Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Elie Wiesel, Maestro del pensiero ebraico e della memoria attiva

A cinque anni dalla scomparsa di Elie Wiesel, pubblichiamo di seguito un contributo del Rabbino Roberto Della Rocca, Direttore Area Formazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Roberto Della Rocca

Il Baal Shem Tov e la memoria attiva

Quando nel 1986 Elie Wiesel fece il suo discorso in occasione del conferimento del premio Nobel per la pace citò un racconto chassidico. Il Baal Shem Tov, vedendo le sofferenze del popolo ebraico si adoperò per affrettare la venuta del Messia.Dio lo punì per questa ingerenza nella Sua regia della storia e lo esiliò in un luogo lontano con il suo assistente. Il Baal Shem Tov si rese conto di non ricordare più né le preghiere, né le segrete meditazioni che avrebbero potuto aiutarlo a far ritorno a casa. Ma il suo assistente si ricordava l’alfabeto e cominciò a recitarlo così che il Baal Shem Tov  poté ripeterlo con lui ad alta voce. E’ così che il Baal Shem Tov si riappropriò della memoria e gli fu possibile così tornare a casa.

La memoria così, come esperienza, nasce sempre da un esilio che paradossalmente ne costituisce la linfa vitale e la direzione dell’azione umana presente e futura. Un gioco di trasformazione e continuo rinnovamento che mantiene con il passato sempre un legame attivo, che non è mai passivo, e che necessita sempre di un esilio. Viceversa è anche la memoria a nutrire l’esilio, a coltivarlo, a mantenere vivo il senso di appartenenza sradicata, la nostalgia dell’altrove e l’ansia del ritorno.

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7 Lug 2021 Comunità Ebraiche

L’arancia meccanica: la violenza senza senso

Parashà di Pinechàs

Rav Scialom Bahbout

La parashà di Pinechas annuncia in pratica la fine del viaggio dei quaranta anni nel deserto:il problema della successione di Mosè, il solo protagonista dei tre fratelli rimasto in vita e che aveva avuto un ruolo fondamentale nella liberazione dall’Egitto; la nomina di una nuova guida, il censimento delle tribù, per valutare quali erano le forze su cui Israele poteva contare per la conquista della Terra Promessa. 

In questo contesto, nella parashà precedente era stato narrato l’episodio in cui una parte del popolo si era dedicato all’idolatria del Ba’al Pe’or: l’idolatria è sempre in agguato e non è stata risolta con la punizione seguita all’adorazione del vitello d’oro e tornerà a presentarsi anche al tempo del profeta Elia. In tutti questi episodi la conclusione è sempre violenta (con la morte di chi si era dedicato a farla). Vediamo cosa succede durante l’episodio narrato nella nostra parashà:

Ed ecco uno degli Israeliti venne e condusse ai suoi fratelli una donna midianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta la comunità degli Israeliti, mentre essi stavano piangendo all’ingresso della tenda del convegno. Vedendo ciò, Pinchas figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aronne, si alzò in mezzo alla comunità, prese in mano una lancia, seguì quell’uomo di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, l’uomo di Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cessò tra gli Israeliti. 

Quale fu la reazione divina di fronte a un atto così violento, fatto alla presenza del popolo, prodotto senza avere consultato i giudici,? Non solo di lode per l’atto compiuto per difendere l’onore divino, ma anche il conferimento del ruolo di Sacerdote a Pinechas che diventa Cohen non perché discendete di Aron, ma per “meriti sul campo”: egli era nato prima della nomina a sacerdote di Aron e Eleazar e quindi non era Cohen: questa nomina gli viene data, assieme al patto “Berit Shalom” un patto di pace. La domanda è ovviamente cosa significa e perché il Signore dà un alleanza di pace a Pinechas:  

10 Il Signore disse a Mosè: 11 «Pinchas, figlio di Eleazaro, figlio del sacerdote Aronne, ha allontanato la mia ira dagli Israeliti, perché egli è stato animato dal mio zelo fra di loro, e io nella mia gelosia non ho sterminato gli Israeliti. 12 Perciò digli che io stabilisco con lui un’alleanza di pace,13 che sarà per lui e per la sua stirpe dopo di lui un’alleanza di un sacerdozio perenne, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto il rito espiatorio per gli Israeliti». 

Di fronte a un’azione così violenta, è consentito a chi è animato da zelo religioso farsi giustizia da solo come reazione a una violazione pubblica e provocatoria? Non ci saremmo aspettati una dichiarazione così positiva da parte del Signore!

