Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Decreto Zan, inutilmente complicato

Leggi a confronto

Emanuele Calò

Nel novembre 2016, il legislatore francese ebbe a modificare il codice penale, introducendo questa novellazione: Art.225 – 1 «Constitue une discrimination toute distinction opérée entre les personnes physiques sur le fondement de leur origine, de leur sexe, de leur situation de famille, de leur grossesse, de leur apparence physique, de la particulière vulnérabilité résultant de leur situation économique, apparente ou connue de son auteur, de leur patronyme, de leur lieu de résidence, de leur état de santé, de leur perte d’autonomie, de leur handicap, de leurs caractéristiques génétiques, de leurs mœurs, de leur orientation sexuelle, de leur identité de genre, de leur âge, de leurs opinions politiques, de leurs activités syndicales, de leur capacité à s’exprimer dans une langue autre que le français, de leur appartenance ou de leur non-appartenance, vraie ou supposée, à une ethnie, une Nation, une prétendue race ou une religion déterminée.

Continua a leggere »

14 Lug 2021 Comunità Ebraiche

La tedesca che aiutò la spia ebrea a convertirsi al cattolicesimo

Come l’Italia del dopoguerra riabilitò sia Celeste Di Porto che aveva denunciato anche i parenti ai nazisti e sia la sua amica tedesca. Anna Foa e Lucetta Scaraffia ricostruiscono una vicenda oscura e ambigua nella Roma dell’occupazione nazifascista

Gesù, nel Vangelo di Giovanni, afferma: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. La frase evangelica naturalmente ha un valore prima di tutto religioso ma crediamo possa avere un suo significato pregnante anche applicata al racconto storico, alla ricostruzione del passato di una persona e ancora di più di una nazione. Senza ricerca e volontà di conoscere la verità è impossibile fare i conti fino in fondo con la propria storia e questo vale per il singolo individuo e ancora di più per i popoli. Certo, guardare in faccia i propri scheletri nell’armadio richiede coraggio, richiede la forza di rischiare e di non fare sconti alla propria coscienza. Necessita della propensione ad assumersi responsabilità e colpe e disponibilità a pagare per i propri errori e i crimini commessi. Solo in questo modo, però, si costruiscono basi solide per il presente e si può guardare con fiducia a un avvenire diverso. 

Continua a leggere »

13 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Gerusalemme: città – rifugio per l’umanità?

Parashà di Mattòt-Massè

Rav Scialom Bahbout

L’istituzione delle “città di rifugio” viene ricordata più volte nella Torah e nella Bibbia: sei città dei Leviti vengono messi a disposizione per un omicida che volesse sfuggire alla “vendetta” da parte dei parenti della persona uccisa involontariamente (1): le città di rifugio sono una risposta concreta per combattere l’abitudine a risolvere i problemi con delle faide, per “fare giustizia” da soli. L’applicazione della giustizia è cosa troppo importante per lasciarla nelle mani di persone il cui cuore, come dice il testo, è stato infiammato.  

Continua a leggere »

8 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Studi talmudici e studi secolari

Rav Alberto Moshe Somekh

Hanno suscitato il consueto scalpore le recenti affermazioni con cui il rabbino capo sefardita d’Israele rav Yitzhak Yosef ha dichiarato la propria netta preferenza per la Yeshivah tradizionale rispetto a curricula di studi che associano al Talmud le materie secolari. Chi dissente dal pensiero del rabbino reagisce in genere con stizza, ribadendo la propria altrettanto ferma contestazione fino a screditare l’avversario, liquidato rapidamente come il portavoce di una visione gretta e anti-moderna. Dato il calibro del pulpito da cui viene la predica, tuttavia, non si può non tentare una via differente, a costo di rischiare l’impopolarità. Penso si debba cercar di inquadrare il messaggio analizzando le fonti e adoperando, per quanto possibile, un sano senso storico e critico.

Continua a leggere »

8 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Elie Wiesel, Maestro del pensiero ebraico e della memoria attiva

A cinque anni dalla scomparsa di Elie Wiesel, pubblichiamo di seguito un contributo del Rabbino Roberto Della Rocca, Direttore Area Formazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Roberto Della Rocca

Il Baal Shem Tov e la memoria attiva

Quando nel 1986 Elie Wiesel fece il suo discorso in occasione del conferimento del premio Nobel per la pace citò un racconto chassidico. Il Baal Shem Tov, vedendo le sofferenze del popolo ebraico si adoperò per affrettare la venuta del Messia.Dio lo punì per questa ingerenza nella Sua regia della storia e lo esiliò in un luogo lontano con il suo assistente. Il Baal Shem Tov si rese conto di non ricordare più né le preghiere, né le segrete meditazioni che avrebbero potuto aiutarlo a far ritorno a casa. Ma il suo assistente si ricordava l’alfabeto e cominciò a recitarlo così che il Baal Shem Tov  poté ripeterlo con lui ad alta voce. E’ così che il Baal Shem Tov si riappropriò della memoria e gli fu possibile così tornare a casa.

