsiasi situazione concreta (D. ne scampi) dovrà essere vagliata caso per caso con l’ausilio di esperti.

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Halakhà, bioetica e pensiero laico

Francesca Bolino

A seguito della vicenda di Eluana Englaro, abbiamo intervistato Riccardo Di Segni, capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, al quale abbiamo chiesto un parere sul rapporto tra religione, politica e bioetica dal punto di vista dell’ebraismo e non.

Quali sono gli atteggiamenti dell’ebraismo rispetto ad alcuni aspetti della bioetica?

Innanzitutto bisogna capire di quale ebraismo si parla, perché esistono tanti tipi di ebraismo e tante concezioni diverse di ebraismo. Qui mi riferisco specificamente alla posizione del rabbinato ortodosso in merito ai temi di cui abbiamo deciso di parlare.

Gli ebrei però non si rifanno solo al rabbinato ortodosso e non si rifanno magari a nessun rabbinato, giacché spesso ragionano con la loro testa; e quindi se si fa una ricerca di opinione rispetto a qualsiasi problema generale tra gli ebrei sarà possibile trovare opinioni disparate.

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Anche per noi Eluana deve vivere

Le sfide della bioetica secondo il rabbino capo di Roma. Colloquio con Riccardo Di Segni di Francesco Rositano

«In generale non è giusto sospendere il trattamento di nutrizione e idratazione: per noi l’acqua e il cibo hanno lo stesso valore dell’ossigeno. E non si può privare una persona del diritto di respirare. Pertanto se in un caso come quello di Eluana Englaro ci fosse stato chiesto un parere ci saremmo orientati per non interrompere il trattamento di nutrizione e idratazione. La vita come il corpo non sono di proprietà esclusiva della persona. Ciò, però, non significa che l’uomo sia condannato a soffrire». Con queste parole il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni esprime a Liberal la sua posizione sulle questioni di più stretta attualità: vita e morte, testamento biologico, morte celebrale. Questioni su cui recentemente si è pronunciato anche il presidente dei vescovi italiani, il cardinal Angelo Bagnasco, dimostrando un’apertura della Chiesa cattolica ad una legge sul testamento biologico.

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DICO: quello strano silenzio dell’ebraismo italiano

Bisogna dire con chiarezza che non tutto è moralmente accettabile come nel caso dell’omosessualità maschile

Riccardo Di Segni – Rabbino Capo di Roma

C’è uno strano silenzio dei diversi esponenti dell’ebraismo italiano su un tema che è stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi, quello dei DICO, la legge sulle convivenze che è stata presentata e poi rallentata nel suo iter parlamentare. Anche Shalom, che nello scorso mese ha pubblicato alcuni articoli dell’argomento, ha dato delle spiegazioni, ma non ha riportato dichiarazioni e pronunciamenti ufficiali, né poteva farlo perché fino a quel momento non c’erano stati. Un silenzio che contrasta da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa Cattolica su questo tema e dall’altra con la ormai abituale loquacità ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica. Come gli ebrei italiani intervengano su temi di politica italiana o mediorientale lo sappiamo tutti. Su temi caldi di bioetica, ad esempio la fecondazione artificiale oggetto di referendum lo scorso anno, o nel dibattito sull’eutanasia sollevato dal caso Welby, gli interventi ebraici ci sono stati, anche se qualcuno, forse non bene informato, ha sostenuto il contrario, insinuando persino che un presunto nostro silenzio sarebbe dovuto alla riluttanza a non condividere pubblicamente le posizioni della Chiesa; ma il silenzio non c’è stato e le posizioni ebraiche in entrambi i casi non erano sovrapponibili a quelle della Chiesa. Continua a leggere »

Referendum: Cosa dice la legge ebraica?

Fecondazione assistita e referendum

Domande e risposte di bioetica dal punto di vista ebraico

Rav Riccardo Di Segni – Roma, 29 marzo 2005

E’ consentita la fecondazione artificiale?

Sì, secondo la maggioranza delle Autorità Rabbiniche, nei limiti esposti avanti.

Chi è autorizzato a ricorrere a queste procedure e come?

coppie sposate in difficoltà, per impedire il divorzio; preferibilmente no ai singles; verifica rigorosa delle indicazioni e delle alternative; controllo attento della procedura per evitare contaminazioni esterne Continua a leggere »

Terri Schiavo e i rabbini

Editoriale del New York Sun – 21 Marzo 2005

Nel Talmud viene raccontata la storia di un rabbino vecchio e morente che era diventato un ‘gosès’ – una persona fra vita e la morte. Il grande rabbino non poteva morire perché, come racconta Jonathan Rosen nel suo libro “il Talmud ed Internet,” fuori ,” tutti i suoi allievi stavano pregando perché lui vivesse e questo distraeva la sua anima. Il suo domestico allora si arrampica sul tetto della capanna in cui il rabbino stava morendo e lancia un vaso d’argilla a terra. Il suono distrae gli allievi che smettono di pregare. In quel momento, il rabbino muore e la sua anima va in cielo. Anche al servo, dice il Talmud, viene garantito un posto nel mondo a venire. Continua a leggere »