Altre azioni violente, salvo eccezioni, erano state condannate: Simone e Levi fanno una strage tra gli abitanti di Shekhem e Giacobbe usa parole di fuoco nei loro confronti: 

30 Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: «Voi mi avete messo in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizei, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa».  (Genesi 34)

Quando li benedice, prima di morire, seppure a distanza di molti anni, li maledice, dicendo:                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

 Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli. Ne loro conciliabolo non entri l’anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore. Perchè con ira hanno ucciso gli uomini e con passione hanno storpiato i tori. Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele! Io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele. (Genesi 49, 5 – 7)

Questa affermazione di Giacobbe va interpretata nel senso che una certa dose di aggressività nella difesa della vita e dell’identità ebraica è consentita: serve per la difesa del popolo ebraico ed è opportuno che sia distribuita tra tutte le tribù.

Molto più importante per capire quale sia il messaggio della Torà, è quanto viene narrato a proposito del profeta Elia che aveva massacrato i profeti del Ba’al. Fugge perché ricercato dal re Achab e dalla moglie Izebel e nel capitolo 19 del Primo libro dei Re viene narrato quanto segue:

Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri».   Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino».Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, Horeb. 

Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?».10 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».11 Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».  Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.  Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.13 Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».14 Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita».

15 Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; …  Ungerai Eliseo figlio di Shafàt, di Abel-Mecholà, come profeta al tuo posto.19 Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Shafàt. …  Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.….  Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

Secondo lo Zohar il profeta Elia sarebbe la reincarnazionedi Pinechas. Vediamo in questo episodio che la violenza eccessiva viene stigmatizzata e il profeta Elia viene congedato, come dire non abbiamo bisogno di profeti zelanti come te, non è vero che voglio uccidere tutti i profeti, perché tu sei vivo. Ora va’ e nomina al tuo posto Eliseo di Shafat. Il ruolo di Elia sarà da quel momento in poi, quello di essere “il messaggero della pace e avrà il compito di riportare il cuore dei padri verso i figli(come scrive l’ultimo dei profeti Malakhi).

Molto spesso, ancora oggi, ci sono persone che pensano di volere difendere l’onore di Dio e quindi si comportano con zelo verso gli altri massacrandoli perché ritengono che stanno trasgredendo la legge e qindi uccidono in nome di Dio. La Torà ci mette in guardia dall’essere troppo zelanti, perché in verità il problema è se quanto facciamo, stiamo dando semplicemente sfogo ai nostri istinti e non intendiamo affatto difendere l’onore del Signore: in altre parole stiamo commettendo un assassinio.

Elia che ha anche accusato gli ebrei di non volere osservare il patto e sarà costretto a essere presente ogni volta che un bambino ebreo entrerà nel patto e questo dovrà fare sempre fino a quando non porterà il Messia. 

Il Ba’al haturimci dice anche come questo sia legato proprio alla Vav divisa della parola Shalom che si trova nell’espressione Beriti Shalom, la mia alleanza di pace: 

Vav divisa: Pinechas è Eliahu, ma è scritto Elia, senza la lettera vav, perché (nel testo del profeta  Malakhì) Elia viene scritto senza vav.  Mentre la parola Yaakov è scritta con la vav intera, una vav che ha preso in pegno da Eliau. Quando Elia arriverà con il Messia e redimerà i suoi figli potrà riprendere la sua vav. Questo è accennato nel versoGiubilerà Yaakov, gioirà Israel  יגל יעקב ישמח  ישראל   (salmo 14, 7): ישמחha le stesse lettere di משיח: quando la vav di יעקוב  tornerà al suo posto, il nome di אליהsarà completo e diventeràאליהו  e porterà il Messia. Solo allora la pace sarà completa Giubilerà Yaakov e Israel gioirà.

Baal haturim

Yaakov ben Asher, detto anche il Ba’al Haturim (1269 – 1343) Grande Posek (decisore), noto per gli Arba’à Turim, i quattro tomi che comprendono tutte le norme, dalle quali deriva poi lo Shulchan Arukh.  Il suo commento alla Torà fa uso di remazim (allusioni) contenute nel testo e nelle ghematrioth (valore numerico di certe parole e corrispondenza del loro significato). Arriva così a dare spesso interpretazioni che, pur partendo da osservazioni basate su ghamtriot o allusioni, danno un significato più profondo al testo.

