Amos Oz | Kolòt-Voci

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Amos Oz: sono un traditore e me ne vanto

L’intervista di Elena Loewenthal con Amos Oz. Dopo che la generazione dei padri ha lottato, e spesso perso la vita, per avere finalmente dei “confini” ebraici, ora la generazione dei figli si può permettere di sognare “un mondo senza confini”.

Amos OzIl suo ultimo romanzo, Giuda (Feltrinelli, pp. 329, 15,30), esce in questi giorni in Israele e in Italia. Amoz Oz è felice di questa coincidenza perché ama il nostro paese e ne è ricambiato. A più di dieci anni di distanza dall’indimenticabile Una storia di amore e di tenebra, che nel nostro paese ha venduto più di un milione di copie, lo scrittore israeliano torna ai suoi lettori con un romanzo di grande respiro. Pieno di malinconia e di ombre, di voci e silenzi. Un grande romanzo per il quale non si esita a usare la parola «capolavoro» perché non gli manca nulla per stupire e coinvolgere. Ora, dalla sua casa di Tel Aviv, Oz aspetta con serenità ma anche un poco di trepidazione le impressioni di critici e lettori, tanto in Israele quanto in Italia. Anche Giuda è in fondo una storia «di amore e di tenebra» che intreccia una vicenda personale e quella nazionale. Quali sono le sue note dominanti? «È una storia molto intima, da teatro da camera. Ci sono tre personaggi e molti spettri, che vivono nell’ultima casa di Gerusalemme, in fondo alla città. Siamo nell’inverno tra il 1959 e il 1960.

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Amos Oz, il saggio ignorante

Lo scrittore e sceneggiatore (Latma) Tal Gilad (figlio dell’autore dell’ “81esimo colpo”) risponde con un post pungente allo scrittore Amos Oz, che ha definito i “giovani delle colline” (coloni, N.d.T.) “neonazisti ebrei”

Tal Gilad – Traduzione di Davide Nizza

Amos OzShalòm Amos Oz, la parola “nazista” o la parola ritenuta chissà perché più attenuata “neonazista” viene usata troppo spesso come l’arma del Giudizio Universale a qualunque proposito, a quanto pare perché c’è gente come te che ne blatera l’uso liberamente, mostrando di non essere in grado di comprendere appieno l’orrore del nazismo e del suo operato. Si tenta continuamente di introdurre questo termine in un modello atto a farne cogliere la conoscenza o consapevolezza. Ma questo è impossibile, perché il nazista non è semplicemente una persona molto malvagia o un nazionalista o un poliziotto stradale. Il nazista è un’altra cosa, un’altra realtà o essenza.

Mio padre è sopravvissuto a Auschwitz. Entrambi i suoi genitori e la sua sorellina sono stati annientati dai nazisti e lui è rimasto solo, un giovane di 17 anni, senza nessun altro al mondo, nell’inferno più terrificante che il genere umano abbia mai creato. Lui è sopravvissuto là nonostante tutto e contro tutto. Durante la marcia della morte, quando durante la ritirata i tedeschi fecero marciare in fretta verso occidente in un gelido inverno quelli che erano rimasti in vita, lui riuscì a fuggire insieme con due compagni. In seguito si nascose in un villaggio fino all’arrivo dei russi, si arruolò volontario nell’Armata Rossa e combatté col suo carro armato sul fronte cecoslovacco contro i tedeschi.

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Quegli ebrei (di sinistra) che odiano Israele

La sinistra letteraria e giornalistica è posseduta da una furia antigovernativa che è nello stesso tempo il riflesso e il motore della sua fama

Fiamma Nirenstein

amos_ozAmos Oz è uno scrittore meraviglioso, e pure un gran bell’uomo anche al compimento del suo 75esimo compleanno, celebrato al teatro Zafta, raffinato punto d’incontro dell’elite intellettuale della sinistra israeliana a Tel Aviv. E questo è un dato di fatto come lo è il disgusto che suscita il gruppo di qualche decina di idioti di estrema destra che ultimamente di notte imbratta le porte delle moschee e persino di qualche chiesa (è successo anche in questo weekend a Gerusalemme) con scritte tipo «morte agli arabi» o cretinate anticristiane: sono estremisti che inducono violenza e odio antisraeliano. Se sommiano questi due addendi, ne è uscita fuori una smodata ma non inconsueta battuta di Amos Oz: lo avrebbe potuto dire qualsiasi dei mostri sacri della letteratura israeliana, alla David Grossman, o alla Aleph Beth Yoshua, artisti meravigliosi che hanno nutrito tuttavia nel corso di questi anni il peggior odio antiebraico, o antisraeliano se si vuole, con esclamazioni pacifiste molto distratte, molto autoreferenziate, avulse da qualsiasi senso di realtà.

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Noi ebrei erranti senza Papa

Inedita riflessione sul popolo d’Israele che, dai tempi di Mosè, non ama ubbidire, discutendo di tutto con Dio

Aos Oz

Democrazia e tolleranza implicano umanesimo, umanesimo implica pluralismo – in altre parole il riconoscimento del diritto comune a tutti gli uomini ad essersi diversi l’uno dall’altro. La diversità fra gli uomini non è un male passeggero, piuttosto una fonte di benedizione: siamo diversi l’uno dall’altro non perché alcuni fra noi ancora non vedono la luce, bensì perché al mondo di luci ce ne sono tante e non una sola; tante fedi e opinioni e non una fede e una opinione.

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