Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

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Ebrei sempre nel mirino

Fiamma Nirenstein

Fra i 26 stranieri innocenti trucidati a Mumbai, otto, anche se i numeri sono ancora tutti da verificare, sono ebrei. Se fossero israeliani o meno non importava niente ai terroristi che avevano messo la casa dei Chabad «Nariman House» fra gli obiettivi. I macellai avevano due scopi generici: uccidere gli occidentali, specialmente americani e inglesi, i nemici imperialisti dell’islam; uccidere i cittadini dell’India, Paese traditore asservito all’imperialismo. E poi, un obiettivo specifico, uno solo: uccidere gli ebrei. Fra dieci obiettivi di massa come la stazione, due ospedali, svariati centri cittadini, i grandi hotel Oberoi e Taj ce n’era uno, invece, apparentemente insignificante, la casa ebraica dei Chabad, un centro guidato da un rabbino ventisettenne con una moglie di 26 anni e un bambino di 2.

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La presenza femminile nelle feste autunnali

David Gianfranco Di Segni

Che ruolo hanno le donne nelle feste ebraiche d’autunno, Rosh Hashanà, Kippur e Sukkot? La domanda è giustificata se si confrontano queste feste con altre del calendario ebraico, in cui la componente femminile è ben evidente. Così è per Purim, una festa di istituzione rabbinica incentrata sulla figura della regina Ester. Anche nell’episodio commemorato dalla festa di Chanukkà le donne hanno un’importanza rilevante, grazie a donne esemplari come Yudith e Channà, dai cui atti coraggiosi partì la rivolta contro i Greci. E così Tu BeAv (il 15 di Av), il giorno dei fidanzamenti, in cui le ragazze svolgono un ruolo dominante.

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Scegliere di avere figli ebrei

Riccardo Di Segni – Rabbino capo di Roma

Nell’ora di Ne’ilà 5769 – 9 0ttobre 2008

Questo momento è decisamente speciale. Le nostre Sinagoghe sono già piene, al termine di una lunga giornata di preghiera, e ancora di più si riempiranno nei prossimi minuti. La preghiera di Ne’ilà va inziata poco prima del tramonto, quando il sole all’orizzonte sfiora la cima degli alberi. Corrisponde al momento in cui venivano chiuse le porte del Beth haMiqdash, in concomitanza simbolica con il momento in cui in cielo si chiudono le porte. Aldilà di queste porte, in questi momenti, viene firmato il decreto che ci riguarda. Per questo motivo, in tutta la preghiera diremo chotmènu, “fìrmaci”, a differenza di come abbiamo fatto finora, con l’espressione kotvènu, “iscrivici” nel libro della vita. Come spiegava R. Moshe Soloveitchik, “il tramonto di questa sera non è un tramonto qualsiasi, è un tramonto che porta la cancellazione di tutte colpe”. Ma in che senso?

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Donna e sposa

Anna Colombo

Ieri sera a Milano grande festa: si inaugurava il rinnovato mikve di via Guastalla dopo lunga e sofferta ristrutturazione. Erano presenti centinaia di donne per una festa tutta al femminile che ha visto diversi e qualificati interventi con intermezzi di canto e musica. In esclusiva per Kolot siamo riusciti ad ottenere il testo dell’intervento della rebbetzin Anna Arbib Colombo.

Questa sera è Rosh Chodesh Hadar, il capo mese di Hadar in cui cade Purìm e i nostri Maestri hanno insegnato che: Mishenichnàs Hadàr Marbìm Besimchà, da quando inizia il mese di Hadàr si deve aumentare la gioia. Ho quindi pensato di tenere una breve lezione proprio sulla Simkhà, e in particolare sul rapporto che vi è tra la gioia di Purìm e la simkhàt hanissuìn, quella per il matrimonio. Potrebbe sembrare una forzatura ma a mio avviso non lo è. Tutta la storia di Purìm gira attorno a un rapporto matrimoniale. Achashveròsh perde la moglie e sposa Ester, strappata con forza a Mordekhài che secondo la tradizione ne era il marito. E poi Haman, che spinto dal consiglio della moglie prova ad uccidere Mordekhài per poi finire impiccato sulla forca che aveva preparato. Ma il rapporto con Purìm sarà trattato solo alla fine del mio discorso. Per ora, iniziamo un percorso che, attraverso le fonti rabbiniche ci condurrà pian piano al tema della gioia matrimoniale e, diciamolo subito, a quello della famiglia come radice della continuità del popolo ebraico.

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Sull’obbligo delle mizvot

La derashà pronunciata da Debra Barki nel giorno del suo Bat mitzvà. Mazal Tov, Debra!

Nella Torà non si parla da nessuna parte della data Bar Mizvà o Bat Mitzvà cioè, del momento preciso in cui un ragazzo o una ragazza, arriva alla maggiorità religiosa, l’età della piena responsabilità sulle proprie azioni.

Ne parla invece la Ghemarà in Nidà (mem-hei) dove dice che i voti di una ragazza di dodici anni e un giorno sono validi e i voti di un ragazzo di tredici anni e un giorno sono validi. Rashi commenta che fino a quell’età essi sono perciò dei “ketanim”, minori legalmente. La Ghemarà in Yomà (peh-hei) indica inoltre che una ragazza deve iniziare a digiunare per Yom Kippur dall’età di dodici anni e un ragazzo dall’età di tredici. Prima di quel momento è obbligo dei genitori allenarli al digiuno.

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Gli ortodossi e gli struzzi

Un rappresentante dei movimenti riformati non digerisce l’articolo di Shadal

Claudio Canarutto

Passi che Shadal oltre centocinquanta anni fa’, non percepisse le grandi possibilità insite nella Riforma ebraica, che stava muovendo i primissimi suoi timidi passi. Ma volersi nascondere oggi la realtà viva, rappresentata dal 90% del popolo ebraico nel mondo, costituito, per l’appunto da ebrei non ortodossi, in gran parte riformati od anche conservatives o semplicementi laici significa comportarsi come lo struzzo, che nasconde la testa nella sabbia. Continua a leggere »

Prima di Neilà

Riccardo Di Segni

La derashà al Tempio Maggiore di Roma prima della preghiera conclusiva di Yom Kippur

Stiamo per entrare nel momento finale e più solenne di questa lunga giornata di preghiera. Con il sole all’orizzonte e gli alberi che proiettano l’ombra più lunga, inizia la preghiera di Neilà. Molti di noi stavano qui o in altre Sinagoghe già da ieri sera, e di nuovo da questa mattina. Molti altri accorrono in questi momenti e le Sinagoghe si riempiono al massimo. L’affluenza di queste ore ha come unico esempio la tarda mattina del primo giorno di Rosh haShanà. Questo non succede solo a Roma, succede in tutto il mondo ebraico. Almeno in questo non siamo diversi dagli altri ebrei del mondo. In ogni Comunità c’è chi viene al Beth haKeneset tutti i giorni, c’è chi ci viene due-tre volte all’anno, e questa è una di queste volte, e chi non ci viene mai.

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