Bar Mitzvà | Kolòt-Voci

Tag: Bar Mitzvà

Il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri

Per il Bar Mitzvà di Gavriel Sierra le parole del nonno rav Sergio Joseph Sierra z.l.

Caro Gavriel, questo shabbàt tu diventi Bar Mizvà ed io desidero farti pervenire le parole che tuo Nonno, il nostro caro Morè Rav Sierra z.l., pronunciò per il mio Bar Mizvà; quando fece la sua alià Rav Sierra mi disse: “Alfredo, guarda cosa ho trovato; te lo lascio” e fu per me un regalo rinnovato.

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Dedicato a Lapo, che vuole farsi ebreo

A Roma direbbero: Quanto ie rode. Gad Lerner, dopo aver passato una vita credendo di inventarsi un “suo ebraismo” (come se non lo facesse ogni ebreo), scegliendo i rabbini “buoni” che fanno quello che vuole lui, inventandosi il “meticciato” per sposare chi vuole lui, ora dispensa generosi consigli a Lapo Elkann. Chutzpah. DP

Gad Lerner

Troppe volte ho adoperato questa rubrica per criticare la vita esuberante, pretenziosa e disordinata di Lapo Elkann; sempre ricevendo da lui in cambio sorrisi travolgenti, richieste di chiarimento e di consigli, perfino una smentita fattuale: contrariamente alle mie previsioni la sua attività d’imprenditore della moda non è stata un fiasco, anzi.

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La base della fede risiede nell’uscita dall’Egitto

Commento alla Parashat Bo – In onore del Bar Mitzva di Tommy ben Shoshana ve-Moni Matalon

“E vi oltrepassai” (“u-pasachti ‘aleikhem”) (Shemot 12, 13)

Cosa vuol dire “u-pasachti”? La traduzione letterale del verbo sarebbe: passare oltre, saltare. Come puo’ essere? Eppure D-o e’ Onnipresente, quindi come fa a saltare se si trova dappertutto? In effetti il risultato di “u-pasachti” e’ che solamente i primogeniti degli egiziani vennero colpiti dalla decima piaga, mentre gli ebrei ne rimasero incolumi. Rashi suggerisce “ve-chamalti”, “ed ebbi misericordia” e la traduzione in aramaico di Onkelos e’ d’accordo. Quindi, evidentemente, il “salto” non e’ da intendersi solo in senso materiale ma anche in senso spirituale.

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Sull’obbligo delle mizvot

La derashà pronunciata da Debra Barki nel giorno del suo Bat mitzvà. Mazal Tov, Debra!

Nella Torà non si parla da nessuna parte della data Bar Mizvà o Bat Mitzvà cioè, del momento preciso in cui un ragazzo o una ragazza, arriva alla maggiorità religiosa, l’età della piena responsabilità sulle proprie azioni.

Ne parla invece la Ghemarà in Nidà (mem-hei) dove dice che i voti di una ragazza di dodici anni e un giorno sono validi e i voti di un ragazzo di tredici anni e un giorno sono validi. Rashi commenta che fino a quell’età essi sono perciò dei “ketanim”, minori legalmente. La Ghemarà in Yomà (peh-hei) indica inoltre che una ragazza deve iniziare a digiunare per Yom Kippur dall’età di dodici anni e un ragazzo dall’età di tredici. Prima di quel momento è obbligo dei genitori allenarli al digiuno.

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Sami, il Bar mitzvà 64 anni dopo

Deportato ad Auschwitz non poté farlo a 13 anni

Ariela Piattelli

La settimana della Memoria, che precede la giornata del 27 gennaio, si è aperta ieri nella grande Sinagoga di Roma. Ed è iniziata con un evento unico e lieto, perché Samuele Modiano, 77 anni, reduce dai campi di sterminio nazisti, ha potuto finalmente festeggiare il suo Bar Mitzvà, la maggiorità religiosa che ogni ragazzo ebreo celebra a tredici anni. Originario di Rodi, Samuele detto «Sami», all’età di tredici anni fu deportato ad Auschwitz, insieme ad altri 2500 ebrei greci. Nel cuore dell’inferno non ebbe certo la possibilità di festeggiare il Bar Mitzvà, e ieri, più di sessant’anni dopo, la Comunità Ebraica di Roma ha voluto restituire a Sami una piccola, ma importante parte, di ciò che la vita gli ha tolto. Continua a leggere »