Anna Foa | Kolòt-Voci

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Johanan Ben Zakkai, il rabbino che fu capace di salvare la sua religione

IlSole24Ore – Quale personaggio del passato potrebbe aiutarci a ripartire?

Anna Foa

Per quanto oscuri e incerti possano apparirci i nostri tempi, certamente non lo sono quanto lo fu per il regno di Giuda il primo secolo dell’era cristiana: il mondo descritto nei Vangeli, oltre che nelle fonti rabbiniche e in quelle storiche, un paese sotto il dominio dei romani, dilaniato dalle lotte tra sadducei, farisei ed esseni. Gli anni in cui il cristianesimo si separava e distingueva dall’ebraismo, quelli della guerra scatenata dagli zeloti contro i romani e dell’abbattimento del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., con cui la tradizione fa iniziare la diaspora ebraica. Un momento per gli ebrei catastrofico, tanto da essere ancor oggi commemorato con il digiuno nel giorno della distruzione del Tempio, il 9 del mese ebraico di Av.

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Radici lontane per la Shoah

L’antisemitismo è nato soltanto nel 1879, però si discute dei suoi legami con l’antico «disprezzo antigiudaico» che faceva parte della teologia cattolica fin dalla patristica L’analisi della storica Anna Foa

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Le parole che usiamo per definire l’ostilità antiebraica sono nate tardi, assai più tardi del fenomeno che intendono descrivere. È solo in tempi assai recenti che appaiono sia il termine «antigiudaismo », con cui designiamo oggi un’opposizione nei confronti degli ebrei caratterizzata in senso religioso e diretta in particolar modo contro l’ebraismo post-biblico, sia quello di «antisemitismo», con cui designiamo un’ostilità antiebraica a carattere prevalentemente razziale. «Antisemitismo», infatti, è un termine che si afferma nel lin guaggio comune soltanto nel 1879, dopo essere stato usato dal giorna lista tedesco W. Marr nel corso di una violenta campagna giornalisti ca contro gli ebrei. Continua a leggere »

La doppia conversione all’ombra del rogo

Anna Foa

Nel 1320, mentre Papa Giovanni XXII regnava ad Avignone, la crociata dei Pastorelli dilagò nel Sud della Francia. Una crociata di marginali, adolescenti, contadini, che attaccò le istituzioni ecclesiastiche e si rivolse in particolare contro gli ebrei, le cui comunità in Provenza furono attaccate e distrutte. Gli ebrei furono costretti a convertirsi sul filo della spada, chi si rifiutava venne massacrato.

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Punire e convertire, il Ghetto della discordia

DISPUTA Una tesi innovativa sulla nascita del quartiere ebraico di Roma. Calimani: è buonismo. Anna Foa: volevano integrarli. Prosperi: non rivalutiamo la Controriforma

Chiudere nel Ghetto gli ebrei per «controllarli, educarli, spingerli alla conversione». In una parola, integrarli. L’ innovativa interpretazione di quella «mezza prigione» che fu il Ghetto di Roma, istituito nel luglio 1555 da Paolo IV Carafa con la bolla pontificia Cum nimis absurdum, verrà sostenuta domani pomeriggio da una delle maggiori storiche della materia, Anna Foa, docente alla Sapienza, durante gli incontri organizzati a Castel Sant’ Angelo dall’ editore Laterza. Ma la lezione, anticipata l’ altro ieri in parte dal quotidiano cattolico «Avvenire», fa discutere gli specialisti. Intendiamoci, si tratta di sfumature, ma piccoli spostamenti dell’ angolazione da cui si legge la storia possono risultare rivoluzionari. Innanzitutto Anna Foa sottolinea che negli anni della Controriforma, quindi del momento più aspro nella lotta ideologica contro le eresie, nello Stato pontificio l’ atto di espulsione avviene contestualmente a un atto di inclusione, la creazione di due ghetti, ad Ancona, e a Roma.

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