Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Yuval Noah Harari sotto accusa per un libro edulcorato in Russia: parla di post-verità ma la esercita

L’arrogante storico israeliano che non solo spiega il passato ma prevede anche profeticamente il futuro, pizzicato a compiacere il dittatore

Davide Frattini

GERUSALEMME I suoi libri sono stati letti, consigliati, regalati da (tra gli altri) Barack Obama, Bill Gates, Mark Zuckerberg. Sono stati tradotti in 45 lingue e hanno venduto 20 milioni di copie. Un successo globale immerso in quella globalizzazione che Yuval Noah Harari non smette di esaltare. Senza perdere di vista i mercati nazionali con le loro sensibilità, a volte Paesi dove i censori sono suscettibili.

Così il saggista israeliano più conosciuto al mondo sembra aver creato un nuovo motto, oltre a nuove teorie: pensa globale, adatta locale. Se ne sono accorti i giornalisti del sito russo The Insider che hanno messo a confronto l’edizione stampata in caratteri cirillici con quella inglese del suo «21 lezioni per il XXI secolo» (pubblicato in Italia da Bompiani).

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26 Lug 2019 Comunità Ebraiche

«L’esercito dei difensori della lingua»

Un brano tratto dal libro “Dio ha scelto Israele”

Eliezer Ben Yehuda

“Quando si vede un edificio già finito, non si pensa alla fatica impiegata per costruirlo”, ha detto qualcuno. Questo è particolarmente vero per quel particolare edificio che è l’attuale lingua ebraica. Nel suo soggiorno di Parigi Ben Yehuda scrisse un articolo che era un accorato appello per il ritorno degli ebrei in Israele. Non fu facile trovare un giornale disposto a pubblicarlo, ma alla fine la risposta positiva arrivò da una rivista mensile ebraica di Vienna: “Hashahar“, che significa “L’alba”. Nell’articolo, apparso nel 1879 con il titolo “Una questione degna di nota”, si diceva:

«Se è vero che tutti i singoli popoli hanno diritto di difendere la loro nazionalità e proteggersi dall’estinzione, allora anche noi, gli ebrei, dobbiamo avere lo stesso diritto. Perché il nostro destino dovrebbe essere più misero di quello di tutti gli altri? Perché dovremmo soffocare la speranza di un ritorno, la speranza di divenire una nazione nella nostra terra abbandonata, che ancora piange i suoi figli cacciati in terre remote duemila anni fa? Perché non dovremmo seguire l’esempio delle altre nazioni, grandi e piccole, e fare qualche cosa per proteggere il nostro popolo dallo sterminio? Perché non dovremmo sollevarci e guardare al futuro? Perché restiamo con le mani in mano e non facciamo nulla che possa gettare le basi su cui costruire la salvezza del nostro popolo? Se ci importa che il nome di Israele non si cancelli dalla faccia della terra, dobbiamo creare un centro per tutti gli israeliti: un cuore dal quale il sangue scorra lungo le arterie di tutto il corpo e lo richiami a nuova vita. Soltanto il ritorno a Eretz Israel può rispondere a questo scopo. […]
Oggi, come nei tempi antichi, questa è una terra benedetta dove mangeremo il nostro pane senza umiliazioni, una terra fertile cui la natura ha donato gloria e bellezza; una terra che ha solo bisogno di forti mani laboriose per farne il più felice dei paesi. Tutti i turisti che visitano quei luoghi lo dichiarano all’unanimità.
E ora è venuto il tempo per noi – gli ebrei – di fare qualche cosa di costruttivo. Creiamo una società per l’acquisto di terra a Eretz Israel; per comperare tutto quello che occorre per l’agricoltura; per dividere la terra fra gli ebrei che sono già residenti e quelli che desiderano emigrare, e per provvedere fondi per coloro che non possono trovare una sistemazione indipendente.»

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25 Lug 2019 Comunità Ebraiche, Israele

Shorashim, dove ritrovare le proprie radici

HaTikwa (N. Greppi)

È sempre bello tornare in uno dei luoghi più felici della propria infanzia, soprattutto se non vi entravi da più di 10 anni; ed è come mi sono sentito quando sono tornato a Shorashim, un centro per bambini a Milano che aiuta i figli di ebrei non praticanti e di coppie miste a riscoprire le proprie radici ebraiche (non a caso “shorashim” in ebraico vuol dire “radici”), e che quest’anno giunge al 30° anniversario della propria fondazione.

In questo luogo, da molti anni situato all’interno della Società Umanitaria a pochi metri dalla Grande Sinagoga di via Guastalla, all’incirca due volte al mese durante il periodo scolastico i bambini dai 4 ai 10 anni svolgono varie attività, divisi in gruppi per età e guidati da animatori che li aiutano a imparare le basi della storia e della cultura ebraica: si raccontano le Haggadot e i principali personaggi della Bibbia, si celebrano insieme le varie festività, si gioca e si fa merenda tutti insieme. Ma si affrontano anche storie più impegnative, ad esempio parlando della Shoah e invitando i sopravvissuti che raccontano ai bambini più grandi e ai genitori la loro esperienza. A fine anno vengono organizzate gite in diversi luoghi di interesse ebraico in Italia: da Vercelli a Mantova, da Modena a Verona. L’ultimo giorno i bambini presentano ai loro genitori uno spettacolino riassuntivo dell’attività dell’anno. Quest’anno hanno cantato, accompagnati dalle chitarre di Manuel Buda e di un animatore, le canzoni di Chanukka, Purim, Pesach e di tutte le altre festività. I due musicisti hanno presentato anche qualche brano di musica Klezmer e sefardita, con grande successo. E non è mancato, alla fine, il buffet con dolci e tramezzini, ai quali si aggiungono i bissli, famosi snack israeliani.

