Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Il dono della gratitudine

Parashà di Vayetzè

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

In parashat Vayetze, Yaakov lascia Canaan per raggiungere suo zio Lavan a Charan. Lungo la strada, si sdraia per riposare, proteggendosi con pietre, e fa il famoso sogno degli angeli che salgono e scendono per una scala che arriva fino al cielo. Al risveglio, Yaakov si rende conto che il luogo in cui ha trascorso la notte è un luogo sacro e giura quanto segue: “Se sarai con me … veglia su di me … mi fornirai cibo da mangiare e vestiti da indossare … mi riporterai in pace …e sarai il mio D-o….questa pietra che ho eretto come colonna diventerà una casa di D-o e qualunque cosa Tu mi darai, io Ti darò ripetutamente la decima” (Bereshit 28:20-22). Yaakov, padre della nazione di Israele, può davvero negoziare con D-o? Inoltre, come può promettere di costruire il Beit haMikdash come parte di un patto?

Rashi spiega che le parole di Yaakov sono in effetti parole di umiltà. Yaakov qui sta dicendo a D-o che sebbene abbia promesso di prendersi cura di lui, proteggerlo e farne una grande nazione attraverso i suoi discendenti, spera di rimanere degno di questo grande dono e che farà tutto ciò che è in suo potere perchè i suoi discendenti alla fine costruiscano il Beit Hamikdash. Da parte sua, promette di dare in tzedakà la decima dei suoi beni. Nella sua umiltà, riconosce che tutto ciò che ha e tutto ciò che avrà è un dono di D-o, un dono per il quale esprime la sua speranza di essere degno.

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12 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Dopo 54 anni di pregiudizi, finalmente un libro che dà voce ai “coloni”

E anche Shalom rompe il tabù della stampa ebraica in Italia. Chi sono gli ebrei che vivono oltre la linea armistiziale del 1949? Lo spiegano loro stessi in un libro di interviste

Ugo Volli

Anche senza contare i quartieri di Gerusalemme, oggi ci sono almeno seicentomila israeliani che vivono oltre le linee armistiziali del 1949 in Giudea e Samaria, cioè in quella zona, che ha la dimensione della metà dell’Abruzzo, che spesso viene definita con un nome inventato “Cisgiordania”. I media e buona parte dei politici internazionali si ostinano a chiamarli “coloni”, richiamando ricordi ottocenteschi di sfruttamento di popolazioni asiatiche e africane da parte delle potenze europee. Ma la situazione è del tutto diversa, perché la nazione ebraica proviene proprio da queste terre e vi è stata sovrana per oltre un millennio, prima di essere espulsa con la forza. E poi perché gli abitanti ebrei di queste zone non vivono affatto sfruttando gli altri, semmai li arricchiscono con la loro industriosità; né si sono impadroniti di materie prime che qui mancano.

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11 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Gli ebrei italiani: un panda da proteggere?

Rva Scialom Bahbout

L’attuale situazione demografica dell’Ebraismo italiano e la progressiva diminuzione del numero degli iscritti e la scomparsa di alcune comunità, al di là della loro presenza “ufficiale” sulle pagine dei lunari odierni, è un dato che fa riflettere. Le comunità italiane hanno accolto nel dopoguerra molti immigrati soprattutto ma non solo dai paesi orientali, cosa che ha permesso di mantenere un certo equilibrio demografico e “religioso”.

Comunque c’è una naturale tendenza a non voler vedere in faccia la verità: con questo trend varie comunità saranno destinate a scomparire, e anche le due comunità maggiori nel giro di pochi anni saranno progressivamente ridimensionate. In genere la responsabilità della situazione viene addossata ai rabbini “incapaci” di avvicinare gli ebrei alla tradizione e insensibili alle richieste di conversione provenienti da varie persone e alla richiesta di facilitazioni nell’osservanza delle mizvoth, alla mancanza di lezioni ecc.

