Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Il limbo degli omosessuali palestinesi: cacciati da casa e accolti da Israele

Sono almeno 150, dicono i dati ufficiali. Ma ce ne sono molti di più. Tanti vivono in clandestinità. Sono scappati dalle loro famiglie perché minacciati di morte una volta scoperta la loro identità sessuale

Sharon Nizza

TEL AVIV – Sharif, Ahmed e Julie si sono dati appuntamento domenica sera a piazza Rabin per partecipare al raduno che ai tempi del corona ha sostituito il tradizionale Gay Pride che l’anno scorso ha visto sfilare nelle strade di Tel Aviv oltre 250.000 persone. Si muovono con disinvoltura tra la folla relativamente intima – un migliaio di persone – salutano amici che non hanno incontrato per mesi a causa del lockdown. Julie – il suo nome di nascita è maschile, ma preferisce essere chiamata così – è particolarmente emozionata perché è il suo primo Gay Pride: è arrivata da Gerico sette mesi fa, a differenza dei suoi amici che sono in Israele da quasi due anni. Sharif e Ahmad – anche questi non sono i loro veri nomi, che per ragioni di sicurezza chiedono di non riportare – hanno 27 anni e pure loro sono arrivati da Gerico. Hassan, originario di un villaggio nei pressi di Hebron, raggiunge gli amici in piazza ma c’è troppa polizia e decide di fare dietro front: il suo permesso di soggiorno infatti è scaduto da un paio di settimane e, in attesa del rinnovo, non vuole correre rischi.

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1 Lug 2020 Comunità Ebraiche

Le n di Gassmann

Emanuele Calò*

“Ho ripristinato il vecchio cognome di famiglia. Mi sono aggiunto una enne alla fine: ora sul passaporto sono Alessandro Gassmann. Non per recidere il legame con mio padre, che è sempre stato fortissimo. Ma per recuperare la storia familiare. Noi siamo ebrei. Io a metà, mio padre per intero. Nel ’34 la nonna, che era rimasta vedova con due figli e intuiva la bufera che incombeva, tolse la “enne” al cognome dei figli e cambiò il suo da Ambroon ad Ambrosi. Mio padre Vittorio aveva tutte le caratteristiche che si attribuiscono agli ebrei, compresa la parsimonia: uomo generosissimo – non gli ho mai visto lasciar pagare un pranzo o una cena al suo commensale -, in casa spegneva di continuo le luci, staccava l’interruttore centrale, svitava le lampadine. Era ossessionato dal consumo elettrico. Aveva il senso della provvisorietà delle cose, della caducità della vita. Anche l’ultima cosa che mi disse fu: “Spengi la luce”». Così, Alessando Gassmann ad Aldo Cazzullo (L’intervista. I 70 italiani che resteranno, Mondadori, 2017).

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30 Giu 2020 Comunità Ebraiche

Coronavirus: un segno per la prossima generazione

Riflessioni su Ecclesiaste e Coronavirus

Scialom Bahbout

L’epidemia dovuta al Coronavirus ha riportato in prima pagina l’esperienza della morte, che è rientrata improvvisamente e prepotentemente nella vita del singolo e della società. La morte era stata quasi bandita dalle case e confinata negli ospedali. La riflessione sulla morte e sulle epidemie ha spinto molte persone a cercare ispirazione nella lettura dei testi classici: ecco quindi che si tornano a leggere I promessi Sposi di Manzoni, il Decameron di Boccaccio o La Peste di Camus.

Davvero strano che tra questi testi non trovi posto nessuno dei libri della Bibbia. Pur senza averle inserite nelle proprie leggi costitutive, l’Europa dichiara di ispirarsi alle radici giudaico-cristiane: ci saremmo quindi aspettati di trovare tra i testi proposti alla lettura e su cui riflettere qualcuno dei testi biblici. Ecclesiaste è un libro con molte domande e con qualche risposta per chi lo legge in momenti di crisi con la dovuta attenzione.

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29 Giu 2020 Comunità Ebraiche

Bruciarsi al fuoco delle stelle

Shalom Rosenberg

Le cattive ideologie possono apparire con ottime relazioni pubbliche e operare magie. Ma successivamente il loro meccanismo di auto-distruzione annienterà anche noi 

Uno dei motivi centrali nei racconti di viaggi è la presenza della guida che porta l’uomo verso il mondo sconosciuto e lo accompagna in esso. Un esempio classico di questo motivo è la Divina commedia di Dante. All’inferno lo accompagna Virgilio, il poeta romano, e nel paradiso lo accompagna Beatrice, la donna che amava. Anche nei racconti dei viaggi fantastici dell’amoraita Rabbà bar bar Channà (nel Talmud Babilonese), egli viene portato da marinai e da uomini del deserto che gli rivelano anche dei segreti. In uno degli episodi (TB Bavà Batrà 73a) dei marinai gli raccontano così: “Tra un’onda e l’altra c’era una distanza di 300 parasange e questa misura era anche l’altezza di ogni onda. Una volta un’onda li sollevò vicino a una piccola stella, dove era possibile seminare quaranta seà di senape. Se l’onda li avesse sollevati ancora più in alto, sarebbero bruciati”.

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28 Giu 2020 Comunità Ebraiche

‘Il complotto contro l’America’, la visione di Philip Roth diventa una serie tv.

