Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

La pandemia che sta spaccando il mondo ebraico ortodosso

Rav Alberto Moshe Somekh

Il Talmud (Sukkah 27b) riporta un’interessante controversia a proposito della festa di Sukkot appena trascorsa. È lecito durante la ricorrenza trasferirsi da una Sukkah all’altra? In altri termini, sono autorizzato ad accogliere l’invito di un parente o di un amico e recarmi a pranzo nella sua Sukkah, sebbene così facendo trascuri la mia? R. Eli’ezer proibisce, mentre la maggioranza dei Maestri lo permette. Secondo una lettura la discussione verte su due interpretazioni contrapposte dello stesso versetto: “Farai la festa di Sukkot per sette giorni” (Devarim 16,13). R. Eli’ezer legge il versetto in relazione alla Sukkah e ne deduce che la stessa Sukkah deve essere adoperata per l’intera settimana, mentre i Chakhamim lo intendono diversamente (cfr. ‘Arokh ha-Shulchan O.Ch. 637,1). È possibile che la discussione non sia solo esegetica, ma anche concettuale: per R. Eli’ezer conterebbe nella Sukkah il valore della continuità (prospettiva diacronica), mentre per i Maestri sarebbe invece più importante il fattore della condivisione (prospettiva sincronica). In ogni caso la Halakhah è stabilita secondo l’opinione della maggioranza: abbiamo cioè il permesso di passare da una Sukkah all’altra.

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14 Ott 2020 Comunità Ebraiche

La stella di Davide indossa la tuta blu

Antisemitismo. «Un proletariato negato», di Leonty Soloweitschik, per Biblion Edizioni. Uno studio sugli operai ebrei e l’uso del razzismo nel movimento operaio, uscito originariamente a Bruxelles nel 1898. «Il fantasma dell’identificazione del mondo ebraico con le classi dirigenti economiche» fece parte del dibattito anche tra i socialisti, spiega la curatrice Maria Grazia Meriggi. Come la «questione sociale» ha incrociato la sua trasformazione in forma etno-razziale. Nel passato e nella sfida dei populismi di oggi

Claudio Vercelli

Mettere insieme la storia del movimento operaio e socialista con la riflessione sull’antisemitismo, ovvero sul suo uso politico come alternativa alla lotta di classe, quindi come sua profonda distorsione non solo morale ma anche e soprattutto sociale e culturale, è un lavoro al quale diversi studiosi francesi si sono ripetutamente dedicati. L’esistenza di una gauche reazionaria che, agli obiettivi di promozione degli interessi dei ceti che rappresentava univa la visione razzista delle relazioni sociali, in ciò incontrandosi con le classi dirigenti dell’epoca, a cavallo tra due secoli, impegnate nella spartizione dell’Africa, è parte fondamentale di uno studio dell’intelaiatura non solo dei nazionalismi dell’epoca ma anche dei processi di accesso alla sfera pubblica delle masse popolari.

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13 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Il profeta che ebbe il coraggio di infrangere il messaggio divino

Scialom Bahbout

“Non sorse un profeta in Israele come Mosè ….Per la forza e per le cose grandi e potenti che Mosè aveva operato agli occhi di tutto Israele” (Deuteronomio 34: 10 – 12).

Rashi scrive Nel suo commento: “perché ebbe il coraggio di rompere le tavole ai loro occhi” (cioè agli occhi di tutto Israele). Rashi si basa su un midrash che interpreta le parole del Deuter. 9: 17  “io le ruppi davanti ai vostri occhi” collegandole con le parole che il Signore disse a Mosè “scriverò sulle tavole le parole che erano sulle prime tavole che tu hai spezzato (Deuter. 10: 2) ” (in ebraico le parole ashèr shibbàrta possono essere interpretate come una sorta di approvazione –ishur in ebraico – per averle rotte).

L’episodio della rottura delle tavole viene narrato in Esodo (32: 19): Quando Mosè si avvicinò all’accampamento, vide il vitello e le danze. L’ira di Mosè si accese, lanciò via dalle sue mani le tavole e le spezzò ai piedi del monte. (Esodo 32: 19) Se si passano in rassegna tutte le azioni e gli insegnamenti di Mosè è incredibile che la rottura delle tavole della legge venga considerata l’atto davvero ultimativo che lo farà passare alla storia.

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12 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Nuovo machazor e siddur per bambini, la sfida di guardare al futuro

Sara Valentina Di Palma 

Si è tenuta (il 14 settembre) nel giardino del Tempio di Firenze, alla presenza di diversi convenuti, la presentazione del nuovo machazor di Rosh HaShanà curato da rav Amedeo Spagnoletto secondo il minhag fiorentino e del siddur sefardita per i bambini del Talmud Torà curato da rav Gadi Piperno. Entrambi i volumi sono editi da Morashà. Proprio il rabbino capo della Comunità fiorentina, rav Piperno, ha sottolineato la vivacità editoriale che negli ultimi anni ha ruotato intorno alla Comunità – di cui fa parte anche il machazor di Kippùr pubblicato un anno fa sotto la curatela del suo predecessore, rav Spagnoletto.

