Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Le “bestemmie” del Talmud

Gadi Luzzatto Voghera

Tutta la materia talmudica che ne’ tomi del Talmud si contiene, a tre casi si può facilmente ridurre, poiché o appartiene a Jus, ed amministrazione della Giustizia, e riguarda i Riti e consuetudini, o spetta finalmente ed all’Insegnamento della Bibbia, ossia alla spiegazione delle Sacre Storie.

Questa terza parte fanno i Rabbini riempita non solo di grave interpretazione, ma anche di Bestemmie, e di commenti contra la Legge naturale e Divina, contro i Patriarchi, contro i Profeti, contro Cristo Signore Nostro, contro la Beata Vergine Maria e i SS. Padri, e ciò in tal maniera e con tanta temerarietà che i Sommi Pontefici sono stati costretti a vietare con severissime leggi e condannare spesse volte alle fiamme questa sorta di libri”.

Sono le parole che si leggono nell’introduzione di una Censura manoscritta anonima composta nella seconda parte del ‘700 da un sacerdote cattolico. Oltre allo sguardo superficiale e malevolo nei confronti della sostanza della Legge Orale ebraica, si legge in queste poche frasi una strana e importante distorsione prospettica, per cui la Chiesa di Roma – per la quale gli ebrei a rigore dovevano essere gli “altri”, estranei al credo da segregare per legge – considera queste scritture in qualche modo come “proprie”, al punto da armare schiere di censori per emendare il testo.

Questa strana dimensione di esclusione/inclusione è stata uno dei terreni più proficui della ricerca pluridecennale portata avanti dalla professoressa Marina Caffiero, la cui opera verrà discussa lunedì 23 ottobre all’École française di Roma in occasione della traduzione in francese del suo famoso studio sui Battesimi forzati. Si tratterà di una buona occasione innanzitutto per ragionare sulle dinamiche del rapporto storico fra cristianità romana e minoranza ebraica in Italia, un tema straordinariamente moderno, che ci permette di cogliere aspetti fortemente presenti anche nella realtà contemporanea.

http://moked.it/blog/2017/10/20/rapporti/

20 Ott 2017 Antisemitismo, Comunità Ebraiche, Conversioni, Cristianesimo

Esiste l’ebraismo laico? A Milano ancora troppo poco

Due ipotesi per un’assenza importante

David Piazza

Dichiariamolo dall’inizio. È difficilissimo trovare in Italia ebrei che almeno una volta l’anno non mettano piede in un tempio. Quindi non stiamo parlando di “ebrei laici” nel senso stretto del termine, anche perché qui l’osservanza stessa dei precetti ebraici nel senso della Halakhà gode della massima varietà.

Difatti il nostro paese può contare fin dal difficile dopoguerra su decine di vivaci istituzioni non strettamente legate al culto o alla tradizione, ma che contribuiscono però in maniera determinante al rafforzamento dell’identità ebraica. Anzi, è proprio questa varietà che assicura che anche ebrei più lontani dai riti religiosi possano trovare il proprio posto in un sistema comunitario ebraico che è “ortodosso” spesso per statuto e sentimento.

Così abbiamo per esempio a Torino una testata giornalistica ebraica indipendente, a Genova un Centro culturale dedicato a Primo Levi, a Venezia e Bologna dei musei ebraici, a Roma un Centro di Cultura ebraica con biblioteca e il “Pitigliani”, un centro comunitario con attività culturali e sociali per tutte le età. A queste “pietre  miliari” si aggiungono ovviamente le decine di iniziative culturali locali e nazionali dell’Unione delle Comunità e molte altre ancora a diverso titolo, come diversi festival della Cultura ebraica spesso in collaborazione con gli enti sul territorio.

Chi invece rimane indietro rispetto alla vivacità della cultura ebraica che abbiamo definito “laica”, sembrerebbe proprio Milano. A parte due istituzioni, quella storica del Centro di Documentazione Ebraica e il più recente Memoriale della Shoah, entrambe orientate alla Memoria, la seconda Comunità d’Italia non ha una biblioteca degna di questi nome, non ha alcun centro culturale e soprattutto (a parte la breve parentesi di un Festival originale fatto subito morire), non riesce a organizzare eventi culturali capaci di superare il trafiletto nella cronaca cittadina, nemmeno in occasione della Giornata della Cultura ebraica.

