Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

L’ammirazione per Gesù dei primi ebrei riformati italiani

Con appassionata partecipazione uno storico ripercorre le simpatie degli intellettuali che vedevano in Gesù il creatore di un messaggio universalista da oppore a un ebraismo ortodosso gretto e separatista

Alberto Cavaglion

Felice Momigliano

Chissà mai se nella Sinagoga di Ancona si conserva ancora “la splendida cortina di quelle da appendersi all’arca che racchiude i rotoli della Legge, nel centro della quale un’iscrizione a caratteri ebraici informa avere nel 1630 Leone Montefiore offerto al tempio questo lavoro di sottile e ingegnosa arte femminile, ricamato dalla moglie di lui Rachele”. E chissà mai se la frazione di Fermo, nelle Marche, la borgata Montefiore, mantiene coscienza di aver dato radice a una delle più note genealogie ebraiche europee. Da Fermo a Livorno, da Livorno a Londra. Qui nel 1758 nacque sir Moses Montefiore, il filantropo, che alla “redenzione materiale e morale di tanta parte degli Ebrei d’Oriente, massime della Siria e del Marocco, consacrò l’apostolato infaticabile di una vita bene impiegata”. Cento anni dopo, sempre a Londra, nel 1858, nasce il pronipote, Claudio Goldsmith Montefiore: storico e teologo, fonderà una rivista di grande fortuna, “The Jewish Quarterly Review”, pubblicherà una Bibbia “come lettura domestica” (The Bible far home reading, 1896) e una traduzione inglese dei Salmi (1902).

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19 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Arbib. Dal lockdown al successo di Zoom e Facebook

Il Rabbino capo di Milano racconta l’esperienza vissuta nella sua comunità durante il primo e il secondo lockdown. Per la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, domenica 17 gennaio alle 16 tavola rotonda sul Qohelet via Zoom

Annamaria Braccini 

La XXXII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, promosso dalla Cei, ferma la sua attenzione sul Libro del Qoèlet, che mette in discussione il senso della vita davanti al comune destino della morte. Oggi per un rabbino – che porta la religione della speranza, così come un prete e ogni ministro del culto – è difficile dare fiducia? A rispondere è rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano che spiega. «È necessario riuscire a comunicare speranza, perché le persone, oggi più che mai, hanno assolutamente bisogno di ricevere messaggi di speranza. Anche noi a livello personale sentiamo questa urgenza, anche perché non possiamo comunicare cose diverse da quelle che sentiamo. Credo che sia un dovere comunicare la speranza, ma soprattutto che dobbiamo viverla, perché questo è un elemento fondamentale. Purtroppo dobbiamo comunicare anche la preoccupazione: non faremmo un buon servizio alle persone dicendo cose che non sentiamo. Di questo sono assolutamente convinto».  

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18 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Fran Lebowitz, tutto il mondo è New York

Il film di Martin Scorsese per Netflix sull’icona americana (ed ebrea di nascita) è un viaggio tra i personaggi e le atmosfere della città.

Francesca Pellas

Fran Lebowitz è una scrittrice, umorista, icona newyorkese, grande fumatrice. Niente di tutto ciò è falso, però chi è davvero Fran Lebowitz? Martin Scorsese, che le ha dedicato un documentario appena uscito su Netflix dal titolo Pretend It’s a City (il suo secondo: il primo fu Public Speaking su HBO, nel 2010), dice che non bisogna immaginarsela come una persona, ma come una città: nello specifico New York, di cui è appunto una delle manifestazioni di carne. Lei, dal canto suo, dice di se stessa che abita a New York da decenni pur non potendosela permettere, nonostante sia una delle sue più celebri scrittrici. Che, va detto, non scrive da tempo, e forse è da ricercarsi qui, come racconta lei, il motivo per cui non possiede una villa in Toscana e si trova spesso a dover giocare alla lotteria sperando di vincere: se scrivesse, avrebbe di certo più denaro, e non avrebbe dovuto vendere i suoi Warhol per pagare le spese condominiali.

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17 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Il patto: i patriarchi e il popolo

Parashà di Vaerà

Rav Scialom Bahbout

Nelle prime parole della parascià di Vaerà troviamo un richiamo al patto che il Signore stipulò coi padri (Genesi 15), un patto fatto con dei singoli, ma che ora dovrà essere stabilito con il popolo che si trova in Egitto. 