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24 Lug 2019 Comunità Ebraiche

Sulle nuove 50 sterline il volto di Alan Turing, il matematico che decriptò i messaggi dei nazisti

Ilaria Ester Ramazzotti

Sarà il volto del matematico Alan Turing a comparire sulla nuova banconota da 50 sterline, che entrerà in circolazione dal 2021, sul lato opposto a quello che ritrae la regina Elisabetta II. Lo ha annunciato lo scorso 15 luglio il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, sottolineando che “Alan Turing fu uno straordinario matematico, il cui lavoro ha avuto un enorme impatto sul modo in cui viviamo oggi. Come padre della scienza informatica e dell’intelligenza artificiale, e come eroe di guerra, il contributo di Alan Turing fu fondamentale. Turing è un gigante sulle cui spalle oggi si trovano in molti”.

Uno dei padri dell’informatica

Nato a Londra nel 1912, fu un mediocre scolaro da ragazzo ma nel corso della sua vita diventò uno dei più noti matematici del XX secolo, oltre che logico, crittografo e filosofo. Precursore dell’intelligenza artificiale, è considerato uno dei padri dell’informatica. Al suo nome viene associata la formalizzazione dei concetti di algoritmo e di calcolo con l’uso della ‘macchina Turing’, antenato del moderno computer.

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23 Lug 2019 Comunità Ebraiche

Chris Evans è l’agente del Mossad che fa fuggire gli ebrei etiopi

Alessandro Zoppo

Smesso il costume di Captain America, Chris Evans si trasforma nel carismatico agente Ari Kidron, protagonista di un’incredibile storia ispirata a fatti realmente accaduti: ecco trailer, trama e cast di The Red Sea Diving Resort. Non fate il nome di Chris Evans a Donald Trump e Benjamin Netanyahu che potrebbero rimanerci male. Smesso il costume di Captain America, l’attore indossa i panni di Ari Kidron, carismatico agente del Mossad che aiuta i rifugiati etiopi in Israele nel film The Red Sea Diving Resort.

Prodotto da Bron Studios per Netflix, il film sarà disponibile in tutto il mondo sulla piattaforma streaming – dopo il passaggio in anteprima al San Francisco Jewish Film Festival – a partire dal 31 luglio 2019. Il trailer è stato lanciato nelle ultime ore e potete vederlo in apertura di questo articolo.

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22 Lug 2019 Comunità Ebraiche

La storia degli arabi ebrei nell’ultimo romanzo di Elena Loewenthal

David Valentini

Che cos’è che si chiama viaggio, in fondo? Un andare per tornare. Un partire per trovare. Tenere fra i denti una carta d’imbarco, aprire la cerniera della borsa a mano, riporre il passaporto in uno scomparto della borsa sperando di ricordarsi quale, imboccare il tunnel malfermo che porta alla bocca dell’aeroplano. (p. 11)

Eppure a volte non si torna, come il titolo di questo romanzo suggerisce, e non per mancato amore verso la propria città. Anzi, in ogni pagina, in ogni riga del romanzo di Elena Loewenthal possiamo ritrovare l’amore per una terra d’origine che mai si sarebbe voluta lasciare, il cui abbandono è dovuto a motivi altri, legati alla storia, agli eventi drammatici che noi tutti conosciamo e che hanno portato, più o meno indirettamente, a un massacro di cui non si coglie la fine.

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18 Lug 2019 Comunità Ebraiche

Helena Rubinstein: l’Aventure de la beauté, dal ghetto di Cracovia alle stelle

Sonia Schoonejans e Andrea Finzi

Il favoloso destino di Helena Rubinstein, ragazza ribelle, nata povera, diventata la geniale tycoon-pioniera della cosmetica. «Che cosa vuole una donna? L’emancipazione attraverso la bellezza».  Sarà la sua fortuna, perché «Beauty is Power!»

Alla domanda di Freud “Cosa vuole la donna?”, Helena Rubinstein, dapprima ragazza ribelle e poi donna determinata, proponeva l’emancipazione attraverso la bellezza, una risposta che farà la sua fortuna. La bellezza fu in effetti l’affare di tutta la sua vita. È il destino di questa donna eccezionale che il MaHj, il Museo ebraico di Parigi, fa rivivere nell’esposizione L’avventura della bellezza, realizzata a partire da documenti rari (come il film girato nel 1938 a Cracovia) e da numerose opere d’arte, dato che Helena Rubinstein fu una grande collezionista e protettrice di artisti. Come ha potuto questa donnina – 1 metro e 47 centimetri – nata nel 1872 in una modesta famiglia del quartiere ebraico di Cracovia, diventare una dei più importanti protagonisti del XX secolo nell’universo della cosmetica? Certamente la sua triade Audacia/Energia/Volontà si è spesso rivelata vincente, ma bisogna aggiungere quello che la Rubinstein aveva capito con largo anticipo sulla maggior parte dei contemporanei: l’importanza della pubblicità, che utilizzerà con talento per tutta la sua carriera, e della scienza, che assocerà ai suoi prodotti, assicurando loro un’etichetta di serietà e di qualità. Nel mondo delle cure di bellezza sembra che lei abbia anticipato tutto quello che si fa ancora oggi: crema agli ormoni, autoabbronzante, idroterapia, massaggi ed esercizi fisici. E affermando che «non esistono donne brutte ma soltanto donne pigre», legava la risorsa della bellezza alla disciplina. La personalità di Helena Rubinstein era molto complessa: da un lato l’avventuriera ferocemente indipendente capace anche di grandi amori, dall’altro l’implacabile donna d’affari, la miliardaria, collezionista divenuta principessa con il suo secondo matrimonio.

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17 Lug 2019 Comunità Ebraiche