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Nascere ebreo in un paese arabo

Tra memoria e storia – Nascere ebreo in un paese arabo

David Meghnagi[1]

Segna con una traccia rossa la prima pagina del libro, perché la ferita al suo inizio è invisibile (Edmond Jabes,  Il Libro delle interrogazioni)

1. Il pogrom del 1945 tra memoria e storia.

Parlare dei pogrom del novembre ’45 e del giugno ’48 era un tabù. Sul terrazzo soprastante la casa in cui abitavo c’era una scritta in gesso bianco: “novembre 1945, giorno della chomata”. Con questo termine due miei fratelli avevano dato un nome al massacro (pra’oth) di oltre trecento persone (secondo i calcoli ufficiali: 167 persone): decine di corpi mutilati, sinagoghe bruciate e profanate, rotoli della Torah calpestati, fatti a pezzi e bruciati, donne incinte, cui era stato squarciato il ventre, bambini con la testa spaccata contro le pareti[2].

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Niente di nuovo sul fronte occidentale… e nemmeno in Medio Oriente

Una ragazza del movimento Hashomer Hatzair che si trova in Israele, ci spiega l’arroganza dello Stato d’Israele e le sue conseguenze.

Bianca Ambrosio

Sono venuta in Israele nove mesi fa. Sono venuta come una diciannovenne alla quale premeva approfondire la propria identità. Sono ebrea, ma sono cresciuta in un contesto laico e ho frequentato la scuola pubblica dove ho avuto modo di incontrare persone con retroterra culturali differenti e opinioni diverse. Durante gli ultimi cinque anni ho partecipato attivamente al movimento giovanile di ideologia socialista-sionista Hashomer Hatzair. E’ lì che ho imparato a costruirmi un’opinione critica, ad essere meticolosa nelle mie ricerche e ad interrogarmi su me stessa e la realtà che mi circonda così da tendere continuamente verso un miglioramento. Tengo presente questi valori costantemente. E sono proprio questi valori che avevo in mente quando ho deciso di venire in Israele.

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Gli ebrei romani: «Abbiamo di nuovo paura»

In tre giorni tutto è cambiato: scritte sui muri, i bambini portati via di corsa dopo la scuola

Paolo Conti – Corriere della Sera

La scritta è in spray nero: «Boicotta Israele/ Boicotta l’apartheid». Campeggia sul legno che protegge il restauro del cinquecentesco Palazzo Caetani alle Botteghe Oscure. Dietro quell’immensa mole c’è l’antico Ghetto. La città ebraica nel cuore della città di Roma. là, almeno dal XII secolo, vive la comunità degli ebrei romani. la più antica della Diaspora nel Mediterraneo, duemila anni di radicamento tra Cesari e Papi. II Ghetto fu abolito, solo nel 1870, ultimo in Europa Occidentale, dopo l’unità. Continua a leggere »

La rabbia degli ebrei cacciati, discriminati e mai risarciti

Michael Sfaradi

Sale lo sdegno fra gli appartenenti alla comunità libica di religione ebraica dopo l’accordo fra il governo italiano e quello libico. Accordo che non prevede alcun risarcimento per chi, allora, si vide portar via tutto ciò che possedeva e si ritrovò sul lastrico. Dobbiamo ricordare che, insieme agli italiani che vivevano in Libia, tutti gli ebrei libici, dopo la confisca dei beni mobili ed immobili, furono cacciati dalle loro case ed espulsi dalla nazione all’indomani del colpo di Stato che portò il colonnello Gheddafi al potere. E’ doloroso chiedere il parere a chi, per il solo fatto di essere ebreo subì un crimine contro l’umanità e che dopo essere stato ridotto alla fame conobbe i campi di raccolta prima dell’espulsione. Ma noi lo abbiamo fatto ed abbiamo constatato che oltre al dolore mai sopito per ciò che accadde, c’è la certezza di essere stati traditi ancora, questa volta dal governo italiano. Non traditi da un governo qualsiasi ma da quello che hanno votato (dopo tanti anni di residenza in Italia la quasi totalità degli ebrei libici ha assunto la cittadinanza italiana), dal leader che si era sempre dimostrato amico di Israele ed attento alle ragioni degli ebrei di tutto il mondo.

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Arringa per la mia terra

Un quanto mai attuale documento di Herbert Pagani, cantante-poeta-scultore-pittore-attore-scrittore-disc-jockey, ebreo di sinistra e sionista, scritto all’indomani dell’infame equiparazione dell’Onu al razzismo nel 1975.

Herbert (Avraham Haggiag) Pagani (1944-1988)

Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale: “Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori…” È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all’universo. Che volete. Fa parte della nostra natura.

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Altri profughi dimenticati

Silvia Golfera

“…Donne, bambini, anziani. Gli uomini non c’erano. Stipati nei pullman, ci diedero coperte, perché faceva freddo. Ci avvolgemmo tutti tremanti, fra i pianti dei bambini piccoli e il vociare confuso dei profughi. Dopo l’appello, i pullman partirono tutti in fila, per Alessandria, e di lì saremmo salpati…Alcuni poliziotti egiziani salirono armati sui pullman…e con aria spavalda confiscarono…oggetti d’oro che le profughe avevano addosso…Un poliziotto pretese anche la fede di una profuga”.

Così Carolina Delburgo, signora bolognese di origine egiziana, racconta la cacciata della sua famiglia e di molti altri correligionari, dall’Egitto, dopo la crisi internazionale del 1956, quando Nasser, nazionalizzato il canale di Suez, ne impediva il transito alle navi israeliane. Fu il primo di una serie di conflitti con Israele. Il più grave quello del 1967, con la guerra dei Sei giorni. Gli ebrei egiziani ne pagarono un prezzo altissimo. Continua a leggere »

Il pogrom e l’esodo dei 40 mila ebrei libici

Furono 40 mila gli ebrei libici espulsi nel 1970, assieme agli italiani. Come gli ebrei di Djerba, di fronte alla città tunisina di Gabès, dove una comunità ebraica fu creata nel 586 a.C. da profughi di Gerusalemme in fuga dopo la distruzione del primo Tempio da parte del babilonese Nabucodonosor. Come gli ebrei della bellissima Casablanca, dove c’è la seconda sinagoga più grande del mondo e dove al Qaeda ha colpito tre anni fa. Come gli ebrei d’Algeria, che erano 200 mila ebrei nel 1962 e si sono ridotti a un centinaio scarso. Come gli ebrei di Siria, che dai 45 mila del 1948 sono passati ai 5.000 del 1987 e ai 63 del 2001.

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