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8 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Ernő Erbstein, il ‘genio ebraico’ che costruì il Grande Torino

Niccolò Mello: ‘Erbstein ha avuto tanti ‘figli’, tutti gli allenatori che hanno cercato un’alternativa al gioco all’italiana’

Michele Caltagirone

Ernő Erbstein, il ‘genio ebraico’ o l’architetto del Grande Torino. Una vita vissuta pericolosamente in un periodo in cui, in un’Europa devastata dalla guerra e percorsa dalla barbarie del nazismo, era un crimine essere semplicemente ‘un ebreo’. Non è facile riassumere in poche righe la parabola di un grande uomo di calcio capace di costruire una delle squadre più celebri di ogni tempo, la morte tragica e prematura ha consegnato lui e tutti i suoi giocatori al mito, il 4 maggio del 1949, quella morte che gli era passata accanto tante volte pochi anni prima, in un periodo storico in cui la follia era diventata ordinaria amministrazione. 

Erbstein è stato però, soprattutto, un uomo di calcio la cui eredità ha permesso di gettare le basi della concezione moderna del ruolo di allenatore. Esponente di quella ‘scuola’ danubiana che, per prima, ha cambiato nella sua essenza il gioco più bello del mondo, ha avuto in Italia diversi ‘eredi’ che, con le loro squadre, sono diventate sinonimo stesso di un calcio offensivo e spettacolare come quello prodotto dal leggendario squadrone granata. Di Erbstein e di altri allenatori ‘ebrei danubiani’ si è occupato di recente in un libro anche il giornalista e scrittore Niccolò Mello a cui abbiamo chiesto di ricostruire dal punto di vista tattico la ‘rivoluzione’ dell’allenatore ungherese.

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7 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Beata Nemcovà. La guardiana

Stefan Chrappa, .tyzden, Slovacchia

È la custode volontaria di un cimitero ebraico in una città della Slovacchia. Motociclista e antifascista, ha trasformato un luogo abbandonato in un monumento alla memoria storica della comunità locale

Strade tortuose arrivano a Banskà Stiavnica, nel centro della Slovacchia. È una città dall’atmosfera straordinaria, che non a caso negli ultimi anni attira un numero crescente di turisti. È così ambita che la domanda di immobili è in costante aumento, e questo a sua volta fa salire le quotazioni immobiliari. C’è davvero qualcosa di particolare qui. Stiavnica ha i suoi segreti e i suoi traumi sia nel lontano passato sia nel presente. Il suo misterioso castello è incantevole: costruito attorno a una chiesa medievale, si dice fosse una roccaforte dei templari.

Nel quartiere, tra piazza della Santa Trinità e piazza Radnicné, c’è la chiesa di Santa Caterina, che fu costruita dai minatori. Al cantiere parteciparono sia cattolici sia luterani. Alla fine la chiesa rimase cattolica, ma fin dal 1658 in questa città multiculturale si predicava in slovacco. Di fronte a Santa Caterina sorge una chiesa evangelica in stile classicista.

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6 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Equivoci sul Bund

Emanuele Calò

Non penso sia opportuno far passare il concetto che il Bund fosse un movimento socialista nazionale ebraico. Claudio Vercelli spiega, a proposito del Bund: “Rimane il fatto che la militanza in un partito territorialista ma non sionista costituisca il più originale contributo ebraico allo sviluppo del socialismo in Europa. In altre parole: sì al radicamento nelle terre di origine; rifiuto, invece, di un’ipotesi nazionale per la soluzione dei veri problemi degli ebrei, dall’antisemitismo all’assimilazionismo, nel nome semmai dell’«internazionalismo», ossia l’universalità del disagio dei lavoratori al quale si può dare un’unica risposta, collettiva, egalitaria, al medesimo tempo politica e morale, che coinvolga chiunque sia sfruttato” (L’ebraismo dell’Europa orientale e i regimi comunisti. Spunti di riflessione #2.) Dal canto suo, Yitzhak “Antek” Zuckerman, combattente del ghetto di Vasavia, scrisse: “I must say that the official position of the Bund was the sharpest and silliest position opposed to Zionism. Their words and acts were not only against Zionism, but also against themselves. It was self-destruction, but they didn’t understand it. Most others had no choice, since they were Poles and Poland was their homeland ; but the Bundists could have been Bundists in any free place in the world , and they didn’t understand there wouldn’t be room for the Bund in Poland . Their whole war against Zionism, against our people, was anachronistic; and the same goes for their opposition to the exodus of the Jews” (A surplus of memory, Chronicle of the Warsaw Ghetto Uprising, University of CaliforniaPress, 1993, p. 652).

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5 Ott 2020 Comunità Ebraiche