Aldo Baquis | Kolòt-Voci

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“Io araba musulmana dentro ‘Focolare ebraico’”

Israele : La scelta controcorrente di Annette Haskya vicina ai coloni

Aldo Baquis

Focolare EbraicoArmata di un’invidiabile grinta e di una dose straboccante di non-conformismo, l’attivista sociale araba e musulmana Annette Haskya e’ impegnata in queste settimane a raccogliere sostegni in vista delle elezioni primarie del partito nazionalista Focolare ebraico di Naftali Bennett. Se la fortuna le arridera’, dopo le elezioni politiche del 17 marzo potrebbe essere eletta alla Knesset in una lista spesso associata al movimento dei coloni.

In un’intervista telefonica all’ANSA Haskya spiega che la cosa non la turba minimamente. ”Io penso – dice – che i veri ebrei sono quelli che vivono negli insediamenti. Ci difendono col loro corpo, ci fanno da scudo con le loro famiglie”. Haskya vede infatti nel rafforzamento delle colonie un elemento chiave nella lotta al terrorismo palestinese: una lotta che e’ benefica, spiega, alla stessa minoranza araba in Israele, circa il 20 per cento della popolazione. ”Meno attentati si verificano, meno saremo costretti a scusarci ogni mattina, a spiegare – sostiene – che noi siamo contro la violenza”.

Nata e cresciuta nella citta’ a popolazione mista di Akko (S.Giovanni d’Acri) dove lavorava come parrucchiera, in seguito al suo divorzio Haskya ha fatto una scelta rivoluzionaria trasferendosi in un Kibbutz vicino. Lavorava molte ore al giorno, spiega, e desiderava che i suoi tre figli fossero seguiti, che non restassero abbandonati in strada. Il Kibbutz si e’ dunque rivelato la scelta giusta. I ragazzi sono poi cresciuti, hanno servito da volontari nell’esercito israeliano.

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Ottantenni irriducibili, fra yiddish e internazionalismo

Goodbye Lenin a Tel Aviv, ultimi bundisti

Aldo Baquis

Il ‘Bund’, movimento operaio  che nel secolo scorso elettrizzava le masse ebraiche in Russia e Polonia e che per decenni fu uno dei pilastri dell’ internazionalismo proletario in Europa, e’ ancora attivo (all’ insaputa di quasi tutti gli israeliani) in un ‘covo’ di Tel Aviv. A rompere il silenzio su questi incalliti professionisti della lotta sociale (alcune decine di ottantenni che frequentano un circolo dove ci si esprime solo in ‘yiddish’, l’idioma degli ebrei dell’Europa centro-orientale) e’ stato di recente, con un film su di loro, il giovane documentarista Eran Torbiner.

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