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18 Ott 2017 Comunità Ebraiche, Pensiero ebraico, Shoah, Torà

Gli ebrei dell’isola d’Elba

Al largo delle coste toscane, separata dal continente dal Canale di Piombino, l’isola d’Elba fa da sovrana sulle altre “colleghe”, con cui forma l’Arcipelago Toscano. Un’isola che d’estate diventa una colonia di turisti da tutta Europa, che giungono per godersi un po’ di sano e meritato relax in un vero e proprio paradiso di acqua di mare cristallina e di natura ancora incontaminata e protetta. Centro principale della vita dell’isola è Portoferraio, tra l’altro una delle culle dell’antica civiltà etrusca. Ebbene, anche l’isola d’Elba, nei secoli passati, fu sede di una comunità ebraica, e attirò gli ebrei grazie alle ricchezze che possedeva nonostante le modeste dimensioni.

Tutto cominciò nel lontano 1593, quando Ferdinando II de’ Medici promulgò le celebri leggi “liburnine”, grazie a cui le minoranze perseguitate, tra cui gli ebrei, avrebbero goduto di piena libertà politica, economico-commerciale e religiosa. Fu così che la città di Livorno divenne un porto di accoglienza di enorme importanza per i mercanti ebrei di tutto il Mediterraneo, specialmente per quelli di origine spagnola. Alcuni degli ebrei che si erano stabiliti a Livorno e a Pisa, decisero in seguito di traferirsi proprio all’Isola d’Elba, resisi conto delle possibili prospettive di guadagno.

La prima presenza ebraica isolana pertanto è attestata già all’inizio del ‘600, mentre si ha notizia dell’edificazione della prima sinagoga sull’isola nel 1631, esattamente a Portoferraio. All’epoca, circa dieci famiglie ebraiche abitavano all’Elba. Agli inizi del ‘700, le dimensioni della comunità ebraica erano aumentate, tanto che il Governatore di Portoferraio, su suggerimento del Granduca di Toscana, decise di assegnare agli ebrei un’unica strada (via Elbano Gasperi), denominata all’epoca “via degli ebrei”, con lo scopo di evitare un mescolamento con la popolazione cristiana. In realtà, non erano mai sorti reali conflitti e malumori tra la popolazione locale e la comunità ebraica, e la scelta di radunare in “ghetto” gli ebrei di Portoferraio fu tacitamente indotta dalle autorità ecclesiastiche, timorose che questi potessero “indottrinare” i cristiani con le proprie idee, oltre al fatto che, all’epoca, gli ebrei di origine spagnola erano considerati portatori di eresia.

I decenni successivi videro l’insorgere di alcuni contrasti e disguidi tra l’allora presidente della Comunità Abram Pardo e il Governatore, specialmente in relazione alla costruzione di una nuova sinagoga, più capiente e consona alle aumentate dimensioni della comunità. Il conflitto si risolse con l’edificazione della sinagoga poco dietro il Forte Stella, sulla baia di Portoferraio. Il cimitero ebraico invece era stato costruito dietro la spiaggia delle Ghiaie, situata all’ingresso di Portoferraio “dal retro”. Continua a leggere »

30 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Puglia, matrimonio ebraico da 25 milioni di dollari per miss Sutton

I primi invitati sono già arrivati per la cerimonia del 31 agosto al lido Santo Stefano di Monopoli, a due passi dal mare. Gli ospiti dormiranno a Borgo Egnazia: nell’elenco non c’è Ivanka Trump

Anna Puricella

Secondo la classifica Forbes il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è al 544esimo posto, con un patrimonio da 3,5 miliardi di dollari. Meglio di lui Jeff Sutton, al 522esimo posto con 3,6 miliardi. È lui il padre della sposa: sua figlia Renee ha scelto la Puglia per il matrimonio con Eliot Cohen, che si celebrerà il 31 agosto a lido Santo Stefano di Monopoli, proprio sulla spiaggia, a due passi dal mare. I primi ospiti sono già arrivati all’aeroporto di Bari con due voli, il terzo è atteso per il 28 agosto. Il lido ha già chiuso da giorni, le prime feste che anticipano la cerimonia sono sulle spiagge di Sabbiadoro e del lido Bambù.

