Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Quando l’osservanza religiosa incontra lo sport

David Di Segni 

Religione e sport professionistico possono coesistere. Di esempi ne abbiamo diversi, come il campione del Baseball Sandy Koufax, che nel 1965 rinunciò alla prima partita delle Word Series di Baseball perché cadeva lo stesso giorno di Yom Kippur. Scelta che non gli ha impedito di diventare una leggenda dello sport, alzando al cielo per quattro volte il trofeo più ambito della categoria. Un altro di questi casi, portato alle cronache dal Times of Israel, è quello del diciottenne americano ed ebreo osservante Elie Kligman, studente della Cimarron-Memorial High School di Las Vegas e giovane promessa del Baseball. Alla domanda su come, in futuro, possa conciliare entrambe le cose, lui ha risposto: “La maggior parte dei ragazzi non gioca 162 partite all’anno. Se fossi un ricevitore, non giocare due giorni alla settimana sarebbe abbastanza normale, quindi non credo che sia così diverso da ciò che fanno gli altri. Mancherei solamente in giorni diversi”.

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27 Mag 2021 Comunità Ebraiche

“Due popoli, due Stati è ormai impraticabile, serve uno Stato binazionale”. Intervista ad Abraham Yehoshua

Lo scrittore israeliano vede un “orizzonte cambiato” nel rapporto fra Israele e Palestina. “Ora è importante la prosa più che la poesia”

Umberto De Giovannangeli

La sua passione civile e lucidità intellettuale resistono al trascorrere del tempo, così come la capacità politica e culturale di spiazzare gli interlocutori, con considerazioni che rappresentano un “sasso” di sagacia e immaginazione lanciato nell’acqua stagnante del dibattito in Israele e in Palestina. Un pragmatico sognatore: questo è Abraham Yehoshua, tra i più affermati e conosciuti a livello internazionale scrittori israeliani. Prima di rientrare in Italia dalla loro missione in Israele e in Cisgiordania, Roberto Speranza e Arturo Scotto lo hanno incontrato nella residenza dell’ambasciatore italiano nello Stato ebraico, Gianluigi Benedetti. Per anni Yehoshua è stato un tenace sostenitore di una pace fondata sulla separazione: due popoli, due Stati. Ma ora l’orizzonte è cambiato, ragiona lo scrittore israeliano, è l’idea dei due Stati rischia di diventare una sorta di mantra ripetuto stancamente pur di non fare i conti con la realtà: e la realtà, annota Yehoshua, impone di abbracciare un’altra causa, di tentare un’altra strada: quella di uno Stato parzialmente binazionale, che riguardi, almeno in prima battuta, i palestinesi della West Bank e di Gerusalemme Est: “Da democratico – sottolinea con foga Yehoshua – non possono rinunciare al principio che tutti i cittadini devono essere eguali di fronte alla Legge, senza distinzione per appartenenza etnica o religiosa. Come progressista, guardo con preoccupazione al peggioramento delle condizioni di vita dei palestinesi e credo che in questo momento è importante la prosa più che la poesia, e ciò significa che riconoscere agli abitanti della Cisgiordania diritti sociali di primaria importanza, quali sono, ad esempio, il diritto alla sanità e alla pensione, sia un tratto fondamentale, perché tangibile, di ciò che può volere dire uno Stato binazionale. Prendere atto della realtà non vuole dire subirla, ma neanche cancellarla in nome di una idea, quella dei due Stati, divenuta ormai impraticabile”.

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26 Mag 2021 Comunità Ebraiche

La benedizione che rompe le barriere e unisce

Parashà di Nasò

Rav Scialom Bahbout

Il testo della Birkàt kohanim, la benedizione sacerdotale – che si trova proprio al centro della parashà Nasò – dovrebbe essere ricordato per la prima volta quando Aronne pronunciò la benedizione, il giorno della cerimonia della sua nomina a Gran Sacerdote: “Aronne sollevò le mani verso il popolo e lo benedisse .. “ (Levitico 9: 22).

Nell’analizzare questa benedizione dobbiamo innanzi tutto rispondere ad alcune domande:

1)      Qual è il senso del verbo levarèkh, benedire?

2)      Qual è il motivo per cui questa benedizione si trova proprio nel contesto della narrazione della partenza delle 12 tribù di Israele verso la Terra promessa.

