Attentato | Kolòt-Voci

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Mattarella ricorda Stefano, il bambino ebreo ucciso a Roma nella strage in Sinagoga del 1982

Fu la prime aggressione antisemita in Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

Maurizio Molinari

Assalto alla Sinagoga“Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un passaggio del suo discorso di insediamento.

Stefano Taché è il bambino ebreo di 2 anni che viene ucciso nell’attentato alla Sinagoga Maggiore di Roma il 9 ottobre 1982. Sono le 11,55 del sabato di “Shemini Azeret”, la festa ebraica durante la quale i bambini ricevono una benedizione collettiva dal rabbino. Il commando di terroristi lo sa, sceglie di colpire puntando a compiere una strage di piccoli. Quando la funzione finisce, i fedeli, le famiglie con i piccoli, escono dall’uscita su Via Catalana.

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Addio a Wolinski, il papà di Paulette

In Italia le sue tavole sono state pubblicate da Linus, Cuore e il Male. Ebreo dai mille inizi, aveva partecipato alla nascita di decine di avventure editoriali

Alessandro Trevisani

WolinskiGeorges Wolinski era l’uomo dei mille inizi, protagonista, fin dalla loro nascita, di decine di avventure editoriali legate alla contestazione, alla satira e al fumetto vero e proprio. Nato a Tunisi nel 1934 da madre franco-italiana e da un papà imprenditore del ferro che muore quando ha 2 anni, viene cresciuto dai nonni materni pasticceri, e cresce in Provenza, a Briancon, finché va a lavorare nella fabbrica di maglie del secondo marito della mamma, a Fontenay-sous-Boys, vicino Parigi. Nel 1958 il debutto nel disegno professionale, per la rivista di giardinaggio e bricolage Rustica.

Nel 1960 è tra i fondatori, con le sue vignette, diHara-Kiri, da cui nel 1969 nascerà Charlie Hebdo, di cui sarà redattore capo dal 1970 al 1981. Nel frattempo, nel maggio 1968, tiene a battesimo L’enragé, giornale che si definiva “un pavè”, una mattonella da lanciare contro il potere, ma anche Action, fondato con Jean Schalit, André Glucksmann, Reiser e altri transfughi della Union deS Étudiants Communistes: è, questo, il foglio-prodigio degli scontri del maggio francese, che arriva a tirare 100mila copie e conia il modello delle prime pagine-manifesto, con un solo grande disegno, che poi sarà anche il cliché vincente di Charlie Hebdo.

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Attacco ad una sinagoga, la prima volta in Israele

L’assalto di oggi a Gerusalemme segna un drammatico precedente per lo Stato ebraico

MannaiaPer quanto possa apparire strano agli occhi di un europeo, abituato alle costanti misure di sicurezza che circondano i luoghi di preghiera ebraici nelle città del Vecchio Continente, le sinagoghe sono tra i luoghi pubblici meno protetti all’interno di Israele. E mai, nella storia dello Stato ebraico, il terrorismo palestinese aveva colpito i fedeli riuniti all’interno di un luogo di culto. Per questo, l’attacco di stamani alla sinagoga Kehilat Yaakov nel quartiere di Har Nof di Gerusalemme, che ha provocato quattro morti e otto feriti oltre all’uccisione dei due assalitori, segna un grave precedente nell’ennesima escalation di violenza che sta montando tra israeliani e palestinesi.

C’era già stato, nel 2008, l’attacco alla Merkaz Harav Yeshiva, il più importante collegio rabbinico di Gerusalemme, nel quartiere di Kyriat Moshe, non lontano da Har Nof, con il suo tragico bilancio di otto studenti uccisi, oltre all’assalitore palestinese. Tecnicamente, la yeshiva serviva anche da sinagoga e la stessa Kehilat Yaakov, teatro dell’attacco odierno, è la sinagoga della Yeshiva Toras Moshe, la scuola religiosa di lingua inglese di Gerusalemme. Eppure, i media israeliani sottolineano la drammatica ‘novità’ di quanto avvenuto oggi.