Ma per comprendere la portata dell’evento bisogna partire dal capostipite dei Sutton, Jeff. Classe 1960, il creatore di Wharton properties è un immobiliarista, uno di quelli che si è fatto da solo: ora è al vertice di un impero che possiede proprietà nei posti chiave di New York, da Times Square a Madison avenue, fino alla Fifth avenue, la 34esima e Soho. Sulle facciate dei suoi palazzi si leggono marchi come Armani e Valentino, Abercrombie& Fitch e Ralph Lauren, Prada e Dolce&Gabbana. E uno di essi si trova proprio di fronte alla nota Trump Tower. Ma la vicinanza fra le due potenti famiglie non è solo questione di toponomastica: Sutton e Trump hanno studiato alla stessa università, la Wharton. Così come i rispettivi figli.

Ma questo non basta perché la first daughter torni in Puglia. E in effetti pare proprio che non ci sarà. Non è attesa a Borgo Egnazia, il resort destinato agli ospiti del ricevimento, l’unica alternativa è pensare che abbia riservato per sé la masseria Petrarolo. E non ci sarà neppure Madonna, che a Borgo Egnazia ha alloggiato per la seconda estate, a ridosso di Ferragosto per il compleanno, e che era data in concerto per gli sposi. Renee è una dei cinque figli di Jeff: a Monopoli arriveranno anche Danielle e Frieda, Eddie e Joseph, oltre alla mamma Rachel. “Ma sarà un matrimonio tranquillo, niente vip”, fanno sapere i bene informati. Meno appariscente di quello indiano, ma a quanto pare pure più costoso. Continua a leggere »

28 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Ebrei ortodossi in vacanza in Presolana

Andrea Filisetti

Non sono passati inosservati a Castione gli ospiti del Grand Hotel Presolana di Dorga: il loro numero e soprattutto l’aspetto, in particolare quello degli uomini con i loro abiti neri e i ricci che scendono lungo le guance, ha suscitato l’interesse degli abitanti e dei villeggianti abituali delle zona.

Presso la struttura stanno infatti alloggiando numerosi turisti di religione ebraica della corrente Haredì, una forma molto conservatrice dell’ebraismo ortodosso. Questi ebrei sono contraddistinti anche da rigide regole che incidono sul loro stile di vita, motivo per cui non si tratta di comuni clienti da gestire come tutti quelli che in genere arrivano negli alberghi della zona.

Eppure la scommessa della struttura del Gruppo Mythos Hotel (presente anche a Cortina d’Ampezzo, Venezia e Mestre), sta dando i suoi frutti. «Lo scorso anno – spiega Alessandro Urru, direttore commerciale di Gruppo – abbiamo avviato una sperimentazione attraverso una collaborazione stretta con alcuni operatori turistici nel settore kosher, tanto che circa l’80% delle presenze oggi sono di questo segmento.

«Non tutti gli alberghi – aggiunge il direttore – si aprono a questo mercato. Per noi è stato necessario adattarsi alle loro richieste, ben diverse da quelle dei nostri clienti abituali». L’attenzione più importante è legata all’alimentazione. «Fortunatamente – continua Urru – abbiamo due cucine, ed è stato quindi semplice per noi dedicarne una alla preparazione dei piatti kosher. Abbiamo inoltre dovuto formare il personale alle loro rigide procedure, ad esempio alla separazione delle stoviglie in base al contatto con alcuni alimenti». Continua a leggere »

24 Ago 2017 Comunità Ebraiche

Dustin Hoffman fa 80: curiosità sulla sua identità ebraica

Dustin Hoffman compie 80 anni: Special sulle sue radici ebraiche, che all’inizio nascose a tutti

