Bagno rituale | Kolòt-Voci

Tag: Bagno rituale

Taglietto sì, bagnetto no

Per chi crede che le dispute tra i rabbini italiani di oggi siano troppo accese, eccone una dell’inizio del Novecento sui figli dei matrimoni misti. E su cosa sennò?

Gianfranco Di Segni

Uno dei problemi che suscitò un acceso dibattito fra i rabbini di inizio Novecento (e anche a fine Novecento), è lo status religioso dei figli di matrimonio misto, in particolare quando la madre non è ebrea. Come è noto, secondo la legge ebraica, si è ebrei o nascendo da madre ebrea o convertendosi all’ebraismo. La conversione richiede una procedura complessa, che per l’adulto maschio prevede la milà (circoncisione) e per entrambi i sessi la tevilà (immersione in un bagno rituale) e l’accettazione delle mitzvot (precetti religiosi) davanti a un Bet Din (tribunale rabbinico). Nell’Ottocento le conversioni di adulti non erano così diffuse come sarebbero state nella seconda metà del Novecento e oggi stesso. Dopo l’emancipazione, però, aumentarono di gran lunga i matrimoni misti. Quando una donna ebrea si sposava un non-ebreo, i figli nascevano ebrei e tali venivano cresciuti (a meno di una differente decisione dei genitori). Nel caso reciproco, tuttavia, quando il padre era ebreo e la madre no, e i genitori volevano crescere il figlio come ebreo, questo doveva essere convertito.

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Donna e sposa

Anna Colombo

Ieri sera a Milano grande festa: si inaugurava il rinnovato mikve di via Guastalla dopo lunga e sofferta ristrutturazione. Erano presenti centinaia di donne per una festa tutta al femminile che ha visto diversi e qualificati interventi con intermezzi di canto e musica. In esclusiva per Kolot siamo riusciti ad ottenere il testo dell’intervento della rebbetzin Anna Arbib Colombo.

Questa sera è Rosh Chodesh Hadar, il capo mese di Hadar in cui cade Purìm e i nostri Maestri hanno insegnato che: Mishenichnàs Hadàr Marbìm Besimchà, da quando inizia il mese di Hadàr si deve aumentare la gioia. Ho quindi pensato di tenere una breve lezione proprio sulla Simkhà, e in particolare sul rapporto che vi è tra la gioia di Purìm e la simkhàt hanissuìn, quella per il matrimonio. Potrebbe sembrare una forzatura ma a mio avviso non lo è. Tutta la storia di Purìm gira attorno a un rapporto matrimoniale. Achashveròsh perde la moglie e sposa Ester, strappata con forza a Mordekhài che secondo la tradizione ne era il marito. E poi Haman, che spinto dal consiglio della moglie prova ad uccidere Mordekhài per poi finire impiccato sulla forca che aveva preparato. Ma il rapporto con Purìm sarà trattato solo alla fine del mio discorso. Per ora, iniziamo un percorso che, attraverso le fonti rabbiniche ci condurrà pian piano al tema della gioia matrimoniale e, diciamolo subito, a quello della famiglia come radice della continuità del popolo ebraico.

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