La memoria così, come esperienza, nasce sempre da un esilio che paradossalmente ne costituisce la linfa vitale e la direzione dell’azione umana presente e futura. Un gioco di trasformazione e continuo rinnovamento che mantiene con il passato sempre un legame attivo, che non è mai passivo, e che necessita sempre di un esilio. Viceversa è anche la memoria a nutrire l’esilio, a coltivarlo, a mantenere vivo il senso di appartenenza sradicata, la nostalgia dell’altrove e l’ansia del ritorno.

Continua a leggere »

7 Lug 2021 Comunità Ebraiche

L’arancia meccanica: la violenza senza senso

Parashà di Pinechàs

Rav Scialom Bahbout

La parashà di Pinechas annuncia in pratica la fine del viaggio dei quaranta anni nel deserto:il problema della successione di Mosè, il solo protagonista dei tre fratelli rimasto in vita e che aveva avuto un ruolo fondamentale nella liberazione dall’Egitto; la nomina di una nuova guida, il censimento delle tribù, per valutare quali erano le forze su cui Israele poteva contare per la conquista della Terra Promessa. 

In questo contesto, nella parashà precedente era stato narrato l’episodio in cui una parte del popolo si era dedicato all’idolatria del Ba’al Pe’or: l’idolatria è sempre in agguato e non è stata risolta con la punizione seguita all’adorazione del vitello d’oro e tornerà a presentarsi anche al tempo del profeta Elia. In tutti questi episodi la conclusione è sempre violenta (con la morte di chi si era dedicato a farla). Vediamo cosa succede durante l’episodio narrato nella nostra parashà:

Ed ecco uno degli Israeliti venne e condusse ai suoi fratelli una donna midianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta la comunità degli Israeliti, mentre essi stavano piangendo all’ingresso della tenda del convegno. Vedendo ciò, Pinchas figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aronne, si alzò in mezzo alla comunità, prese in mano una lancia, seguì quell’uomo di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, l’uomo di Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cessò tra gli Israeliti. 

Quale fu la reazione divina di fronte a un atto così violento, fatto alla presenza del popolo, prodotto senza avere consultato i giudici,? Non solo di lode per l’atto compiuto per difendere l’onore divino, ma anche il conferimento del ruolo di Sacerdote a Pinechas che diventa Cohen non perché discendete di Aron, ma per “meriti sul campo”: egli era nato prima della nomina a sacerdote di Aron e Eleazar e quindi non era Cohen: questa nomina gli viene data, assieme al patto “Berit Shalom” un patto di pace. La domanda è ovviamente cosa significa e perché il Signore dà un alleanza di pace a Pinechas:  

10 Il Signore disse a Mosè: 11 «Pinchas, figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, ha allontanato la mia ira dagli Israeliti, perché egli è stato animato dal mio zelo fra di loro, e io nella mia gelosia non ho sterminato gli Israeliti. 12 Perciò digli che io stabilisco con lui un’alleanza di pace,13 che sarà per lui e per la sua stirpe dopo di lui un’alleanza di un sacerdozio perenne, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto il rito espiatorio per gli Israeliti». 

Di fronte a un’azione così violenta, è consentito a chi è animato da zelo religioso farsi giustizia da solo come reazione a una violazione pubblica e provocatoria? Non ci saremmo aspettati una dichiarazione così positiva da parte del Signore!

Altre azioni violente, salvo eccezioni, erano state condannate: Simone e Levi fanno una strage tra gli abitanti di Shekhem e Giacobbe usa parole di fuoco nei loro confronti: 

30 Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: «Voi mi avete messo in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizei, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa».  (Genesi 34)

Quando li benedice, prima di morire, seppure a distanza di molti anni, li maledice, dicendo:                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

 Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli. Ne loro conciliabolo non entri l’anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore. Perchè con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno storpiato i tori. Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele. (Genesi 49, 5 – 7)

Questa affermazione di Giacobbe va interpretata nel senso che una certa dose di aggressività nella difesa della vita e dell’identità ebraica è consentita: serve per la difesa del popolo ebraico ed è opportuno che sia distribuita tra tutte le tribù.