L’attore tra i protagonisti della serie tratta dal romanzo del Premio Pulitzer americano, disponibile su Sky dal 24 luglio

E se le elezioni presidenziali americane del 1940 avesse visto contrapposti Franklin D. Roosevelt e Charles Lindbergh, l’aviatore eroe con simpatie naziste, e fosse stato quest’ultimo a prevalere? L’America della Seconda guerra mondiale di fronte a un bivio decisivo per le sorti del mondo intero: uno dei capitoli cruciali della storia degli Stati Uniti completamente riscritto dall’inquietante ucronia di Il complotto contro l’America, che debutterà su Sky Atlantic e NOW TV il 24 luglio, quando tutti i sei episodi della serie saranno disponibili anche on demand. L’adattamento televisivo targato Hbo del capolavoro omonimo del Premio Pulitzer Philip Roth, firmato da David Simon ed Ed Burns (già dietro il successo di The Wire), racconta la nascita di un’America filonazista in cui proliferano antisemitismo e populismo. La serie riscrive la storia degli Stati Uniti seguendo dal punto di vista dei Levin, una famiglia ebrea di Newark, New Jersey, l’ascesa politica di Charles Lindbergh, aviatore con idee xenofobe e populiste che arriverà a legare a doppio filo il destino degli Stati Uniti d’America a quello della Germania di Hitler. Nel cast Winona Ryder, Zoe Kazan e John Turturro.

“Conoscevo personalmente Roth – racconta Turturro – ho lavorato con lui, mi volle per un suo adattamento teatrale dopo avermi visto in Quiz Show di Robert Redford, nel 1994. Ho letto tutti in suoi libri, compreso ovviamente The plot against America“. Forse, mentre lo leggeva, non immaginava che sarebbe stato tra i protagonisti della miniserie, nel ruolo del rabbino Lionel Bengelsdorf, seguace di Lindbergh.

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25 Giu 2020 Comunità Ebraiche

Charedim, un mondo poco conosciuto e troppo vituperato

Giacomo Michele Zippel

Il Corriere  Israelitico pubblica il 12 Maggio, l’articolo “Criminali mascherati da ebrei” (ARTICOLO RIMOSSO DAL SITO), viene poi condiviso sul gruppo Facebook “Kol Israel la voce degli ebrei in Italia” e da altre 29 persone, corredato da innumerevoli, incontrollati e talvolta volgari commenti contro la generalità del mondo Haredi, veniva negata dall’autore e nei commenti la specificità di quelle fazioni che  all’interno del movimento, sono solo una piccola minoranza. L’articolo venne  poi fatto sparire da tutte le pagine web, ma le polemiche apparse su Facebook, giornali e riviste, avevano ormai prodotto i loro effetti dannosi. Ho pensato di riassumere le varie posizioni all’interno del mondo haredi, corredando l’articolo con informazioni  che rendano più agevole comprenderne la storia, le basi ideologiche e gli opposti comportamenti, riaffermando la marginalità numerica nei modi di agire di alcune correnti minoritarie.

Di recente abbiamo assistito sulla stampa israeliana e straniera a critiche talvolta violente e generalizzate nei confronti del mondo Haredì ed anche sui media comunitari ebraici sono apparsi commenti esacerbati ed in alcuni casi rabbiosi. E’un universo all’interno dell’ebraismo ortodosso, costituito da gruppi caratterizzati da una stretta aderenza all’Halacha e alle tradizioni, in opposizione ai valori e alle pratiche moderne. Per dovere di verità e per stemperare le animosità, è necessario chiarire le diverse specificità di quel mondo variegato e frammentato in numerose fazioni differenziate fra loro per cultura, usi, costumi, attitudini verso i temi riguardanti l’ebraismo, Israele ed il sionismo attivo, come per le peculiarità dell’abbigliamento ed in alcuni casi per l’isolamento dalla società e dalla cultura circostante. Cerchiamo quindi di comprenderne le complessità e da cosa scaturiscano gli eccessi di alcune frange minoritarie, ricordando che l’impopolarità non è di per sé sinonimo di oggettività. Per comprendere quel mondo è necessario saper distinguere.

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24 Giu 2020 Comunità Ebraiche

Non si può essere inclusivi con chi strizza l’occhio al BDS

Corriere Israelitico

Walker Meghnagi, lei è stato presidente della Comunità ebraica di Milano, e nelle scorse settimane ha aperto una polemica contro una rivista ebraica. Perché? Dal 2018 un nuovo giornale online si è affacciato nel mondo dell’editoria ebraica. Si chiama Joi (Jewish, Open and Inclusive). Essere ebrei, aperti e inclusivi è bella cosa ma a condizione di essere leali con i lettori.

Cosa le ha dato fastidio di Joi?

Troppa faziosità che porta a dividere la comunità. Il 28 aprile per esempio è uscito un articolo offensivo verso la memoria dei caduti di Israele (https://www.joimag.it/yom-hazikaron-israeliani-e-palestinesi-insieme-per-un-futuro-di-pace/) su cui ho sentito il dovere morale di intervenire visto che riguarda un tema che molto caro a tutti noi: quello di onorare chi ha perso la vita per difendere lo Stato di Israele. In tale occasione JOI a mio parere ha superato il limite della tollerabilità, raccontando ed esaltando una manifestazione estremamente minoritaria avvenuta in Israele nel giorno di Yom Hazikaron.

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23 Giu 2020 Comunità Ebraiche