Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Intolleranza «…Iuxta crucem lacrimosa»

Ariel Levi di Gualdo si fa portavoce dell’ “ebraismo istituzionale” contro i “gruppuscoli”

Non occorre essere cristiani, per provare umanità dinanzi al Cristo affisso ad un orribile patibolo romano. Davanti a quell’immagine tornano in mentre le parole affidate da Giovanni Battista Pergolesi a soprano e contralto: «Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa dum pendebat filius» (stava la madre dolorosa sotto la croce lacrimosa dove pendeva il figlio). Da alcune settimane è esplosa la polemica sul film di Mel Gibson: The Passion. In giro per la rete telematica si sono moltiplicati articoli di gruppetti ebraici, che nell’ipotesi migliore rappresentano se stessi, non certo l’Ebraismo istituzionale. Nel mondo ebraico esiste una piccola percentuale di soggetti che sfruttano l’Ebraismo per far deflagrare i loro disturbi interiori, miscelando la politica alla psicopatologia della vita quotidiana. Diversi di questi articoli colpiscono per il loro odio anti-cristiano. Forse è il caso di chiarire che l’antisemitismo e l’anticlericalismo, pur essendo patologie sociali molto diverse, sono mosse dallo stesso genus: l’uomo malato d’odio verso l’altro. Continua a leggere »

26 Mar 2004 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Cristianesimo

Sionismo: un progetto per il futuro?

Andrea Jarach – Presidente della Federazione Associazioni Italia – Israele

Mentre assistiamo alla rinascita dell’antisemitismo in tutta Europa e alla sua esplosione nel mondo arabo ci troviamo a riflettere sul futuro del sionismo. Questo movimento miracoloso (si dice essere l’unico ismo nato nel diciannovesimo secolo che abbia visto il compimento dei suoi obiettivi) si trova oggi in una crisi di riflessione che porta molti studiosi a concludere che esso abbia perso la sua funzione. Continua a leggere »

22 Mar 2004 Comunità Ebraiche, Israele

Caro Vecchioni

Yasha Reibman

In molti ti seguiamo con affetto e interesse. Sappiamo quanto la musica tocchi nel profondo chi la senta più di mille ragionamenti. Anche per questo abbiamo ascoltato con attenzione e preoccupazione “Rotary Club of Malindi”, il tuo ultimo album, e in particolare “Marika”, la canzone in cui parli delle ragioni di una giovane terrorista. Abbiamo apprezzato la tua sensibilità quando hai deciso di non cantare questo pezzo a Torino, a pochi giorni dall’attentato di Madrid. Marika infatti non è solo una canzone. Marika è stata in Spagna pochi giorni fa e da quasi quattro anni oramai gira per le strade di Israele. Entra nei pub, sale sugli autobus dei bambini che vanno a scuola, colpisce nel porto gli operai. Continua a leggere »

21 Mar 2004 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Israele

Alain Finkielkraut: “Mai gli Ebrei si sono sentiti così soli”

Il filosofo analizza la situazione nel Medio-Oriente e tenta di spiegare l’insuccesso del processo di pace.

Marianne: In Israele lei ha parlato con un gran numero di responsabili politici ed intellettuali, in particolare a sinistra. Ha avvertito questo smarrimento del campo progressista israeliano del quale si parla, mentre il ciclo attentati-suicidi e rappresaglie sembra doversi ripetere all’infinito ?

Alain Finkielkraut: Ho avuto una lunga conversazione con Benny Morris, il capo fila di questi nuovi storici che hanno messo in difficoltà la leggenda dorata del sionismo. Dal lavoro di Morris, risulta il fatto che nel 1948 da 600.000 a 700.000 Palestinesi sono fuggiti poiché la loro società, in via di decomposizione, non era pronta ad affrontare la guerra, ma anche perché subivano atti di espulsione e di intimidazione da parte degli ebrei. Nel 1998, all’epoca della prima intifada, lo stesso Benny Morris è stato in prigione per essersi rifiutato di servire nei Territori occupati. A partire dal 1992, ha creduto alla pace. Allora tutto sembrava possibile: la Giordania concludeva un trattato, la Siria negoziava, il blocco comunista era distrutto, la risoluzione «vergognosa» dell’ONU, secondo la definizione di Michel Foucault, assimilante sionismo e razzismo veniva abbandonata, Arafat, a secco dalla guerra del Golfo, adottava una attitudine più morbida. Poi tutto è crollato, a partire dal fatto dell’incapacità dei Palestinesi a dire almeno «si ma» ai compromessi che erano stati loro proposti a Camp David. Questo massimalismo, aggiunge Benny Morris, gli procura guai sin dagli anni 30. Continua a leggere »

19 Mar 2004 Israele

Vangeli e antigiudaismo: istruzioni per l’uso

Riccardo Di Segni

I vangeli sono antisemiti? Formulata in questi termini la domanda può stupire, provocare, creare forti reazioni di incredulità o di indignazione. E’ uno dei frutti amari della discussione che è nata in questi giorni intorno ad un film sulla Passione di Gesù, che in Italia arriverà tra breve. E’ un modo esagerato e sbagliato per affrontare un tema delicato e scomodo. Bisogna chiarire i termini della questione evitando gli aspetti emotivi che non sono di aiuto a nessuno. Continua a leggere »

15 Mar 2004 Antisemitismo, Cristianesimo

Antisemitismo a tre dimensioni

Natan Sharansky – Jerusalem Post, Feb. 23, 2004

Questa settimana ho preso parte a un convegno sull’antisemitismo in Europa. Guidato al presidente della Commissione europea Romano Prodi, il convegno metteva insieme leader da tutto il mondo determinati a combattere la nuova ondata di antisemitismo che ha ingolfato l’Europa negli ultimi anni.

Il problema è il ‘come’ le sincere intenzioni dei partecipanti a combattere il male possa essere tradotta in azione effettiva.

L’esperienza mi ha convinto che la chiarezza morale diventa critica nel prendere posizione contro il male. Il male non può essere sconfitto se non viene riconosciuto, e la sola via per riconoscere il male è stabilire chiare linee morali. Il male prospera quando quelle linee sono confuse, quando il torto e il diritto sono materia di opinione piuttosto che verità obiettiva. Continua a leggere »

2 Mar 2004 Antisemitismo, Israele

Progresso e regresso

Donato Grosser

Nel Bollettino della Comunità Ebraica di Milano nel mese di novembre 2003 è stata pubblicata una “Lettera Aperta alla Comunità di Milano” firmata dal presidente e dal vice-presidente della “Congregazione ebraica riformata” Beth Shalom. È ovvio che a nessun gruppo piace definirsi regressivo, tuttavia l’abbondanza dell’uso della parola “progressivo” o “progressista” (usate ben cinque volte nell’articolo), desta subito il sospetto del lettore. Cos’è questo “progresso” al quale si riferiscono i riformati di Milano? Gli autori della lettera nel definire “l’esperienza progressiva della vita ebraica” menzionano, tra l’altro, la trasmissione del giudaismo per via patrilineare. Senza una definizione di cosa significhi “progresso” è poco chiaro perché dei cambiamenti di questo genere vengano chiamati progressivi. Continua a leggere »

1 Mar 2004 Comunità Ebraiche, Riformati, Torà