Avraham De Wolff | Kolòt-Voci

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Si rimane ebrei anche… in vacanza

Avraham De Wolff*

All’inizio di luglio due persone diverse mi hanno chiesto se potevo dare loro qualche “consiglio rabbinico” o “prospettiva” sul periodo di vacanza che stava per iniziare. Entrambi erano sicuri che la loro domanda fosse strana o perlomeno inusuale. Eppure devono aver assunto che l’ebraismo ha quasi indiscriminatamente voce in capitolo su qualsiasi cosa nella vita e nel mondo che ci circonda. E questo è quasi vero, in effetti. Ho dato allora alcune risposte. Ma ora che percepiamo più forte questo periodo intorno a noi, credo di poter fare un discorso più corretto, con un’idea più completa.

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Piantare l’ottimismo

Non sempre i sentimenti positivi sono spontanei

Avraham De Wolff

L’ottimismo, quando opportuno, è uno di quegli atteggiamenti che riteniamo sia sufficiente «sentirselo dentro». Agire con ottimismo ci appare già come se fosse un’arte — non perché la si debba andare a studiare all’università, piuttosto perché esige da noi che si agisca quando nessuno se la sente di garantirci il successo. Questo lo troviamo duro da accettare. Valutare le possibilità di successo in qualsiasi impresa non è sicuramente una cattiva idea. Ma cosa succede se il «pessimismo» alternativo sembra sbucare ovunque, cosicché ci paralizziamo e decidiamo di non procedere con questa, né quella, né nessun’altra alternativa possibile?

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