Attentato | Kolòt-Voci

Tag: Attentato

La caccia all’ebreo non conosce requie

L’eterno vizio di «minimizzare» e la solitudine dei bersagli dell’odio

Pierluigi Battista

Non solo in Francia. Anche in Italia hanno ucciso bambini ebrei solo perché erano bambini ebrei. Anche in Italia, su una nave italiana che è territorio italiano, hanno ucciso un vecchio ebreo in carrozzella, solo perché era un ebreo. Non nell’epoca nera dello sterminio. Non nella pagina più vergognosa della storia italiana. Ma negli ultimi trent’anni. Come in Europa, dove la caccia all’ebreo, l’ebreo come bersaglio da annientare, da schiacciare sotto il peso dell’odio, non ha mai conosciuto requie. Fino all’orrenda strage di Tolosa.

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Unpolitically correct

Forse, finalmente, la parola islamo-nazista inizierà ad avere una sua legittimazione nel dibattito politico e culturale che agita l’Europa

Gheula Canarutto Nemni

E ora che si sa la verita’. Che e’ chiaro che dietro a quel casco nero e a quella motocicletta maledetta si nascondeva un ennesimo musulmano, la moralita’ del mondo mediatico si svegli. Si scuota dal proprio torpore, paura, ansia politically correct, di dare contro apertamente alla cultura, alla ricerca spasmodica della morte, dell’islam. Non e’ un mondo intero da condannare, da denunciare.

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Tolosa: hanno colpito i nostri figli, il nostro futuro

Pierpaolo Pinhas Punturello

Mentre il numero delle vittime dell’attentato alla scuola ebraica diTolosa pare aumentare da tre a quattro persone, di cui due bambini, cerco di trovare in me tutta la mia forza identitaria ebraica per fuggire il panico, l’odio, la rabbia, la vendetta.

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L’assessore alla Teshuvà

Raffaele Levi z.l.

A una settimana dalla scomparsa di Raffaele Levi, z.l., riportiamo una sintesi di quanto da lui scritto nella Prefazione e nelle Considerazioni finali alle Hilkhot Hateshuva (Norme sulla Teshuvà) di Mosè Maimonide, DAC, Roma 5743-1983, ripubblicate dalla Giuntina nel 2004 con il titolo Ritorno a Dio. Norme sulla Teshuvą. La traduzione fu fatta subito dopo l’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 dove morì il piccolo Stefano Gaj Taché.

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Ucciso a due anni dai terroristi, il mio fratellino dimenticato

Stefano Gay Tachè morì nell’assalta alla Sinagoga di Roma. “Salviamolo dall’oblio”.

Pierluigi Battista

«Mio fratello si chiamava Stefano. Stefano Gay Taché. Il 9 ottobre del 1982 aveva appena due anni quando fu ammazzato da un commando di terroristi mentre usciva dalla Sinagoga Maggiore di Roma, al termine della festa di Sukkot, assieme alla sua famiglia. Mio fratello aveva due anni meno di me, che mi chiamo Gadiel. Oggi, a ventinove anni da quel massacro su cui l’Italia ha steso un velo di ambiguo e imbarazzato silenzio, ho deciso di impegnarmi perché sia conservato il ricordo di un bambino ucciso nel cuore di Roma».

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La moderata ebrea avversaria dei Tea Party

Chi è la deputata vittima dell’attentato in Ariziona

Christian Rocca

Un’ora e venti minuti prima della sparatoria che l’ha quasi uccisa, la deputata quarantenne dell’Arizona Gabrielle Giffords, eletta a novembre per la terza volta alla Camera di Washington con il Partito democratico, aveva inviato un tweet a chi la seguiva su Internet: «Comincia adesso “il Congresso sotto casa tua”. Venite, fatemi sapere che cosa pensate».

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Se un uomo di fede sceglie la via dei kamikaze

Riccardo Di Segni

Una guida religiosa dovrebbe incarnare un ideale di moderazione e convivenza pacifica

L’attentato all’autobus di Gerusalemme impone nuovamente delle riflessioni sulle componenti intricate di un conflitto infinito e in particolare sul ruolo che vi hanno le religioni. Non passano inosservati i dati biografici sul giovane attentatore, padre di due figli, insegnante di scuola elementare e guida religiosa della sua comunità. Un curriculum personale che in una società diversa potrebbe rappresentare un ideale di moderazione, di convivenza, di costruzione di un mondo pacifico. Continua a leggere »