2 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Quelle raccolte fondi un po’ opache

Selvaggia Lucarelli

“Ho letto che stai raccogliendo dei soldi per questa persona, la conosci la sua storia?”. “Certo, benissimo!”. “Me la racconti?”. Il noto personaggio avvezzo alle raccolte fondi con coinvolgimento di milioni di follower inizia a balbettare, poi: “Sì, magari non so tutto, mica mi vorrai sputtanare?”. In realtà di sputtanare il personaggio non mi importa, quello che però durante la telefonata il personaggio ha involontariamente raccontato è la situazione delle raccolte fondi in Italia: un far west. Se ne aprono e chiudono in continuazione, specie su Gofundme. Personaggi noti e stampa le sponsorizzano senza preoccuparsi troppo della fondatezza delle cause e della reale destinazione dei fondi. I filoni sono svariati, e il più inquietante è quello che riguarda malattie e cure.

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1 Lug 2021 Comunità Ebraiche

Quando le Comunità ebraiche si spaccarono per una lettera tagliata

Riunire i due pezzi di una vav?

Rav Scialom Bahbout

Diverse sono state le controversie su aspetti di Halakhà che sono state sollevate in passato nelle comunità italiane nel  medio evo e nel rinascimento (famose le polemiche sullo Stam yenam, il vino prodotto dai non ebrei, e sul mikvè di Rovigo). Meno nota è la polemica che ha attraversato l’ebraismo italiano nella seconda metà del 18° secolo: La controversia sulla VAV Keti’à di Shalom. Una polemica infuocata ha attraversato comunità e rabbini dell’epoca sia italiani che esteri, studiata da rav Simcha Chasida di Benè Berak (in Morià 5768, 3 – 4)

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30 Giu 2021 Comunità Ebraiche

Il successo di “Shtisel”, il desiderio e la Legge

Alessio Aringoli

Uno dei fenomeni della cultura di massa più interessanti, ma anche più enigmatici, dei primi mesi del 2021 è stato, senza dubbio, il grande successo della serie tv Shtisel. Per quale motivo una serie che racconta le vicende di una famiglia di ebrei haredim (i cosiddetti ultraortodossi), in modo molto realistico ma senza accenti critici (diversamente da tutti i prodotti cinematografici e televisivi che l’avevano preceduta), ha riscosso un simile successo, e in particolare anche presso un pubblico raffinato, colto, laico – in Israele, negli Usa, in Europa, tra ebrei, cristiani, non credenti? 

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27 Giu 2021 Comunità Ebraiche

L’aquila e il pipistrello

Parashà di Balàk

Rav Scialom Bahbout

La parashà di Balak e le altre fonti che parlano del mago – profeta Bil’am non danno un’immagine che giustificano l’affermazione dell’identità tra due personaggi che sembrano agli antipodi.  E’ interessante quanto stabilisco i Maestri nel Talmud (Bavà Batrà 14b), “Moshè ha scritto il suo libro, la parashà di Bilam e il libro di Giobbe” (Sifrè ….) Il suo libro è evidentemente la Torà. Il libro di Giobbe ha alcune caratteristiche simili alla Genesi e questo giustifica l’affermazione dei Maestri, ma perché era necessario affermare che Moshè ha scritto anche la parashà di Bil’àm, che è già parte integrante della Torà?   In effetti, Bil’am osservava dall’alto delle montagne tutto ciò che accadeva nell’accampamento di Israele, ma il popolo e Mosè non ne avevano la consapevolezza. Quindi dato che Moshè ha scritto la Torà, era comunque necessario sottolineare che aveva scritto anche la parashà di Bil’am (cioè Balak) in cui il suo nome  non compare.

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25 Giu 2021 Comunità Ebraiche

Storia di Nathan, il più grande sindaco di Roma, e di una squadra di disorganici fuoriclasse

Estratto da “Nathan e l’invenzione di Roma” di Fabio Martini, edito da Marsilio

Da oggi è in libreria “Nathan e l’invenzione di Roma. Il sindaco che cambiò la città eterna”, un libro di Fabio Martini per Marsilio. A pochi mesi dall’elezione del nuovo sindaco, Fabio Martini, raffinato cronista ed editorialista della Stampa, ripercorre l’esperienza di Ernesto Nathan, che fu primo cittadino oltre un secolo fa. Con Nathan, Roma lasciò l’Ottocento e in pochi anni fu trasformata in una moderna città novecentesca. Il sindaco aveva composto una giunta con sette liberali, tre socialisti, due radicali e due repubblicani. Niente di più eterogeneo. Ma che cosa univa gli assessori? Che erano fuoriclasse, e spesso i fuoriclasse vanno d’accordo oltre le ideologie. Stiamo parlando di Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini, Giovanni Montemartini, gente che farà la storia d’Italia. 

Qui sotto un’anticipazione del volume di Martini, che potrebbe persino dare qualche buona idea a chi il prossimo autunno sarà eletto alla guida del Campidoglio.

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24 Giu 2021 Comunità Ebraiche