Molto più importante per capire quale sia il messaggio della Torà, è quanto viene narrato a proposito del profeta Elia che aveva massacrato i profeti del Ba’al. Fugge perché ricercato dal re Achab e dalla moglie Izebel e nel capitolo 19 del Primo libro dei Re viene narrato quanto segue:

Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri».   Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino».Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, Horeb. 

Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?».10 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».11 Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».  Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.  Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.13 Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».14 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».

15 Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; …  Ungerai Eliseo figlio di Shafàt, di Abel-Mecholà, come profeta al tuo posto.19 Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Shafàt. …  Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.….  Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

Secondo lo Zohar il profeta Elia sarebbe la reincarnazionedi Pinechas. Vediamo in questo episodio che la violenza eccessiva viene stigmatizzata e il profeta Elia viene congedato, come dire non abbiamo bisogno di profeti zelanti come te, non è vero che voglio uccidere tutti i profeti, perché tu sei vivo. Ora va’ e nomina al tuo posto Eliseo di Shafat. Il ruolo di Elia sarà da quel momento in poi, quello di essere “il messaggero della pace e avrà il compito di riportare il cuore dei padri verso i figli(come scrive l’ultimo dei profeti Malakhi).

Molto spesso, ancora oggi, ci sono persone che pensano di volere difendere l’onore di Dio e quindi si comportano con zelo verso gli altri massacrandoli perché ritengono che stanno trasgredendo la legge e qindi uccidono in nome di Dio. La Torà ci mette in guardia dall’essere troppo zelanti, perché in verità il problema è se quanto facciamo, stiamo dando semplicemente sfogo ai nostri istinti e non intendiamo affatto difendere l’onore del Signore: in altre parole stiamo commettendo un assassinio.

Elia che ha anche accusato gli ebrei di non volere osservare il patto e sarà costretto a essere presente ogni volta che un bambino ebreo entrerà nel patto e questo dovrà fare sempre fino a quando non porterà il Messia. 

Il Ba’al haturimci dice anche come questo sia legato proprio alla Vav divisa della parola Shalom che si trova nell’espressione Beriti Shalom, la mia alleanza di pace: 

Vav divisa: Pinechas è Eliahu, ma è scritto Elia, senza la lettera vav, perché (nel testo del profeta  Malakhì) Elia viene scritto senza vav.  Mentre la parola Yaakov è scritta con la vav intera, una vav che ha preso in pegno da Eliau. Quando Elia arriverà con il Messia e redimerà i suoi figli potrà riprendere la sua vav. Questo è accennato nel versoGiubilerà Yaakov, gioirà Israel  יגל יעקב ישמח  ישראל   (salmo 14, 7): ישמחha le stesse lettere di משיח: quando la vav di יעקוב  tornerà al suo posto, il nome di אליהsarà completo e diventeràאליהו  e porterà il Messia. Solo allora la pace sarà completa Giubilerà Yaakov e Israel gioirà.

Baal haturim

Yaakov ben Asher, detto anche il Ba’al Haturim (1269 – 1343) Grande Posek (decisore), noto per gli Arba’à Turim, i quattro tomi che comprendono tutte le norme, dalle quali deriva poi lo Shulchan Arukh.  Il suo commento alla Torà fa uso di remazim (allusioni) contenute nel testo e nelle ghematrioth (valore numerico di certe parole e corrispondenza del loro significato). Arriva così a dare spesso interpretazioni che, pur partendo da osservazioni basate su ghamtriot o allusioni, danno un significato più profondo al testo.

2 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Quelle raccolte fondi un po’ opache

Selvaggia Lucarelli

“Ho letto che stai raccogliendo dei soldi per questa persona, la conosci la sua storia?”. “Certo, benissimo!”. “Me la racconti?”. Il noto personaggio avvezzo alle raccolte fondi con coinvolgimento di milioni di follower inizia a balbettare, poi: “Sì, magari non so tutto, mica mi vorrai sputtanare?”. In realtà di sputtanare il personaggio non mi importa, quello che però durante la telefonata il personaggio ha involontariamente raccontato è la situazione delle raccolte fondi in Italia: un far west. Se ne aprono e chiudono in continuazione, specie su Gofundme. Personaggi noti e stampa le sponsorizzano senza preoccuparsi troppo della fondatezza delle cause e della reale destinazione dei fondi. I filoni sono svariati, e il più inquietante è quello che riguarda malattie e cure.

Continua a leggere »

1 Lug 2021 Comunità Ebraiche