Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Antisemitismo a tre dimensioni

Natan Sharansky – Jerusalem Post, Feb. 23, 2004

Questa settimana ho preso parte a un convegno sull’antisemitismo in Europa. Guidato al presidente della Commissione europea Romano Prodi, il convegno metteva insieme leader da tutto il mondo determinati a combattere la nuova ondata di antisemitismo che ha ingolfato l’Europa negli ultimi anni.

Il problema è il ‘come’ le sincere intenzioni dei partecipanti a combattere il male possa essere tradotta in azione effettiva.

L’esperienza mi ha convinto che la chiarezza morale diventa critica nel prendere posizione contro il male. Il male non può essere sconfitto se non viene riconosciuto, e la sola via per riconoscere il male è stabilire chiare linee morali. Il male prospera quando quelle linee sono confuse, quando il torto e il diritto sono materia di opinione piuttosto che verità obiettiva. Continua a leggere »

2 Mar 2004 Antisemitismo, Israele

Progresso e regresso

Donato Grosser

Nel Bollettino della Comunità Ebraica di Milano nel mese di novembre 2003 è stata pubblicata una “Lettera Aperta alla Comunità di Milano” firmata dal presidente e dal vice-presidente della “Congregazione ebraica riformata” Beth Shalom. È ovvio che a nessun gruppo piace definirsi regressivo, tuttavia l’abbondanza dell’uso della parola “progressivo” o “progressista” (usate ben cinque volte nell’articolo), desta subito il sospetto del lettore. Cos’è questo “progresso” al quale si riferiscono i riformati di Milano? Gli autori della lettera nel definire “l’esperienza progressiva della vita ebraica” menzionano, tra l’altro, la trasmissione del giudaismo per via patrilineare. Senza una definizione di cosa significhi “progresso” è poco chiaro perché dei cambiamenti di questo genere vengano chiamati progressivi. Continua a leggere »

1 Mar 2004 Comunità Ebraiche, Riformati, Torà

The Passion di Mel Gibson: una bomba antisemita, un moderno autodafè

Pur non concordando con i toni, riteniamo utile pubblicare:

Il deicidio è una tragica minaccia per cristiani ed ebrei

“The Passion of the Christ” di Mel Gibson sembra essere la più recente e cruenta delle migliaia di opere antisemite compiute nei secoli. E’ la storia delle ultime dodici ore di Gesù raccontate dai cristiani, la rappresentazione della morte violenta inflitta dagli ebrei e della loro furia assassina, la rappresentazione del deicidio e di chi lo ha compiuto descritta nei vangeli. Il film racconta la falsa storia della cospirazione messa in atto dal sinedrio, dai sacerdoti e dai farisei per condannare a morte Gesù, l’ennesima conferma della verità cristiana, verità che di per sé, e da sempre, è una minaccia per l’ebraismo e un pericolo reale ed imminente per gli ebrei. La falsa teoria del deicidio e la calunnia della cospirazione e del complotto del popolo ebraico, artatamente ricostruite da Mel Gibson tra i vicoli e le case dei Sassi con fanatismo, enfasi mistificatoria ed esaltazione demagogica, sono l’essenza dell’antisemitismo e piuttosto che aiutare il cristianesimo o i cristiani hanno l’unica funzione di condannare gli ebrei. Continua a leggere »

29 Feb 2004 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Cristianesimo

Europa e Israele, paure parallele

ADRIANO SOFRI

AFFRONTO un problema delicato come la nuova demografia europea col solo proposito di osservarlo da un punto di vista inedito. Passerò attraverso la situazione dello Stato di Israele, rovesciando la sua proverbiale singolarità, e immaginandola invece come un termine di paragone del destino europeo. Questo itinerario sembrerà a qualcuno stravagante, o senz´altro scandaloso. Posso solo dire che si tratta di un esercizio astratto, e invitare alla pazienza. Continua a leggere »

15 Feb 2004 Antisemitismo, Israele

L’obiettivo dei “nuovi storici” d’Israele è colpire il sionismo (2)

Emanuele Ottolenghi

Morris&Co si fanno teologi per purificare Israele dal peccato originale

La recente pubblicazione in italiano del libro di Avi Shlaim, Il Muro di Ferro, ripropone al lettore la querelle in corso ormai da quasi vent’anni in Israele e nel mondo degli studi mediorientali sulla nuova storia israeliana. Come già scritto sul Foglio del 28 gennaio, il dibattito tra i nuovi storici e i loro critici, sia nel ramo disciplinare sia nel più ampio dibattito pubblico, va oltre la discussione sulla verità storica e la necessità di rivisitare il passato per stabilirne una migliore, più accurata e plausibile interpretazione. Continua a leggere »

6 Feb 2004 Israele

L’obiettivo dei “nuovi storici” d’Israele è colpire il sionismo

Emanuele Ottolenghi

NEL LORO PROGETTO E NELLE LORO “SCOPERTE” CHOC SI SENTE IL FUMUS PERSECUTIONIS VERSO IL NAZIONALISMO EBRAICO

Adriano Sofri si chiedeva se lo storico israeliano Benny Morris fosse impazzito. Se lo sono chiesti in parecchi negli ultimi tre anni. Morris ha inaugurato quasi vent’anni fa il filone della nuova storia israeliana, autoproclamandosi iconoclasta dei miti fondatori d’Israele in nome della verità storica. Altri lo hanno rapidamente seguito, non solo ergendosi a custodi della verità, ma presentando la riscoperta del passato come un atto di contrizione nazionale, strumentale a influenzare il processo di pace tra Israele e i palestinesi, che era contemporaneo alla loro produzione accademica.

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4 Feb 2004 Israele

L’origine di Tu Bishvat

Riccardo Di Segni

Anche quest’anno, all’inizio dell’estate, dovremo, nostro malgrado, fare la nostra dichiarazione dei redditi. E lo faremo raccogliendo tutta la documentazione di quanto abbiamo guadagnato e speso nell’anno precedente, dal 1 gennaio al 31 dicembre. Ciò che sta prima e dopo queste date non conta. Conta solo l’anno fiscale, che comincia e finisce in momenti precisi. Per quanto possa sembrare strano, la ricorrenza del Tu-bishvat, 15 del mese di Shevat, è strettamente legata al concetto di anno fiscale. Anche nell’antica società ebraica si pagavano le tasse, e questo certo non sorprende. Il calendario era diviso in cicli di sette anni, e in ogni anno bisognava prelevare una “decima” sul prodotto agricolo. La “prima decima” spettava ogni anno ai Leviti. Sul prodotto che rimaneva dopo il prelievo si applica una seconda decima; nel primo, secondo, quarto e quinto anno questa decima rimaneva al produttore, ma con l’obbligo di consumarla (direttamente o nel suo equivalente valore economico) a Gerusalemme; nel terzo e sesto anno veniva invece versata ai poveri. Si noti per inciso come l’entità di queste tasse fosse molto più modesta di quelle che ci impone uno stato moderno. Continua a leggere »

3 Feb 2004 Pensiero ebraico, Torà