Il Signore indirizzò la parola a Mosè dicendo: Io sono il Signore, apparvi ad Abramo Isacco e Giacobbe come El Shaddai (Dio onnipotente), ma con il mio nome Hashem (il Signore) non mi feci conoscere da loro. Con loro feci un patto che avrei dato loro la terra di Canaan, cioè la terra dei loro pellegrinaggi nella quale essì dimorarono quali stranieri. Infine ho ascoltato il gemito dei figli d’Israele asserviti all’Egitto, quindi mi sono ricordato del mio patto. Parla così ai figli d’Israele: Io sono il Signore, Io vi sottrarrò alle tribolazioni dell’Egitto, vi salverò dal loro duro servaggio, vi libererò con braccio disteso e con severi castighi sui nemici. Vi eleggerò quale popolo a me appartenente, sarò il vostro Dio, così che riconoscerete che io sono il Signore Dio vostro che vi ha liberato dal giogo egiziano. Vi introdurrò nella terra che giurai di dare ad Abramo, Isacco e Giacobbe e ve la darò quale possedimento ereditario; Io sono il Signore (Esodo 6: 2 – 9).

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15 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Parashà di Vaerà: Che cosa significa Morashà?

Donato Grosser

All’inizio della parashà l’Eterno disse a Moshè: “E vi porterò alla terra che ho giurato di dare ad Avrahàm, Yitzchàk e Ya’akòv, e ve la  darò quale morashà, io sono l’Eterno (Shemòt, 6:8). 

R. Naftalì Tzvi Yehudà Berlin (Belarus, 1816-1893, Varsavia) in Ha’amèk Davàr spiega perché nella Torà venga usata la parola morashà e non la normale parola yerushà che significa eredità: “Non [vi viene data] temporaneamente perché perfino quando voi siete in esilio appartiene a voi. La terra d’Israele è un proprietà perpetua, come disse il profeta Geremia (31:20): “Rizza dei segnavia, fatti dei pali indicatori, poni ben mente alla strada, alla via che hai seguita. Ritorna, o vergine d’Israele, torna a queste città che son tue!”.

Questo versetto del profeta Geremia è citato nelle parashà di ‘Èkev da Rashì  (Troyes, 1040-1105) nel commento del versetto dello Shema’: “E porrete queste mie parole sui vostri cuori e sulle vostre persone e le legherete come segno sulle vostre braccia …” (Devarìm, 11:18). 

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14 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Il caso di Aaron Mostofsky, l’ebreo ortodosso che ha assaltato il Congresso a fianco dei nazisti

C’era anche il figlio di un giudice della Corte Suprema di Brooklyn, tra i tanti ebrei ortodossi che hanno invaso e devastato il Campidoglio di Washington, mercoledì 6 Gennaio.

Flavia Caroppo

Evidentemente insensibile alle decine e decine di simboli antisemiti che i rivoltosi attorno a lui sfoggiavano con orgoglio, Aaron Mostofsky è stato tra i primi a violare il Palazzo del Congresso dove i legislatori stavano ratificando la vittoria di Joe Biden. E anche uno dei primi a venire identificato sui social media e inserito dalla Polizia nella lista di “persone investigate” in merito ai fatti di Washington. E dire che non ci voleva neanche entrare al Campidoglio, pare.

«Aaron è stato spinto all’interno», dice infatti suo fratello Nachman Mostofsky, leader politico locale dei Repubblicani, che era con lui a Washington finchè non lo ha “perso tra la folla”. Nachman, diventato famoso per aver minacciato il sindaco di New York, Bill De Blasio, di far intervenire i suoi amici “persone molto in alto, pezzi grossi vicini al Presidente Trump” per costringerlo a riaprire in fretta la città in lockdown a causa della prima ondata di Covid-19, dice anche di aver lasciato la manifestazione prima che la rivolta cominciasse. 

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13 Gen 2021 Comunità Ebraiche

Quando l’ombra del passato è anche un rifugio

Elena Loewenthal

L’immortale Bartfuss è uno dei primi romanzi di Aharon Appelfeld, nato nel 1932 in Bucovina e mancato tre anni fa a Gerusalemme. Uscì nel 1983 in ebraico e da allora è rimasto uno dei capisaldi della sua opera, pur essendo in un certo senso radicalmente diverso da tutti gli altri suoi libri. Non era mai stato tradotto in italiano: per chi ancora non conoscesse questo grande autore, sarà il modo migliore per scoprirlo. La narrativa di Appelfeld si dipana tutta intorno alla tragedia dello sterminio filtrata dalla sua esperienza personale di ragazzino in fuga dai nazisti, alla macchia nelle foreste del centro Europa, in balla degli eventi. Nato in una famiglia della buona borghesia colta e poliglotta, sopravvisse grazie a una serie di rocambolesche avventure al confine del surreale, eppure verissime. Tutta la sua opera parla di Shoah, ma l’autore non entra quasi mai dentro i campi della morte, nei vagoni merci, nelle camere a gas.

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12 Gen 2021 Comunità Ebraiche