Amos Luzzatto | Kolòt-Voci

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L’illusione dello Stato laico neutrale – L’esempio Usa

Donato Grosser

Nella sua lettera sulla “Questione Buttiglione” Giorgio Gomel cita Amos Luzzatto che in un’intervista al Corriere aveva affermato che “la morale religiosa non può essere a fondamento del diritto pubblico”.

L’affermazione che la morale religiosa non può essere fondamento del diritto pubblico lascia aperta la questione di quale debba essere il fondamento del diritto pubblico. L’autore della lettera si limita a scrivere che lo stato laico deve mantenere un neutrale rispetto delle diversità religiose. Se è vero che lo Stato può essere neutrale nel senso di non favorire questa o quell’altra religione, il concetto che uno Stato laico sia neutrale è un’illusione. Continua a leggere »

La confusione tra “laicità” e sfera religiosa

Giovanni De Martis

Ho letto con una certa sorpresa le critiche mosse al Presidente Luzzatto. Sorpresa, debbo dire, mista ad un certo preoccupato stupore. Sta passando in Italia l’idea che l’essere cattolici sia un “peccato” agli occhi dell’Europa e che il professor Buttiglione sia una sorta di “martire” conculcato da una selva di seguaci di Robespierre atei e rabbiosamente antireligiosi. Idea che – francamente – trovo assai buffa per non dire fantascientifica. Romano Prodi, presidente uscente della Unione Europea, non ha mai fatto mistero di essere cattolico e per di più cattolico praticante. Nel suo caso credo non sia possibile parlare di “integralismo laico”. Probabilmente allora il problema si trova sotto altre latitudini. Probabilmente in Italia si fa una certa fatica a capire che un commissario europeo non è il rappresentante di una nazione ma è un esponente di comprovata capacità politica indicato da un governo aderente per rappresentare tutti i cittadini europei nell’ambito del suo incarico. In questo senso un commissario europeo ha il dovere di mettere da parte non soltanto le sue considerazioni e convinzioni di ordine partitico ma anche religioso. L’Unione Europea non è una istituzione a carattere religioso e non è il luogo per discettare di fede. Le decisioni che l’incarico affidato ad un commissario comportano vanno ad investire la vita quotidiana non di un paese al 99% cattolico come l’Italia ma anche nazioni con fedi e orientamenti differenti, con legislazioni diverse su argomenti estremamente delicati. Invece di domandarsi in modo enfatico se vi sia o meno una rabbiosa canea di giacobini in agguato sarebbe il caso di chiedersi in quale misura Buttiglione sarebbe stato in grado di rappresentare gli orientamenti e i convincimenti in tema di eutanasia che in questi anni sono maturati in Olanda.

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Questa non è laicità

Riccardo Pacifici, vicepresidente degli ebrei romani e simpatizzante radicale, spiega perché ha sottoscritto – a titolo personale – una dichiarazione di solidarietà a Rocco Buttiglione

È un simpatizzante del partito Radicale, è un ebreo osservante (vicepresidente della comunità di Roma e portavoce della medesima) che dice «noi ebrei siamo stati liberati da 400 anni di ghettizzazione forzata dai bersaglieri che il 20 settembre 1870 hanno aperto la breccia di porta Pia», eppure Riccardo Pacifici ha firmato convintissimamente la dichiarazione di solidarietà col papista Rocco Buttiglione che il quotidiano Il Foglio ha pubblicato nei giorni scorsi. «Perché siamo di fronte a un caso di isteria collettiva, siamo di fronte a un caso di integralismo laico», ribadisce deciso commentando quel che è accaduto al Parlamento europeo due settimane fa. Continua a leggere »

Ma Luzzatto non rappresenta le comunità ebraiche?

Riflessione di un lettore di Kolot

Sul Corriere della Sera di Martedì 19 Ottobre, Amos Luzzatto rilascia un’intervista, in cui, tra le altre cose risponde alle affermazioni fatte da Buttiglione sugli omosessuali. Non avrei mai pensato che il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche potesse esprimere tali giudizi al riguardo, ed è per questo motivo che ho pensato di rispondergli, prendendo spunto dalle sue parole ed analizzandole, frase per frase, da un punto di vista ebraico. Riporto ora parte dell’intervista, con il mio commento scritto in corsivo.

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Israel e Reibman a Luzzato

Giorgio Israel critica Luzzatto

Prof., ebreo, progressista dice no all’intolleranza degli ideologi liberal. “Capisco il fastidio per il vittimismo cattolico, ma occorre lucidità. Il capo delle comunità ebraiche sbaglia”

Roma. “Comprendo le motivazioni psicologiche che hanno spinto Amos Luzzatto a quel tipo di reazione, ma non condivido le conclusioni”. Giorgio Israel, saggista e docente all’Università La Sapienza, giustifica in parte l’intervista al Corriere del Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche sul caso Buttiglione e sulla “nuova inquisizione anticristiana” denunciata dal cardinale Renato Martino: “Pesa un senso d’invadenza che la Chiesa ha spesso dimostrato e che può far sembrare curiosa la protesta di sentirsi perseguitati”. Secondo Israel c’è una “difficoltà psicologica di molti ebrei di mettersi dalla stessa parte. Ci vuole molta lucidità per farlo. Ma è una lucidità obbligatoria”. Continua a leggere »

La destra non è un solo monolito

Amos Luzzatto – Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane

Il fatto stesso che sia posto all’ordine del giorno il tema della “destra e gli ebrei” con saggi, convegni, dichiarazioni e dibattiti, conferma che vi è una attesa del superamento di un passato negativo e ingombrante e dell’apertura di una fase che, partendo dal dialogo, possa velocemente giungere a un’amicizia se non forse addirittura a un’alleanza. Il tema è talmente delicato e – piaccia o non piaccia – attuale che la sua semplificazione e la riduzione in formule che permettono tutte le possibili interpretazioni, quali “sdoganare An” o “promuovere la visita di Fini in Israele” non aiutano affatto, anche se piacciono tanto alla pubblicità. Non c’è dubbio che quella che si chiama la “destra” racchiude in sé componenti molto diverse e spesso conflittuali fra di loro. Farne una entità unica significa pertanto confondere i termini del problema. Nessuno pensa ad esempio di attribuire a un militante trentenne di An, non meno che a Emanuele Filiberto (che penso siano entrambi di “destra”) una responsabilità soggettiva, personale, per le leggi razziali del 1938. Ma dedurne poi che tali leggi fossero uno scherzo rispetto a quelle di Norimberga o ai gulag staliniani e pertanto che si debba assolvere la classe politica che le volle, le decretò, le applicò fino alle loro conseguenze tragiche, è un passaggio inaccettabile. Chi invece tenta questo passaggio, deve sapere che così si chiude qualsiasi velleità di dialogo (non dico di avvicinamento) fra “la destra” e “gli ebrei”. “Fare i conti con il passato” è sempre difficile. Ma non è impossibile. Continua a leggere »

L’antisemitismo si può battere con il confronto

Yasha Reibman

SIGNOR direttore, La ringrazio per l’invito al dialogo che ha voluto rivolgermi ieri dal Suo giornale. A partire dal caso Mieli proporrei due spunti di riflessione. Con una premessa: lo sdegno del mondo politico e giornalistico è stato unanime. Siamo soddisfatti. Continua a leggere »