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Ecco come si è salvato mio figlio

Parla il padre del ragazzo di origini italiane scampato al Pogrom di questa mattina

Siddur

Rav Amitai Sermoneta è un rabbino italo-israeliano che per motivi lavorativi si trova costretto a fare la spola fra i due Paesi; tutta la sua numerosa famiglia vive in Israele e la sua abitazione si trova proprio nel quartiere di Har Nof. Sua moglie si trovava lì al momento dell’attentato, ma ancora più scioccante è il racconto del figlio che stamattina è scampato miracolosamente alla morte. Progetto Dreyfus ha raccolto la testimonianza esclusiva sull’accaduto.

“Mio figlio si chiama Nissim, 26 anni ed è padre di due femmine. Non voglio nemmeno pensare che a quest’ora le mie nipoti sarebbero potute essere orfane”, così Rav Amitai inizia il racconto del dramma vissuto da suo figlio stamattina, mentre pregava nella sua solita sinagoga.

Shachrit, la funzione del mattino, è iniziato alle 6.30 del mattino come ogni giorno e alle 7.00 Nissim e gli altri fedeli stanno recitando l’Amidà, una preghiera che si recita in piedi ed immobili e da cui non ci si può distogliere. “Mio figlio è assorto nella preghiera quando sente passi pesanti e vetri infranti” – racconta il padre ancora scioccato – “pochi secondi per capire cosa accade e Nissim si ritrova ad un metro dai terroristi che sparano all’impazzata e colpiscono con i coltelli”. Le grida, il panico e all’improvviso il sangue che segna profondamente una giornata che sembrava poter passare tranquillamente nello studio e nella preghiera come ogni giorno. Senza riflettere, Nissim afferra una sedia e la scaglia contro il terrorista più vicino, ma il tentativo non impedisce al palestinese di girarsi e sparare proprio contro di lui. È solo questione di attimi, il giovane italo-israeliano afferra un tavolo per proteggersi e nella confusione riesce a scappare più velocemente possibile fuori dalla sinagoga.

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Non dimentico mio fratello assassinato

Il discorso di Gadiel Gaj Taché (30 anni, fratello della vittima) alla cerimonia di commemorazione dell’attentato del 9 ottobre 1982 tenutasi a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica

Gadiel Gaj Taché

Saluto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e tutte le autorità civili presenti. Saluto inoltre il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici e tutte le autorità religiose presenti. Sono passati 30 anni da quel 9 Ottobre 1982. Giorno che cambiò radicalmente la vita mia, della mia famiglia e della Comunità ebraica di Roma.

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Bombe sui turisti

Terrore a Burgas, località bulgara sul Mar Nero, a 400 chilometri a est di Sofia, dove un’esplosione ha investito uno dei tre autobus su cui viaggiava una comitiva di turisti israeliani, composta in gran parte di giovani, appena sbarcata nel locale aeroporto, proveniente da Tel Aviv. La polizia bulgara dopo una breve indagine ha confermato che si è trattato di un attentato, ma già le prime testimonianze non lasciavano dubbi sull’origine dell’accaduto. Secondo il ministro degli Esteri bulgaro Nikolai Mladenov a provocare l’esplosione è stata una bomba.

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Il sacrificio di Tolosa

Qualche riflessione sulla tragedia e una tradizione difficile

Alberto Moshe Somekh

“Colomba mia negli anfratti della roccia, nel nascondiglio del dirupo, mostrami il tuo aspetto, fammi udire la tua voce, poiché la tua voce è dolce e il tuo aspetto è grazioso” (Shir ha-Shirim 2,14). Nelle nostre fonti il popolo ebraico è spesso paragonato ad una colomba.  Scopriremo presto la ragione di ciò.

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