Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

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Le vere differenze tra Natale e Chanukkà

1) Natale dura un solo giorno, lo stesso giorno ogni anno: il 25 dicembre. Anche gli ebrei amano il 25 dicembre. È un altro giorno retribuito in cui non si lavora. Andiamo al cinema e al ristorante cinese oppure ai balli israeliani. Chanukkà dura otto giorni, inizia la sera del 24 di kislev, e quando capita, capita. Nessuno è mai sicuro. Gli ebrei non sanno mai quando è Chanukkà fino a quando un amico non-ebreo gli chiede quando inizia Chanukkà, costringendoci a consultare un calendario per non fare la figura degli idioti. Tutti abbiamo lo stesso calendario, ricevuto in omaggio facendo un’offerta al Keren Kayemet, al macellaio kasher, o a “La Casa del Funerale Ebraico”. Continua a leggere »

Ancora su Shoà e cristianesimo

Rav Somekh aveva scritto:

… “Senza naturalmente voler togliere nulla all’operato di un papa sulle cui personali responsabilità le indagini degli storici sono appena agli inizi, ho un’ultima domanda da porre a Lei e a tutti i cattolici “di buona volontà”.

Dopo duemila anni, non Vi sembra giunto il momento che la Chiesa tutta esca dai propri confessionali e dichiari coram populo, come noi Ebrei facciamo il giorno di Kippur, “provo davvero rimorso per quello che è accaduto; ho mancato; non lo farò più”?” Su Pio XII le ricerche sono ancora agli inizi, è vero.

Ma l’errore con cui vengono fatte le cosiddette ricerche è quello di volere imputare tutti i crimini del nazismo a Pio XII, del quale, tra l’altro, ci sono anche prove del contrario.

Il modo con cui vengono fatte queste ricerche è quello, quasi, di volere redimere il nazismo come vittima dell’antigiudaismo cattolico (a parte il fatto che l’antigiudaismo era cristiano)… Continua a leggere »

Lettera aperta alla signora Rosetta Loy

Alberto Somekh

E‘ in corso di svolgimento a Torino la Rassegna di Cultura Ebraica “Arcastella”. Per Venerdì 4 Ottobre alle ore 16 è in programma, presso il Centro Culturale “L’Espace”, un incontro con Rosetta Loy, autrice qualche anno fa de “La Parola Ebreo”. Nel libretto autobiografico, la scrittrice ripercorre le sue vicissitudini giovanili di figlia della borghesia cattolica a Roma in tempo di guerra a contatto con compagne ebree fino al momento della deportazione. Tesi di fondo del volume è che la responsabilità del “silenzio” della Chiesa sullo sterminio degli Ebrei ricade essenzialmente sulla figura di Pio XII e sul suo personale filo-germanismo che avrebbe totalmente condizionato gli ambienti ecclesiastici.

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