Anna Foa | Kolòt-Voci

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L’amico necessario (et alia)

Ancora sul libro di Giulio Meotti – Ebrei contro Israele. Un pugno di risposte a Anna Foa e Dario Calimani

Daniel Funaro

Daniel FunaroFa sorridere che ad applicare la censura preventiva a un libro sia proprio chi nelle università dovrebbe invitare a leggerli i libri e commentarli e magari a rifletterci anche sopra. Quello che non stupisce però è che poi gli interventi abbiano sempre come scopo quello di difendere l’intellighenzia ebraica del mondo, cioè coloro che a parer di alcuni sarebbero lo spirito critico di un popolo così umile e scemo da non aver compreso che la delegittimazione d’Israele è necessaria per prevenire l’oltranzismo d’Israele e per salvaguardare la nostra integrità morale.

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La memoria è solo quella dei musei (e guai a chi ce la tocca!)

Se il solito titolo di Kolòt non vi ha fatto troppo arrabbiare, potete inviarci la vostra opinione sull’ennesima polemica: Ma Giuliano Ferrara è veramente contro “l’abolizione della memoria” della Shoah (leggi qui)? La memoria è solo quella dei tanti musei che stanno costruendo? Le migliori risposte dopo il panettone (kasher).

Anna Foa

AnnaFoaKNessuno sembra essersi accorto che un editoriale del Foglio di venerdì propone nientedimeno che di abolire la memoria della Shoah. Basta musei, memoriali, scrive l’articolo, e pensiamo non agli ebrei morti, ma a quelli vivi: cioè agli israeliani, che per Il Foglio e i suoi amici gli ebrei sono solo gli israeliani. La proposta è, direi, radicale, perché non si riferisce solo all’impegno dello Stato nelle opere di costruzione dei memoriali e dei musei, come già aveva fatto Brunetta, ma rimette proprio in discussione la necessità di ricordare, di fare storia, di ricostruire fatti ed eventi, di trasformarli in pietre d’inciampo dell’indifferenza e dell’ignoranza dei più.

E’ la prima volta, a quanto mi consta, a parte naturalmente il caso dei neonazisti o dei negazionisti, che una simile proposta di abolire la memoria viene avanzata. Ma forse non sarà l’ultima.

Storica

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L’arroganza del veto

Giorgio Israel

Ho trovato francamente insopportabile che una persona ritornata all’ebraismo abbastanza di recente, come Anna Foa, si impanchi a decidere chi ha diritto a presentarsi come ebreo e chi no. Di fronte a una simile arrogante intolleranza va detto che se la “giovane” Sharon Nizza deve crescere prima di tentare l’arduo cammino della politica, molto più grave è il caso di chi consideri senza problemi votare per chi va a passeggio sottobraccio con un esponente di Hezbollah.

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L’Olocausto? Ha le sue radici nell’Ottocento

Anna Foa

Un’indagine sulla cultura alta europea della seconda metà dell’Ottocento e sull’ideologia antisemita che esprime, questo il tema dell’ultimo volume di Francesco Germinario, importante studioso dell’antisemitismo e della cultura di destra. Argomenti per lo sterminio. L’antisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea (1850-1920), Einaudi (386 pp. 32 euro) è un volume significativo fin dal titolo: sugli argomenti cioè che questa cultura alta, scrittori, scienziati, psichiatri, studiosi della politica, giornalisti, offrono alla “bassa macelleria”, come la definisce Germinario, che successivamente metterà in atto lo sterminio degli ebrei.

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Ebrei in camicia nera

In contraddizione con i documenti continua il mantra Sarfatti: dalle Leggi Razziali del 1938 gli ebrei sarebbero diventati tutti antifascisti. Invece, dopo la nota di Aldo Ascoli, è utile leggere anche la storia dell’Ammiraglio Capon che riportiamo in basso.

Anna Foa

Nel 1922, quando il fascismo prende il potere in Italia, gli ebrei – una piccolissima minoranza della popolazione, circa 45000, cioè l’uno su mille – erano profondamente integrati nel contesto sociale e culturale del Paese.

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Con Agnon al cuore del credere di Israele

Appena Ieri

Anna Foa

Scritto negli anni della Seconda guerra mondiale, pubblicato a Tel Aviv nel 1945, questo romanzo, mai tradotto prima d’ora in italiano, è considerato il capolavoro di Agnon, lo scrittore in lingua ebraica insignito nel 1966 del premio Nobel per la letteratura. La splendida traduzione di Elena Loewenthal lo rende in tutta la sua ricchezza linguistica e letteraria, tanto da far subito capire al lettore che ci si trova di fronte a un’opera di grande rilievo.

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Il paradosso delle sinagoghe costruite sempre da non ebrei

A differenza delle chiese ma luoghi di preghiera pubblica e di studio indispensabili alla vita della comunità

Anna Foa

In occasione della giornata europea della cultura ebraica, che si terrà domenica 5 settembre, le sinagoghe di tutte le comunità italiane saranno aperte al pubblico. In quest’occasione, sarà anche riaperta, dopo essere stata chiusa per restauri, la sinagoga ottocentesca di Sabbioneta, dipendente dalla comunità di Mantova. Le sinagoghe sono numerosissime sul territorio italiano:  sinagoghe normalmente usate nel culto; sinagoghe di comunità quasi scomparse, di fatto trasformate in musei; antiche sinagoghe riportate alla luce. E dato che la giornata di quest’anno è dedicata ai rapporti tra l’ebraismo e l’arte, vorremmo fermare la nostra attenzione non solo sulle sinagoghe e sulla loro storia, ma anche sull’architettura sinagogale. La sinagoga non è, per l’ebraismo, uno spazio sacro, e questa è forse la più grande delle differenze esistenti tra una sinagoga e una chiesa. Essa è un luogo di preghiera pubblica e di studio, e nel passato anche un luogo di riunione comunitaria.

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