3)      Qual è il senso da dare alla radice Barèkh in generale e in questo contesto in particolare

4)      Qual è il motivo per cui la Berachà che dicono i sacerdoti devia dalla formula consueta per  le benedizioni che si dicono quando si eseguono le mizvot: infatti si  aggiunge che l’ordine è di dire questa benedizione è eseguito “Beahavà –  con amore”

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21 Mag 2021 Comunità Ebraiche

Il duello tra l’ebreo Treves e Mussolini

Fabrizio Montanari

Il neo direttore de Il Popolo d’Italia Benito Mussolini con un articolo denuncia il fatto che Treves, sposando una ricca donna veneziana, ha sacrificato gli ideali del socialismo sull’altare del Dio denaro. Nel 1907 Treves aveva in realtà sposato con una ricca e fastosa cerimonia a Ca’ Farsetti a Venezia, Olga Levi, figlia di Giacomo Levi, direttore delle Assicurazioni Generali di Venezia.

Era stato Alessandro, il fratello minore e socialista di Olga, a presentare la sorella a Treves. Ora, anche se Treves vive esclusivamente del suo lavoro d’avvocato, per Mussolini, la ricchezza della famiglia Levi pesa come una colpa sulla testa di Treves e, per il bene della causa socialista, va denunciata pubblicamente. Treves cade nella provocazione e la sua reazione è estrema.

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20 Mag 2021 Comunità Ebraiche

Piccolo elenco

Israeliani e Palestinesi. Piccolo elenco non ordinato e non esaustivo di argomentazioni che non smuovono la tifoseria opposta di una virgola

Silvia Gambino

Non so nemmeno bene io perché m’imbarco a scrivere questa cosa, forse dopo anni sui social sono diventata una persona cinica che invece di sperare nella pace spera solo in uno svecchiamento del feed.

1) La Palestina non esiste e il popolo palestinese è un’invenzione (con citazione dell’intervista del 1977 a Zuheir Muhsin): può essere benissimo che se non ci fossero stati gli accordi di Sykes Picot, la nascita di Israele e vari altri eventi quei territori che oggi chiamiamo Siria, Libano, Palestina, Giordania, ecc., oggi sarebbero parte di un grande “Bilad Al-Sham” con percezioni diverse di confini e nazionalità da parte delle sue popolazioni rispetto a com’è ora. È vero che il nazionalismo palestinese si è consolidato come risposta allo Stato ebraico, è vero che l’accezione della stessa parola “palestinese” è mutata visto che durante il Mandato si usava in riferimento alla comunità ebraica già presente in loco (il Jerusalem Post si chiamava Palestine Post, per dire). Rimane il fatto che oggi abbiamo qualche milione di persone che si pensano e identificano come palestinesi. Non scompaiono se si dice loro che non esistono. Oltre al fatto che poi diventa un po’ contraddittorio prendersela se ti fanno lo stesso gioco di negazione, chiamando il tuo Stato “entità sionista” e dicendo che il loro nonno è più vecchio della sua fondazione.

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19 Mag 2021 Comunità Ebraiche

Siate coerenti fino in fondo. Una risposta ai “dissociati”

Dario Sanchez [Aggiornato]

In queste ultime ore sta girando in Italia una lista di “giovani ebrei italiani CLICCA QUI, che, senza tra l’altro essere cittadini israeliani, si sono sentiti in obbligo di prendere le distanze dalle politiche dello Stato di Israele – dunque, non del Paese di cui sono cittadini o residenti – , impegnato in queste ore a difendere la vita e la sicurezza dei suoi cittadini arabi, drusi, circassi ed ebrei. Questi giovani ebrei ne approfittano, tra l’altro, per lamentarsi del fatto che vorrebbero tanto scendere in piazza assieme agli odiatori di Israele, ma si sentono a disagio a scendere in quelle piazze perchè piene di antisemiti.

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16 Mag 2021 Comunità Ebraiche

Non è perché eravate più numerosi di tutti i popoli

Parashà di Bemidbàr

Rav Scialom Bahbout

Il libro di Bemidbàr (Nel deserto) è anche chiamato “homesh hapekudim”, il libro dei censimenti, perché contiene il resoconto del censimento del popolo d’Israele, eseguito per ben due volte: una prima volta dopo l’inaugurazione del Tabernacolo, in pratica solo pochi mesi dopo l’uscita dall’Egitto, e una seconda volta alla fine delle peregrinazioni nel deserto. Sappiamo quanto sia problematico l’uso di fare i censimenti, cosa la Torà proibisce espressamente, tanto che anche quando dobbiamo “contarci” per verificare se c’è o meno un minian non possiamo fare uso dei numeri, ma dobbiamo usare un verso composto da dieci parole. L’opposizione da parte ebraica a questo uso, perdere il proprio nome ed essere paragonati a un numero, è sempre stata molto forte e non è un caso che i nazisti abbiano deciso di incidere un numero su ognuna delle persone deportate e internate nei campi di sterminio o di lavoro. 

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14 Mag 2021 Comunità Ebraiche