Roberto Zadik

Una leggenda del cinema come il carismatico e riservato Dustin Hoffman compie 80 anni, ma non voglio dedicare il solito omaggio come ce ne saranno tremila sul web in ogni lingua umanamente conosciuta, dall’inglese allo swaili.  Come per la Monroe e per altri, qui mi soffermo sul suo complesso rapporto con l’identità ebraica, che fino al secondo matrimonio con la donna d’affari Lisa Gottsegen, stando a varie fonti, come il sito Jewish Chronicle, l’attore preferiva non rivelare a amici e produttori hollywoodiani. Solamente negli ultimi vent’anni, grazie alla seconda moglie, l’avvocatessa Lisa Gottsegen appunto, Hoffman è diventato più “espansivo” sulle proprie origini tanto da esclamare “finalmente posso dire apertamente che sono ebreo”.

Nato a Los Angeles l’8 agosto 1937 (Leone ascendente Capricorno) da una famiglia di origini romene-ucraine. I suoi genitori scelsero, viste le sofferenze dei pogrom e dell’antisemitismo da cui erano fuggiti, di nascondere la propria appartenenza.  Suo nonno era stato ucciso mentre cercava di salvare, durante la Rivoluzione Russa, i suoi parenti dalle persecuzioni antisemite; da parte materna, la nonna, Liba Hoffman era stata arrestata e mandata in un lager. Un passato molto duro, quindi, per Hoffman e rimasto sconosciuto per molto tempo, che lo  ha portato, a lui come a una fitta schiera di ebrei americani ashkenaziti, come i registi Cecil De Mille o Otto Preminger, premiati, il primo per “I dieci comandamenti” e il secondo per “Exodus”, a celare per molto tempo la loro identità ebraica. Continua a leggere »

14 Ago 2017 Comunità Ebraiche

La truffa del “nuovo Olocausto”

Giudici che paragonano un centro per migranti a un lager nazista. Intellettuali alla Erri de Luca che parlano di “sterminio di massa” di migranti. Alla radice del grande inganno culturale e lessicale di chi non vuole governare l’immigrazione

Giulio Meotti

ROMA – L’ideologia, messa in circolazione dai giornali, finisce spesso per entrare nelle sentenze dei magistrati. Ieri, la prima sezione civile del tribunale di Bari ha condannato la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno a versare un risarcimento di 30 mila euro al comune di Bari. Motivo? Il “danno all’immagine” causato dalla presenza di un “cie”, i centri di identificazione dei migranti. “Si pensi ad Auschwitz, luogo che richiama alla mente di tutti immediatamente il campo di concentramento simbolo dell’Olocausto” osserva il magistrato. “E non di certo la cittadina polacca sita nelle vicinanze”.

Dunque, secondo la magistratura un centro per migranti sfigurerebbe il territorio barese come ha fatto il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau alla cittadina polacca di Oswiecim. L’uso sbrigativo, la reiterata propensione comparativa di categorie esplosive, come “sterminio” e “genocidio”, iniziò proprio contro i cie. “Quei lager chiamati Cie”, partì MicroMega dedicandogli un dossier. Poi La Repubblica, sorella nel gruppo Espresso: “Ecco l’inferno del centro immigrati. Campo di concentramento al San Paolo”. La Repubblica sembra aver ritrovato una missione nell’immigrazione, elevandola a causa ideologica, contro il tentativo del governo Gentiloni e del ministro dell’Interno Minniti di regolare i flussi dalla Libia. Si inizia con i pezzi di cronaca, come quello dell’8 agosto: “Libia, arrivano meno migranti che così finiscono nel lager” scrive Rep. Nei confronti dei migranti si consumano “atrocità degne dei peggiori campi di sterminio del XX secolo”. Si scopre che la Kolyma non è più battuta dalle tormente siberiane, ma dalle tempeste di sabbia del deserto libico. La polacca Sobibor oggi è la libica Sabha. Continua a leggere »

13 Ago 2017 Comunità Ebraiche, Israele, Shoah