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7 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Il messianesimo, Artom e la crisi delle comunità

Rav Alberto Somekh

“Disse il Santo Benedetto: In questo mondo, per la cattiva inclinazione, le Mie creature si sono divise e frazionate in settanta lingue, ma nel Mondo a Venire tutte si uniranno per invocare il Mio Nome e per servirmi, come è detto: ‘Perché allora darò in cambio ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti possano invocare il Nome di H. e servirLo con unanime consenso’” (Tzefanyah 3,9; Midrash Tanchumà, P. Noach, 19). È questa una delle numerose fonti che ci dipingono l’epoca messianica, un’età che sarà segnata dalla pace durevole, dalla felicità e dalla gioia universali. La domanda che questi testi suscitano è: quale sarà il ruolo del popolo ebraico una volta che avrà in un certo senso esaurito la propria missione millenaria? Ci sarà ancora posto per esso? Esisteranno ancora la Torah e le Mitzwot?

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6 Nov 2021 Comunità Ebraiche

La sterilità delle matriarche. Ma perché?

Parashà di Toledòt

Ishai Richetti – Tempio di via Eupili – Milano

All’inizio di Parashat Toledot, leggiamo dell’infertilità di Rivka e delle preghiere sue e di Yitzchak per i bambini. D-o alla fine accetta le loro preghiere e Rivka concepisce con due gemelli: Esav e Yaakov. Il Talmud prende atto del fatto che tutte e quattro le matriarche – Sara, Rivka, Rachel e Leah – avevano in comune di essere sterili. Nel caso di Sara, Rivka e Rachel, hanno aspettato anni prima di poter avere figli. I Chachamim spiegano che D-o ha specificamente reso sterili le matriarche “perché desidera le preghiere dei giusti”. Voleva che i grandi Tzadikim e Tzidkaniyot, i nostri Avot e Imahot, pregassero. Ha portato su di loro l’angoscia della mancanza di figli in modo che fossero spinti a pregarlo.

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5 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Caso Eitan, il nonno fa ricorso contro il ritorno del bimbo in Italia

Pubblicati ampi passaggi della sentenza di primo grado.

In primo grado la giudice del tribunale di Tel Aviv aveva dato ragione alla zia paterna Aya, ordinando il rientro a Pavia dell’unico sopravvissuto della strage del Mottarone. Dalla lettura della sentenza – di cui sono stati pubblicati ampi passaggi, nonostante il processo si svolga a porte chiuse – emerge la strategia difensiva della famiglia Peleg che punta su “vizi di forma” del procedimento giudiziario in corso in Italia. 

Sharon Nizza

TEL AVIV – Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan, ha presentato ricorso alla Corte distrettuale di Tel Aviv, impugnando la sentenza del tribunale della famiglia che una settimana fa aveva dato ragione alla zia paterna Aya Biran. In primo grado, la giudice Iris Ilotovich-Segal ha stabilito che “Eitan è stato allontanato illegittimamente dal suo luogo di residenza abituale” e ha ordinato il rientro in Italia del piccolo, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, secondo i termini della Convenzione dell’Aja sulla sottrazione dei minori. “Sfortunatamente, il tribunale della famiglia ha scelto di non tenere conto delle circostanze eccezionali che si sono presentate e ha ignorato le azioni unilaterali intraprese apparentemente con astuzia dalla zia per ottenere la tutela, alle spalle della famiglia Peleg mentre era in lutto”, si legge in una nota diffusa dalla famiglia materna.

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2 Nov 2021 Comunità Ebraiche

Halloween: Una festività non innocente

Rav Scialom Bahbout

Ogni festività non ebraica, definibile come religiosa o meno, richiede da parte di ogni ebreo una riflessione sull’opportunità o meno di parteciparvi. Mentre vi sono alcune date che sono chiaramente civili (il 25 aprile e il 2 giugno, un tempo anche il 4 novembre), ve ne sono altre che hanno un’origine che è religiosa anche se ha in gran parte perso questo significato: mi riferisco ad esempio al 1° gennaio e al 15 agosto (Ferragosto) che sono date che la cultura laica occidentale ha fatto proprie. L’attenzione ebraica è rivolta anche alle date che sembrano avere un significato neutrale: la partecipazione a eventi e feste in quelle date non è del tutto riducibile a qualcosa di “civile”, ma ha una grande valenza sociale che per forza di cose ha un’influenza sulla vita di coloro che vi partecipano.

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1 Nov 2021 Comunità Ebraiche