Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

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L’ultimo rabbino lascia Bagdad

La maggior parte di loro ha paura a incontrarsi per celebrare insieme. A osservare lo Yom Kippur sono solo una decina di ebrei della comunità della capitale. L´unica sinagoga rimasta è stata sprangata con tavole e assi di legno. Molti non escono da casa nel timore di essere rapiti oppure uccisi.

AMIT R. PALEY

BAGDAD – Lunedì scorso, mentre nel giorno sacro del calendario ebraico il sole tramontava su Bagdad, l´ultimo rabbino rimasto nella capitale si accomodava per la sua ultima cena di Yom Kippur in Iraq: una fetta di torta e due bicchieri di latte. Yom Kippur, il giorno ebraico dell´espiazione, ha inizio con il digiuno e si chiude con una festa di celebrazione. Ma, ha ammesso Emad Levy, quest´anno c´era poco da festeggiare. Ormai a osservare lo Yom Kippur sono solo una decina di ebrei della comunità ebraica di Bagdad, nata 2.600 anni fa. La maggior parte di loro ha paura a incontrarsi per celebrare insieme. Continua a leggere »

Lo Shemà

Scialom Bahbout

Lo Shemà rappresenta il fondamento della preghiera quotidiana. Viene infatti recitato al mattino svegliandosi e alla sera coricandosi, oltre ad essere presente nei momenti di preghiera che scandiscono la giornata. Analizziamo il significato e il senso della preghiera. Nella accezione comune esso sta a indicare una richiesta oppure una lode rivolta al Signore. Se però esaminiamo l’etimologia del termine ebraico tefillà (preghiera) esso deriva dalla radice palal, che significa gidicare, da cui pelilim, giudici. Pregare si dice le-it-pallel, una forma riflessiva che può significare appunto sia sottoporsi al Giudizio divino che autogiudicarsi. Continua a leggere »

E Dio si ritira con discrezione

Claude Riveline

Un aspetto notevole della Meghillat Esther è l’assenza totale della menzione di D.io nel testo, che comunque è incluso nel canone biblico. Tutto ivi è affare di politica, d’intrigo, di violenze tra i protagonisti, ed il saluto finale non è attribuito che a Mardocheo, Esther ed ai loro alleati. Continua a leggere »

Shavuòt: Il passaggio dall’inusuale all’usuale

David Piazza

Tra tutte le feste del calendario ebraico, quella di Shavu’òt si distingue per un particolarità: è una festa senza mitzvòt, senza cioè obblighi particolari. Non si celebra, non si accende, non si suona e non si mangia niente di speciale. Questa ricorrenza inoltre, non ha nemmeno un nome particolare dalla Torà che la definisce solo col termine “settimane”, in ebraico appunto Shavu’òt. E di quali “settimane” si parla? Quelle che si contano a partire dalla seconda sera di Pèsach. Questo conteggio, comandato dalla Torà, è legato al manipolo d’orzo che in questo periodo veniva portato al Santuario di Gerusalemme. Ogni giorno, per quarantanove giorni. Continua a leggere »

Neo antisemitismo nell’Italia di oggi

Sergio Minerbi

L’Italia è sempre stata considerata un paese immune da antisemitismo perché le leggi razziali imposte dai fascisti nel 1938 e le conseguenti atrocità dovute alla repubblica di Salò hanno avuto un effetto molto traumatico sugli ebrei. Si sperava che tale fenomeno non avrebbe mai più dovuto accadere dopo la liberazione. Tuttavia l’antisemitismo si è ripresentato benché non esistano oggi leggi razziali, e si è sempre nascosto dietro la politica di Sharon. Le attuali accuse antisemite biasimano tutti gli ebrei per crimini che essi non hanno mai commesso1. Continua a leggere »

Perché il rabbino di Milano lascia e altri pensano di seguirlo

Roma. Da tre settimane gli ebrei milanesi erano a conoscenza delle dimissioni da rabbino capo di Giuseppe Laras, anticipate ieri dal Corriere.

Walker Meghnagi, membro influente (e tradizionalista) della comunità, al Foglio spiega che “Laras si è trovato solo. E’ stato obbligato alle dimissioni, un caso unico all’interno del mondo ebraico, il primo di potere politico che s’intromette in quello religioso. Il presidente della comunità, Roberto Jarach, non doveva permetterlo. E’ un fallimento della sua politica, che lascia un vuoto oggi incolmabile. Laras è un rabbino che in vent’anni ha fatto superare tutte le divergenze, che oggi riemergono fortemente”. Continua a leggere »

Antisionismo e antisemitismo

Il CDEC francese riesce a vedere anche l’antisemitismo arabo

L’antisionismo, così radicato nel mondo arabo e anche in Europa, non può non aver a che fare con l’antisemitismo perché va a negare il processo di liberazione di un popolo. L’accusa, corrente nel mondo arabo, di essere un popolo “creato da Hitler”. L’accusa, corrente in Europa, di comportarsi come nazisti. La ragione di entrambi i popoli, con la differenza che per gli ebrei Israele è l’unica spiaggia. Intervista a Georges Benoussan.

Georges Benoussan, storico, è direttore della Re vue d’Histoire de la Shoah, pubblicazione del Centre de Documentation Juive Contemporaine di Parigi; ha pubblicato: Génocide pour Memoi re, Plon 1989; L’Eredità di Auschwitz, come ri cordare?, Einaudi 2002; Histoire politique du sio nisme, Fayard 2003 (presto in uscita da Einaudi). Continua a leggere »