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Tag: America

È morto Saul Bellow: raccontò l’anima dell’uomo moderno

Fernanda Pivano

Come faremo senza Saul Bellow, senza la sua ironia, senza la sua eleganza, senza la sua inesorabile tenacia? L’aria è piena di suoi ricordi, sue frasi, sue battute, le stanze sono piene di sue immagini, suoi incontri, sue attese, le strade sono piene di sue passeggiate, di suoi pensieri, di suoi rimpianti, le fotografie sono piene del suo viso, della sua sicurezza, della sua indipendenza. Continua a leggere »

Terri Schiavo e i rabbini

Editoriale del New York Sun – 21 Marzo 2005

Nel Talmud viene raccontata la storia di un rabbino vecchio e morente che era diventato un ‘gosès’ – una persona fra vita e la morte. Il grande rabbino non poteva morire perché, come racconta Jonathan Rosen nel suo libro “il Talmud ed Internet,” fuori ,” tutti i suoi allievi stavano pregando perché lui vivesse e questo distraeva la sua anima. Il suo domestico allora si arrampica sul tetto della capanna in cui il rabbino stava morendo e lancia un vaso d’argilla a terra. Il suono distrae gli allievi che smettono di pregare. In quel momento, il rabbino muore e la sua anima va in cielo. Anche al servo, dice il Talmud, viene garantito un posto nel mondo a venire. Continua a leggere »

L’illusione dello Stato laico neutrale – L’esempio Usa

Donato Grosser

Nella sua lettera sulla “Questione Buttiglione” Giorgio Gomel cita Amos Luzzatto che in un’intervista al Corriere aveva affermato che “la morale religiosa non può essere a fondamento del diritto pubblico”.

L’affermazione che la morale religiosa non può essere fondamento del diritto pubblico lascia aperta la questione di quale debba essere il fondamento del diritto pubblico. L’autore della lettera si limita a scrivere che lo stato laico deve mantenere un neutrale rispetto delle diversità religiose. Se è vero che lo Stato può essere neutrale nel senso di non favorire questa o quell’altra religione, il concetto che uno Stato laico sia neutrale è un’illusione. Continua a leggere »

L’Europa 60 anni dopo

D-Day, ancora grazie America

André Glucksmann

Dieci anni fa rimpiangevo l’assenza del cancelliere tedesco alle cerimonie di Normandia. Oggi, non rinuncerò al mio piacere, intimo quanto filosofico. Rivolgo un grazie ai soldati che sbarcarono il 6 giugno 1944, quando la rete della Resistenza dove lavoravano mia madre e le mie sorelle più grandi cadeva nelle grinfie di Klaus Barbie: arresti, torture, corpi martirizzati spediti senza ritorno là dove sapevamo. E grazie agli americani, agli inglesi, ai canadesi, agli australiani che mi hanno salvato il resto della famiglia, grazie a coloro che permisero ai francesi di oggi di non essere costretti a pensare da nazisti o da stalinisti.

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